09/05/2019 Tiziana Barillà

Uno speciale per le Europee 2019. Giusto per sapere cosa voterete…

Chi succederà a Jean-Claude Juncker? Tra il 23 e il 26 maggio 2019, circa 400 milioni di europee ed europei andranno sì alle urne per ridisegnare il Parlamento europeo, ma decideranno anche il nome del prossimo presidente della Commissione europea. Perché con la procedura dei candidati principali – gli spitzenkandidat – inaugurata alle Europee del 2014, il futuro presidente sarà scelto tra i capolista indicati prima del voto. In Italia seggi aperti il 26 maggio e, ahimè, molti dei nomi sulle schede più o meno sconosciuti. Per non parlare dei collegamenti tra le liste italiane e i gruppi/capi europei, un mistero.

E allora, con questo speciale del Salto, proveremo a darvi una mano nel farvi un’idea su cosa succede in Europa. In quell’Europa – come sottolinea giustamente Anna Lodeserto nel suo #saltodisenso – di cui siamo parte piena. 

Dal 12 maggio, ogni giorno, faremo quattro domande ad alcuni dei candidati che aspirano a occupare un seggio a Strasburgo. Per la scelta, puntiamo sull’onesta intellettuale e non sulla fantomatica imparzialità, cercando di fare una panoramica del più ampio raggio possibile “a sinistra”: da quella tout-court che fa riferimento al Gue/Ngl, a quella ecologista dei Verdi europei, fino a quella “parziale” rappresentata da +Europa. Parziale, perché se sui diritti umani la lista (che tiene dentro Italia in comune) può dirsi di sinistra, sui temi economici vira a un liberalismo che la allontana. Nota a margine per chi, in Italia, è rimasto fuori da questa tornata elettorale. Il progetto che faceva capo al sindaco di Napoli Luigi de Magistris e Potere al popolo rimarranno fuori da questa competizione. In sintesi, non li troverete sulle schede elettorali.

Intanto, prima di dare voce a candidate e candidati non solo in Italia ma anche nelle liste degli altri Stati membri (siamo o no europei?), proviamo a vedere chi si candida alla guida della Commissione, cercando una risposta alla domanda iniziale: Chi succederà a Jean-Claude Juncker?

Ci sono i candidati dei tradizionali partiti europei e, poi, c’è un “outsider”. L’estrema destra, meglio nota come “sovranista”, non ha ancora un capolista. Ciononostante la terremo in considerazione, visto che il lavorìo non si è affatto fermato, anzi. Abbiate pazienza, quindi, se cominciamo proprio da loro. Scegliendo di dare noi un volto e un nome: quello di Steve Bannon. A seguire, l’ordine di presentazione andrà da destra verso sinistra.

LA DESTRA, SEMPRE PIÙ A DESTRA

 

Steve Bannon l’outsider | The Movement 

Ripetiamo, il suo nome e quello della sua fondazione non li troverete né sulle schede elettorali italiane né in qualunque altra. Ma scegliamo comunque di parlarvene – ne siamo ossessionati a ragion veduta – perché il movimento si dà un gran da fare e vede in Italia un grande terreno di agibilità. Rinomato misogino, xenofobo, islamofobo – e pertanto assai apprezzato dal Ku Klux Klan – l’ex consigliere di Donald Trump si è ritagliato oggi il ruolo di ideologo in pensione che ultimamente si aggira per l’Europa. L’ambizione è quella di fornire soldi e supporto logistico a quel capolavoro di contraddizione che possiamo chiamare “internazionale dei nazionalisti”. La fondazione The Movement ha il suo quartier generale a Bruxelles e punta a funzionare come un «supergruppo» all’interno del Parlamento europeo.

Alleanza europea delle Nazioni e delle Libertà | gruppo Eapn
La sostenete votando Lega Nord.

Sarà indubbiamente il cortile di casa di Steve Bannon (ma anche di Putin, a tal proposito vi suggeriamo “Il libro nega della Lega” di Giovanni Tizian e Stefano Vergine). L’annuncio della nuova Alleanza è stato fatto a Milano lo scorso 8 aprile, dalla poco rassicurante voce di Jorg Meuthen, portavoce federale dell’Afd (l’estrema destra tedesca). Si tratta della nuova versione dell’Europa delle Nazioni e della Libertà (Enf) che riunisce le forze sovraniste che vogliono riformare l’Unione europea, dando più potere agli Stati nazionali. Ne fanno parte otto delegazioni di otto Stati membri, tra cui il perno Rassemblement national (RN) di Marine Le Pen, il Partito per la Libertà anti-immigrazione guidato in Olanda da Geert Wilders, il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ – Freiheitliche Partei Österreichs), la Lega di Matteo Salvini (candidato per tutte le circoscrizioni). In arrivo anche gli spagnoli di VOX.

