09/10/2018 Davide Serafin

Viaggio al termine del Terzo Valico

Stavano là, in Alta Val Lemme, nella zona tra Voltaggio e Fraconalto. Proprio nello
spicchio di territorio della provincia di Alessandria che s’insinua in quella di Genova.
Un territorio dove si stanno scavando le gallerie del Terzo Valico. Il passaggio alla
finestra della Castagnola (così si chiama uno dei cantieri), lascia sempre la
medesima sensazione, almeno da quando sono cominciati i lavori. È una
sensazione di soffocamento.
Là, vive da generazioni (anzi, occorre dire viveva) una famiglia. Con il cane, la
propria attività (sono artigiani del legno, carpentieri), le case dei nonni. Il cantiere
del Terzo Valico ha invaso la loro abitazione. Ha invaso il giardino, ha invaso la
camera da letto, è entrato nel bagno e sino nei pensieri. Con il rumore, la polvere,
con il sentimento dell’indignazione. Erano rimasti soli a presidiare la montagna.
Gomito a gomito con il cantiere e le centraline dell’Arpa Piemonte. Hanno deciso di
andarsene.
Il cantiere ha vinto. Ha vinto su di loro e sul torrente, imbrigliato in un tubo,
sotterrato da quintali di roccia per la comoda viabilità dei camion, abbarbicati su
questo pezzo di Appennino nervoso e precario.
A pensarci bene, dovrebbe apparire assurdo infilare un cantiere di scavo di una
delle gallerie accessorie proprio in questo punto dell’Appennino. Una contorsione
continua di valli e di incavi, di fossi e di fiumi. Un paesaggio naturale bellissimo e
fragile e incontaminato, almeno fino all’apertura dei fori delle gallerie.
Poco più in basso, verso Voltaggio, dal lato del torrente Lemme sulla strada
provinciale 160, si trova il sito della ex cava Cementir che, dall’inizio dei
conferimenti delle terre da scavo delle gallerie, è in continua trasformazione. Qui
viene stoccata in via definitiva la terra e la roccia da scavo estratta dalla montagna.
Una montagna le cui rocce contengono minerali amiantiferi, le cosiddette rocce
verdi. L’accumulo ha ormai raggiunto un’altezza ragguardevole. La Cementir,
impresa di Arquata Scrivia che produce cemento e affini, concluse l’attività
estrattiva nel 2001. L’area (denominata ora sito DP04), naturalizzata come
prescriveva la legge, era stata classificata dal piano regolatore del comune di
Voltaggio come zona agricola. La successiva approvazione del progetto Terzo
Valico da parte del CIPE ne fece scattare la salvaguardia e rimasero congelate le
destinazioni fino a quel momento previste dallo strumento urbanistico.
È su questo terreno che è parsa quanto mai debole e aggirabile la normativa
italiana sul conferimento di terre e rocce da scavo. Un terreno che dovrebbe
reggere 1,3 milioni di metri cubi di roccia estratta. Una montagna di scarti e detriti
stoccata sopra il torrente Lemme e la strada provinciale.
Nella ex cava, già territorio del Parco delle Capanne di Marcarolo, in diverse
occasioni nel corso del 2016 furono conferiti rifiuti rocciosi contenenti benzene, un
idrocarburo aromatico, sostanza classificata da ECHA (l’agenzia europea delle
sostanze chimiche) come cancerogena e mutagena. In generale, i campioni
verificati superavano i limiti anche per il parametro ‘Idrocarburi C>12’. Lo
testimoniano le analisi che Arpa Piemonte ha condotto fra Aprile 2016 e Luglio 2016, ritrovando benzene in concentrazioni superiori ai limiti prescritti dal Testo
Unico Ambientale per quanto concerne i terreni agricoli (che sono elencati nella
tabella 1/A dell’Allegato V parte IV del D. Lgs. 152/2006). Le concentrazioni soglia
di contaminazione nel suolo non possono superare per il benzene 0,1 mg/kg nel
caso di terreni a destinazione agricola e 2 mg/kg nel caso di terreni a destinazione
industriale. Le conclusioni di Arpa sono presto dette: “è rilevabile una criticità per
presenza di benzene e idrocarburi C>12”, si legge in uno dei rapporti.
Perché è stato possibile interrare benzene oltre i limiti di soglia nella ex cava
Cementir? Quale è la provenienza del benzene? Naturale? Antropica? Sono
presenti in loco sabbie bituminose? Domande a cui difficilmente troveremo risposta.
Se i limiti di concentrazione variano in base alla destinazione d’uso del sito, come
indicato dalla legge, e lo strumento urbanistico del comune di Voltaggio prevede
che l’area sia indirizzata a scopi agricoli, come è possibile che il General Contractor
(Cociv) abbia potuto superare i limiti di soglia senza conseguenza alcuna?
Tutti i siti di stoccaggio delle terre e rocce da scavo individuati nel ‘Piano di
Reperimento dei materiali litoidi’ sono siti che sono stati sfruttati come cave. E qui
entra in gioco la normativa regionale del Piemonte, di recente oggetto di una
novella. Una sorprendentemente valida pezza di appoggio al General Contractor.
La nuova legge regionale sulle cave (la n. 23/2016), istituendo il Piano Regionale
delle Attività Estrattive (PRAE), rende questo strumento sovraordinato rispetto agli
strumenti urbanistici dei comuni. Le previsioni del PRAE, infatti, «sostituiscono
automaticamente le eventuali diverse previsioni contenute negli strumenti
urbanistici» (art. 7 comma 2). Un terreno avviato a cava automaticamente cambia
destinazione urbanistica e diventa a carattere industriale. Questo semplice
dispositivo ha permesso al Cociv di rivendicare l’applicazione dei limiti di
concentrazione di cui all’Allegato V parte IV tabella 1, colonna B. Che per il
benzene, come scritto, sono venti volte più elevati.
Poco importa che l’attività estrattiva in cava ex Cementir si sia conclusa nel 2001. I
vostri occhi difficilmente intenderebbero quel terreno come industriale, tanto più se –
nello stesso progetto del Terzo Valico – la medesima ‘ex cava Cementir’ diventa sito
destinato alla riqualificazione ambientale. Quanti e quali altri contaminanti, sfuggiti
ai pur attenti controlli di Arpa, sono stesi sotto la coltre di roccia e detriti del Terzo
Valico? La legge – specie quella ambientale – a volte appare troppo deformabile al
cospetto del potere. Un potere che può trovare scappatoie per trattare materiale di
scarto, pericoloso per la salute umana, senza le necessarie precauzioni. E porre in
essere le condizioni per inquinare irrimediabilmente la terra, l’acqua, senza
conseguenza alcuna.

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