11/09/2018 Tiziana Barillà

Weber, l’Unione e le larghe intese tra fascisti e democristiani

A metà tra il carnefice e un personaggio di Rowan Atkinson, Jean-Claude Juncker – attuale presidente della Commissione europea – è ormai diventato una star dei social grazie ai video imbarazzanti che lo vedono puntualmente alterato. In queste ore sta preparando il suo penultimo – il suo mandato scade a ottobre 2019 – discorso sullo stato dell’Unione, come ogni settembre. E sarà dura ascoltarlo con il frastuono generato dai preparativi per la sua successione. 

Un altro cristiano-sociale, ma tedesco-bavarese, si è già candidato per succedergli. Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo dal 2013, candidandosi come capolista del Ppe si candida di fatto alla presidenza della Commissione europea. Lo chiamano principio dello Spitzenkandidat: al capolista che vince le elezioni va la guida della Commissione, e quindi dell’esecutivo Ue. Un principio che non è un obbligo istituzionale, dal momento in cui la scelta del presidente rimane una prerogativa dei governi nazionali, e che non piace a tutti – Macron proprio non lo manda giù – ma che ha l’avallo del Parlamento europeo.


«L’Europa è a un punto di svolta. #EuropeanElections2019 deciderà il futuro dell’UE. Oggi riguarda l’auto-affermazione dell’Europa e la difesa dei nostri valori, perché siamo sfidati dall’esterno e dall’interno. Si tratta della sopravvivenza del nostro #EuropeanWayOfLife». E ancora: «Non possiamo andare avanti come siamo ora nell’Unione europea. Contribuirò a riportare l’Europa al popolo e a ristabilire il legame tra i cittadini e l’Unione europea. Voglio lanciare un nuovo capitolo nell’UE». Hashtag: #bettereurope #givepeopleasay. Manfred Weber, 46 anni e aria impeccabile da bavarese moderato, in realtà sta un po’ più a destra dei moderati del suo partito Csu (l’alleato bavarese della Cdu di Merkel). 

E proprio questa sua caratteristica potrebbe risultare una risorsa. Il nome di Weber, prima del suo tweet, è stato preceduto dalla stampa tedesca che lo ha indicato come la risposta alla voglia della cancelliera Angela Merkel di vedere un tedesco alla guida della prossima Commissione. Ma perché proprio lui? Il suo essere un po’ più a destra di un democristiano classico, favorisce l’incontro con la destra e i nazionalisti. E il Ppe, fin qui primo partito d’Europa, adesso sente la minaccia della destra euroscettica. Per forza deve sentirla, stretto com’è nella morsa delle divisioni interne: nel Ppe ci sono partiti come la Cdu tedesca e i Républicains francesi, Forza Italia e il Fidesz di Viktor Orbán. Un ventaglio ampio che comincia a prendere le tinte sempre più più scure dei nazionalpopulisti. 

Tra otto mesi milioni di europei andranno al voto, tra il 23 e il 26 maggio. Il Ppe sa di non poter più contare su maggioranze ferree e intese solide come quelle che gli hanno permesso di restare al timone in questi anni. Se nel 2014, insieme ai socialdemocratici, ha potuto contare su un pieno 53%, stavolta non sarà così. Il Parlamento europeo potrebbe risultare invaso – se non dominato – dai partiti più euroscettici, da quegli “invasati” che oggi possono contare su un supporto logistico, organizzativo e finanziario. The Movement è grande, e Steve Bannon è il suo profeta.

Dopo le vecchie larghe intese tra socialdemocratici e popolari a cui ci siamo abituati a suon di austerità, nuove e ancora più larghe intese si preparano a governare. E potrebbero essere talmente larghe da tenere dentro fascisti e democristiani d’Europa, Popolari europeisti e sovranisti di Orbán, Le Pen e Salvini. Mentre la sinistra appare ancora troppo impegnata a spaccare capelli in quattro. Il buco nero in cui sta precipitando l’Europa non ha fondo, l’Italia sta visionando un’anteprima di cosa succede se il potere finanziario si allea con la destra nazionalista e xenofoba. Privi di opposizione, di questo passo, occorrerà presto correre ai ripari con un Fronte di liberazione. «Se vi spostate su posizioni nazionaliste e scioviniste sperando di arrestare l’avanzata dell’estrema destra, dovete rendervi conto che in questo modo non fate altro che alimentarla», ha avvertito il premier greco Alexis Tsipras rivolgendosi ai Popolari europei. Come dargli torto. 

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