Jan Zahradil per l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti | gruppo ECR
Lo scegliete votando Fratelli D’Italia 

È un vecchio politico ceco, prima deputato della Cecoslovacchia, oggi perno del Partito civico democratico (Ods). Presenzia i seggi del Parlamento europeo sin dal 2004, quando la Repubblica Ceca è entrata nell’Ue. Oppositore di quella che definisce “ideologia verde”, sogna un’Unione multi-valuta, più poteri per i parlamenti nazionali e maggiore libero scambio.

Europa della Libertà e della Democrazia diretta  | gruppo Efdd
Qui risiede il Movimento 5 stelle.

Euroscettico e di destra, attualmente conta delegazioni da  8 partiti da 7 Stati membri. Racchiude il Movimento 5 stelle – che a fasi alterne minaccia di abbandonarlo -, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage, e fino a questa legislatura teneva dentro anche i tedeschi dell’AfD, adesso con un piede nel nuovo gruppo.

LE POSSIBILI LARGHE INTESE

 

Manfred Weber per il Partito popolare europeo | gruppo: EPP
Lo scegliete votando Forza Italia.

L’ingegnere bavarese ha 46 anni ed è un punto di riferimento per ogni moderato di Bruxelles. La sua carriera è costellata di medaglie “più giovane”: il più giovane deputato bavarese mai eletto a 29 anni; il più giovane leader del Ppe, nel 2014; il più giovane capogruppo del Parlamento europeo dell’epoca. Ha posizioni durissime in tema di migrazioni e, al contempo, punta a fare da argine contro i populisti europei anti-immigrati. Si candida a governare Bruxelles con la benedizione di Angela Merkel, ma ha anche lui una gatta da pelare: Viktor Orban che, nonostante sia tra i politici più di destra del pianeta, continua a star dentro i popolari europei. 

Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali in Europa | gruppo Alde
Lo scegliete votando +Europa 

Tanto per renderci più facile il lavoro (si scherza) il gruppo Alde ha annunciato sette candidati alla presidenza. Per comodità, vi raccontiamo del loro leader, il belga Guy Verhofstadt balzato alle nostre cronache qualche settimana fa per aver dato del «burattino di Salvini» all’attuale premier italiano Conte. Hanno pochissime speranze di vincere, ma i liberali saranno con ogni probabilità l’ago della bilancia nel gioco delle alleanze di governo post-elettorali. Tanto più dopo aver preso con sé Emmanuel Macron che rafforzerà il gruppo.

Frans Timmermans per il Partito dei socialisti europei | gruppo S&D
Lo sceglierete votando Il Partito democratico.

Franciscus Cornelis Gerardus Maria Timmermans – per comodità, Frans – è stato ministro degli Esteri d’Olanda e prova a prendere il posto di Juncker dopo essere stato il suo vice alla Commissione europea. 

Classe 1961, una laurea in Lingua e letteratura francese, dal 2007 è parlamentare con i laburisti. Sostenitore dell’Europa su «un unico binario ma a diverse velocità», si candida a fare la stampella (nuero due, probabilmente) nel tentativo delle classiche larghe intese Ppe-Pse, Victor Orban permettendo. 

A SINISTRA

 

Ska Keller e Bas Eickhout  per il Partito dei verdi europei | gruppo Verdi/EFA
Li scegliete votando Europa Verde

La tedesca Franziska “Ska” Keller, in coppia con l’olandese Bas Eickhout, è la scelta dei verdi europei, praticamente l’unica donna tra i protagonisti in corsa. Ha 37 anni, è parlamentare europea dal 2009 ed è già stata candidata alla presidenza nel 2014. Convinta antifascista, non perde occasione per denunciare «l’attacco dei partiti di estrema destra che vogliono tornare al nazionalismo e frenare le libertà civili e la democrazia». Oltre ovviamente a sostenere un’Europa più «ecologica, sociale e democratica».

Violeta Tomič e Nico Cué per il Partito della sinistra europea | gruppo GUE/NGL
Li scegliete votando La Sinistra

Anche il Partito della sinistra europea ha presentato una coppia di candidati: la deputata slovena del partito Levica, Violeta Tomič, e il sindacalista Nico Cué, «uno dei più importanti sindacalisti in Belgio e in Europa», ha garantito Gysi. La sinistra radicale vede tra i punti di forza del suo programma la ridistribuzione della ricchezza e l’azione per il clima.

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