15/05/2018 Tiziana Barillà

Trionfo dell’ambiguità. In Spagna avanza Ciudadanos, i 5 stelle spagnoli

Il titolo è pretenzioso e provocatorio. Ma dopo anni di improbabili paragoni tra il Movimento di Grillo e Casaleggio e il partito guidato da Pablo Iglesias, la tentazione è assai forte. Quante volte abbiamo letto dei “grillini spagnoli” di Podemos? Moltissime. Più d’un ricercatore è chiuso in accademia per studiarne i nessi, le similitudini e le differenze. Se si toglie l’effetto sorpresa però, c’è ben poco da assimilare tra Podemos e i 5 stelle, difficilmente il partito di Pablo Iglesias si sarebbe chiuso al Pirellone a concordare un governo con gli xenofobi della Lega di Matteo Salvini. Leggi Mariano Rajoy. Mentre Luigi Di Maio – stando alle sue stesse parole – lo avrebbe fatto e anche volentieri. E Ciudadanos? Loro attaccano tutti – con una predilezione per i corrotti socialisti – e sono disposti al dialogo con tutti. Come – ora possiamo dirlo – i 5 stelle.

Ciudadanos

Catalani ma contrari all’indipendenza. Di centrosinistra ma fanno l’occhiolino all’elettorato di Rajoy. Qualcuno li chiama “Podemos di destra”, qualcun altro si arrabbia per una simile definizione e preferisce l’espressione “cugini borghesi di Podemos”. La “marea arancione” – come la chiamano i media – si dice né di destra né di sinistra, e così tiene dentro diverse anime dell’elettorato spagnolo. Quello in fuga dai popolari e anche quello in fuga dai socialisti.

Il partito di Albert Rivera si candida a raccogliere il malcontento spagnolo e i cocci della debacle dei partiti tradizionali. Potrebbero essere proprio loro, quindi, ad approfittare della fine del bipartitismo della democrazia spagnola – spezzato con l’arrivo di Podemos. Si tratta di un record per il giovane partito, in testa per il quinto mese consecutivo. Se si votasse oggi, otterrebbe 110 seggi al Congresso, perciò in grado di formare un governo. E pensare che Rivera (e il suo elettorato) non chiedono le elezioni anticipate.

Liberale e progressista, di centrosinistra, Ciudadanos è in verità il volto giovane del vecchio centro. «La nostra ideologia dice che siamo un partito costituzionalista, democratico e progressista. Gli spagnoli, nell’ultima indagine pubblicata, tra 1 e 10, ci collocano nell’esatto 5, nella centralità politica. Da lì, quelli a sinistra ci posizionano a destra e quelli a destra sono a sinistra. Il che significa che siamo un gran partito di centro». Parola di Albert Rivera, intervistato da El Mundo. In quella stessa intervista, poi, il giornalista chiedeva espressamente al presidente di Ciudadanos delle “malelingue” sostengono che dietro l’ascesa di Ciudadanos ci siano molti gruppi economici internazionali, che scommettono su loro per indebolire Podemos. Lui, ovviamente, smentisce.

L’avvocato catalano Albert Rivera, nel 2006 ha lasciato il suo lavoro alla Cassa di risparmio di Barcellona per darsi alla politica. «Albert Rivera è la nemesi di Pablo Iglesias, la kryptonite che può indebolirlo, il successore eletto dal “regime” per compiere una nuova transizione senza i cambiamenti reali che apporterebbe Podemos», scriveva Javier Gallego su El Diario tre anni fa. Una profezia che si è praticamente avverata.

Il vecchio (vestito di nuovo) che avanza

Nato nel 2005, prima in Catalogna e poi in tutta la Spagna, oggi Ciudadanos – stando ai sondaggi di Metroscopia per el Pais– sarebbe il primo partito con il 29,1% dei voti. Seguito da Unidos Podemos, dieci punti indietro con il 19,8%. Fine della corsa, invece, per i vecchi partiti. Così come abbiamo visto in Italia il 4 marzo – con il crollo di Forza Italia e Partito democratico – anche in Spagna i “vecchi partiti” sono in caduta libera. I due partiti che hanno governato la Spagna dal 1982, insieme non fanno nemmeno il 40%: Il Ppe di Mariano Rajoy – travolto da interminabili scandali – starebbe al 19,5%, un pelo già del Psoe di Pedro Sanchez (19%). Numeri mai registrati prima. La coalizione di Pablo Iglesias e Alberto Garzon (Izquierda Unida), invece, è in ascesa ma resta sotto il 21,1% del 2016. Se Ciudadanos fa “l’asso pigliatutto”, infatti, così non è anche a sinistra. Solo il 3& dei voti persi dai socialisti andrebbe a Podemos, mentre il resto si divide tra Ciudadanos e astensionismo, che dovrebbe attestarsi intorno al 35%.

E Unidos Podemos?

«Il bipartitismo sta per essere relegato al passato e il futuro ci presenta due alternative: la Spagna del si salvi chi può e della precarietà di Ciudadanos o la Spagna che cura le persone e costruisce sicurezza e diritti di Unidos Podemos», ha postato Pablo Echenique, responsabile dell’organizzazione e del programma di Podemos.

La strada per il bivio potrebbe farsi ancora più corta. Tutta la sinistra chiede a gran voce la mozione di sfiducia contro Mariano Rajoy. E, quindi, elezioni anticipate. Ciudadanos, a riguardo, è spaccata. Mariano Rajoy di mollare non ci pensa nemmeno.

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