11/06/2018 Tiziana Barillà

Il Sud d’Italia non chiude né porte né porti. Ma Acquarius sbarcherà in Spagna

Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che darà il via libera allo sbarco della nave Aquarius al porto di Valencia, in Spagna, a riportarlo il sito del quotidiano El Pais.«Grazie sindaco. Anche Barcellona è pronta per salvare vite. Gli stati europei devono organizzarsi per accogliere o altrimenti sarà tutta l’Europa a naufragare», aveva twittato ieri la sindaca Ada Colau a Luigi de Magistris, chiamando all’attenzione il neo governo di Pedro Sanchez. Chiamata ascoltata. In Italia, comunque, diversi sindaci italiani si sono detti disponibili ad aprire i porti a chi accoglie. Tutti del Sud. 

 

«Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia». Con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Salvini, d’intesa con quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha motivato la decisione di chiudere i porti italiani agli sbarchi. Uno della Lega, l’altro del M5s, l’altro ancora espressione dell’“area tecnici”. Insomma, l’intero governo ha preso posizione sulla chiusura dei porti. E si tratta di una misura senza precedenti.

Da ieri notte, intanto, le 629 persone soccorse dalla nave Aquarius, restano in balìa del Mediterraneo. Su quella nave ci sono 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Ciononostante, se Malta non aprirà i suoi porti – fa sapere il governo italiano – nemmeno l’Italia lo farà. Un braccio di ferro sulla vita degli altri.

 

Il primo a prendere posizione è il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: «Napoli è pronta, senza soldi, a salvare vite umane. Se un ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte, bambini, anziani, esseri umani, il porto di Napoli è pronto ad accoglierli». Lo hanno seguito subito dopo i sindaci Leoluca Orlando di Palermo, Giuseppe Falcomatà di Reggio Calabria, Renato Accorinti a Messina (che però da stamattina non è più il sindaco della sua città) e il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Proprio a Reggio, tra l’altro, l’aria si è fatta pesantissima dopo che all’ultimo sbarco nel porto della città sono seguiti interrogatori (il capitano della Sea Watch è stato interrogato per quattro ore) e i giornalisti sono stati costretti a consegnare i video girati a bordo alla polizia.

 

«Palermo, la città che a partire dal proprio nome è “tutta un porto”, è stata e sarà sempre pronta ad accogliere le navi, civili o militari che siano, impegnate nel salvataggio di vite umane nel Mediterraneo», ha twittato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. «Quelle navi e quegli uomini che rispettano la legge del mare e la legge internazionale, sottraendo alla morte uomini, donne e bambini che alcuni vorrebbero consegnare nelle mani della criminalità internazionale. A violare la legge internazionale, quella che impone come priorità assoluta il salvataggio delle vite umane, è il Ministro dell’Interno italiano che, qualora ce ne fosse stato bisogno, ha dato ulteriore dimostrazione della natura culturale dell’estrema destra leghista».

«Di fronte a uomini, donne e bimbi che hanno bisogno di essere curati, la strategia non può essere quella di chiudere i porti senza un criterio», scrive da Reggio Calabria, il sindaco Giuseppe Falcomatà. «Lo diciamo chiaramente: anche oggi Reggio Calabria si rende disponibile ad accogliere chi salva vite umane in mezzo al mare. Così come in passato abbiamo dato degna sepoltura a 45 disperati migranti morti nel Mediterraneo.
Il nostro cuore è grande, più grande di chi vuole speculare senza un briciolo di umanità. Noi restiamo umani».

«Taranto è pronta ad abbracciare ogni vita in pericolo, senza se e senza ma. In questi casi bisogna distinguere il giudizio politico dalle questioni tecniche», scrive in una nota il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. «Come è noto secondo queste ultime, dopo la riforma del sistema portuale del ’94, i sindaci non hanno più alcuna competenza diretta sulla gestione di banchine e operatività degli scali. Motivo per cui attendiamo di comprendere quali provvedimenti il governo trasmetterà alle Authority italiane sulla materia delle immigrazioni. D’altronde in mare vigono leggi e consuetudini internazionali che non si possono cancellare con una semplice circolare. Nel merito politico invece per me – sostiene il sindaco di Taranto – stiamo parlando di vite umane che hanno sempre la priorità su accorgimenti politici e normativi. La nostra – conclude Melucci – è da sempre terra di accoglienza, non so davvero come si possano respingere 629 vite umane».

«L’esordio del ministro Matteo Salvini nella gestione dell’accoglienza migranti ci lascia esterefatti, sia nella dimensione umanitaria negata, che nella conoscenza delle leggi del mare», ha fatto giusto in tempo a scrivere Renato Accorinti che da stamattina, però, non è più il sindaco di Messina.: «A dispetto del diktat del ministro Salvini, l’amministrazione Accorinti dichiara la sua disponibilità immediata perché la nave “Aquarius” possa attraccare presso il porto cittadino».

Anche il neoeletto sindaco – con oltre il 70% dei voti – di Trapani, Giacomo Tranchida, ha offerto il porto della propria città: «Siamo disponibili ad accogliere la nave Aquarius e ci rendiamo disponibili a fronteggiare qualsiasi emergenza futura che riguarda migranti e soccorsi in mare», ha detto all’Agi. Mentre il penta stellato sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, ha scritto su Facebook: «Livorno pronta ad accogliere la nave», ma ha poi rimosso il post «per non creare problemi al governo», ha poi ammesso. «Quella è la mia personale posizione».

«Aprite le porte, li accogliamo noi a Riace». Un altro sindaco è intervenuto sulla questione, quello di Riace, Mimmo Lucano. «Di cosa hanno paura? Si impressionano per 600 persone?», ci ha detto stamattina Lucano. «Le case a Riace ce le abbiamo, e gliele diamo subito. Siamo pronti ad accogliere tutti i minori e le donne incinte che si trovano sulla Acquarius. Così vi solleviamo da questa paura che avete».

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