08/07/2018 Giuseppe Vergara

Trieste e la lotta multietnica al fascismo. Primavera di sangue, l’autorecensione di Giuseppe Vergara

La questione del confine orientale, durante la seconda guerra mondiale e negli anni a seguire, è da tempo materia controversa e ampiamente dibattuta. Narrazioni tossiche e inquinanti hanno più volte stravolto le complesse vicende di quegli anni strumentalizzandole politicamente e restituendo, in questo modo, versioni parziali e distorte di quel che accadde a Trieste, in Friuli, in Slovenia e in Istria nella prima metà del ventesimo secolo. Si è voluto esclusivamente focalizzare il nodo della questione su quanto avvenne subito dopo la liberazione riducendo il tutto ai fenomeni legati alla tragedia delle foibe e dell’esodo istriano e il più delle volte fornendo un quadro storico distorto sia in termini di numeri che di contenuti. La complessa vicenda del confine orientale inizia, in realtà, ben prima della fine del conflitto e la rimozione storica in atto nel nostro paese tende a cancellare quali siano state le responsabilità italiane dalla fine della prima guerra mondiale in poi.

Il mito degli “italiani brava gente”, anche quando sono stati un popolo invasore, sopravvive e non lascia spazio ai crimini commessi dalle autorità italiane: stragi, deportazioni e internamenti in campi di prigionia. Su tutto questo e sulle politiche fasciste di italianizzazione forzata e di repressione delle popolazioni di lingua slava persiste un silenzio che non aiuta a far capire il fenomeno nel suo complesso. Far luce, in maniera obiettiva, su quanto sia realmente accaduto in quegli anni è un’operazione difficile ma è qualcosa che in ogni caso deve essere perlomeno tentato. Indispensabile in questo senso è il lavoro di una seria ricerca storiografica e la pubblicazione dei risultati ottenuti. Il rischio però è quello di raggiungere solo gli addetti ai lavori. Un aiuto lo può dare il romanzo storico che, se anche contaminato da elementi di fiction, è in grado di dare nuova luce a tutti quegli episodi rimasti oscuri per tanti anni.

Ed è in quest’ottica che ho scritto Primavera di sangue, un romanzo storico o meglio un romanzo storicamente coerente che fornisce un quadro sugli avvenimenti legati alla primavera del 1944 a Trieste e sul Carso sloveno fino ad arrivare in Istria. Un romanzo dalla narrazione corale che attraverso i suoi personaggi vuol far ricordare (o conoscere) quali siano stati i crimini nazifascisti compiuti in quel tragico aprile del 1944. A Trieste furono giustiziati, nel giro di venti giorni, 122 civili e a Lipa, un piccolo paese a cinquanta chilometri di distanza che ora si trova in Croazia, in prossimità del confine con la Slovenia, ne furono barbaramente uccisi 269, di cui quasi cento erano bambini. È una delle tre rappresaglie, della seconda guerra mondiale, che ha completamente bruciato e distrutto un paese e i suoi abitanti (gli altri due sono il francese Oradour-sur-Glane e il ceco Lidice) eppure rimane un episodio assolutamente sconosciuto. 

Primavera di sangue è un romanzo che ci fa intuire quanto fosse multietnica la lotta al fascismo e all’occupazione tedesca coinvolgendo combattenti italiani, sloveni, croati ma anche russi e perfino tedeschi. Ci porta dentro all’azione facendoci rivivere i momenti degli attentati dinamitardi, compiuti da due partigiani azeri, personaggi del romanzo ma ispirati a combattenti che operarono realmente a Trieste e dintorni in quell’anno. Un libro che non dimentica come le vicende storiche, inevitabilmente, si intrecciano con la vita di tutti i giorni e quanto possano essere importanti le “questioni private” vissute all’interno di un conflitto. È un tentativo di raccontare la Storia attraverso una storia, un tassello di un mosaico ben più ampio che ha il compito di far chiarezza e di onorare la memoria dei tanti civili che versarono il loro sangue innocente e che, oggi come allora, sono sempre le vittime principali di ogni conflitto.

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