18/05/2019 Gabriele Vilardi

Scegliamo un’ Europa libera: quattro domande a Daniela Poggio

«L’ Europa deve partire dalle speranze e bisogni delle persone»
Daniela Poggio: manager, autrice ma soprattutto mamma di due bambini.
E’ tra le 150 donne più digitali e innovative da seguire nel nostro Paese, le cosiddette “Unstoppable Women” secondo Startup Italia! e da oltre dieci anni guida la comunicazione di aziende multinazionali.
Contraria al Ddl Pillon, crede fortemente in una Europa che pratichi la parità di genere per rafforzare il ruolo delle donne nella società, a partire dal pay gap o  divario salariale tra un uomo e una donna.
1) Hai deciso di candidarti con + Europa, un partito che ha dentro di sé posizioni avanzate sul piano dei diritti assieme a una visione economica liberale non dissimile a quella della famigerata Spending Review.
Condividi appieno queste posizioni?
Riportiamo il discorso su un piano più vicino e pensiamo al bilancio della nostra famiglia. Potremmo permetterci di spendere sempre più di quello che guadagniamo? Come donne soprattutto dobbiamo crescere nella educazione finanziaria perché è la strada per la emancipazione. Su un piano più alto bisogna rimettere l’Italia su un percorso di riduzione del debito pubblico, e di ritrovata credibilità sui mercati finanziari. L’immediato effetto di un annuncio credibile di ritrovata responsabilità fiscale porterebbe a un drastico calo degli interessi sul debito. Al contrario, da quando è in carica questo Governo, il loro aumento ci costa tra i 5 e i 9 miliardi di euro. Secondo stime fornite dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, una riduzione di 100 punti dello spread (differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani e tedeschi) consentirebbe di risparmiare circa 30 miliardi fino al 2021. Se lo spread scendesse di 150 punti le risorse sarebbero ovviamente maggiori. Ad ogni modo, il solo incremento di credibilità porterebbe a risparmiare oltre 10 miliardi l’anno di interessi sul debito.
2) A 7 anni hai definito Acqui Terme, la tua città Natale, un luogo “dove il mondo non riesce ad arrivare perché manca l’autostrada”. Quanto è importante – ancora oggi- la mobilità?

È fondamentale perché consente di avvicinare le persone e di far viaggiare le merci. Oggi tuttavia la sfida della mobilità è la sostenibilità. In città dobbiamo puntare sul trasporto pubblico e le possibilità offerte dai vari car/bike/scooter sharing che offrono anche soluzioni elettriche. In a livello europeo dobbiamo completare l’alta velocità anche per ridurre le tratte aeree a breve percorrenza e inquinare di meno. Ecco ad esempio perché non dobbiamo avere tentennamenti sulla TAV.

3) Secondo te qual é la sfida comune per le cittadini e i cittadine europei?

Non ho dubbi. La partecipazione al progetto. L’Europa deve ripartire anche dalle speranze e dai bisogni dei suoi cittadini. Che vivano in città o in provincia, in montagna, al mare o in collina: tutti hanno il diritto di credere al sogno europeo. +Europa ad esempio propone la creazione di un unico portale europeo dove attivare e realizzare consultazioni, petizioni, iniziative dei cittadini europei, richieste di accesso agli atti e alle informazioni, dibattiti pubblici indirizzati a tutte le istituzioni europee o con oggetto relativo a tematiche di interesse sovranazionale.

4) In una recente intervista hai dichiarato di aver compreso il senso della seguente affermazione di Simone De Beauvoir:
“Non dimenticate mai che è sufficiente una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne. Questi diritti non sono acquisiti per sempre. Dovete rimanere vigili per tutta la vita”.
Cosa hai capito?
Che i diritti acquisiti non sono per sempre.
Sono una donna fortunata. Ho potuto realizzarmi come donna, come madre e come professionista. E come tante altre donne ho pensato che godere di questi diritti fosse normale. Invece, ovunque si sta affermando il sovranismo, si assiste a una progressiva riduzione dei diritti e delle libertà. Soprattutto delle donne. Divorzio, aborto ad esempio. Anche paventando che le madri possano perdere l’affidamento dei figli quando decidono di denunciare violenza o separarsi (in Italia il disegno di legge Pillon punta proprio a rendere difficile se non impossibile il divorzio). Quando Salvini dice che il 26 maggio è un referendum tra Europa libera o Islam sbaglia. È una scelta tra Europa libera e il califfato sovranista. Il 26 maggio ogni voto dato ai sovranisti è un passo nella direzione di una riduzione dei diritti per le donne.
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