08/08/2018 Corrado Fortuna

La mia Riace

L’anno scorso ero già stato a Riace, c’ero andato perché la Rai insieme a Beppe Fiorello, al produttore Roberto Sessa e al regista Giulio Manfredonia, aveva deciso di fare un film per la prima serata di Rai Uno sul modello di accoglienza e integrazione che Mimmo Lucano, il sindaco della cittadina calabrese, si è inventato con successo una ventina di anni fa. Con incredibile successo verrebbe da dire, visto che mentre in Italia non sapevamo (e in tanti continuano a non sapere) nulla di cosa succede a Riace, nel resto del mondo invece Mimmo era già preso a modello e a esempio in tema di migrazioni e integrazione. Mimmo il mondo ha preso a girarlo e a spiegare quanto è facile, volendolo fare, accogliere e integrare le persone che attraversano migliaia di chilometri per fuggire dalla povertà, dalla fame e dalla guerra. Tanto è stato preso sul serio che nel 2016 la rivista americana Fortune lo mette al quarantesimo posto fra i cinquanta uomini più influenti del pianeta. “Avete il sindaco migliore del mondo” sembravano volerci dire.

In due parole vi racconto cosa succede da quelle parti, visto che il film ormai pronto da mesi non riesce ancora a vedere la luce. Venti anni fa Mimmo, che ancora non era sindaco e a diventarlo nemmeno ci pensava, è testimone di uno sbarco di più duecento profughi sulle spiagge di Riace Marina. Mimmo fa politica da sempre e da sempre fa politica a sinistra: il suo modello è quello di Peppino Impastato che in un sud nemmeno troppo diverso dal suo era riuscito da sinistra a sbeffeggiare i boss di cosa nostra e nella fattispecie un boss sanguinario come Tano Badalamenti che poi lo ha barbaramente ucciso. Da sinistra dicevo, perché Peppino aveva intuito che si doveva contrappore il popolo con le sue ragioni, il popolo degli ultimi, dei contadini siciliani alla logica del profitto che cosa nostra a cento passi da casa sua metteva in piedi in tutto il mondo. Quella logica che altro non era che un’appropriazione indebita del plus valore, si sarebbe detto una volta.

A Riace, Mimmo quando vede i profughi con le loro scarpe rotte, coi bambini in braccio, con le facce provate da un viaggio di cui l’attraversamento del mare è solo l’ultima tappa di un percorso feroce e lunghissimo, capisce immediatamente che è il caso di dare una mano. E per Mimmo, dare una mano è una cosa totalizzante, una cosa che da lì in poi trasformerà tutta la sua vita e, lasciatemelo dire, tutta la vita di Riace e di migliaia di migranti. E sì perché Mimmo u Curdu come lo chiamano dalle sue parti ha l’idea semplicissima di prendere le case degli emigrati riacesi ormai abbandonate da anni e riempirle con i migranti appena giunti sulle sue coste. Da quel momento sono passati venti anni e Riace nel frattempo è riuscita a “regolare” la sua accoglienza in modo sempre più istituzionale. Per questo motivo Beppe Fiorello, decide di raccontare questa storia subito dopo averla conosciuta, perché in effetti questa storia ha dello straordinario.

Mettere in piedi una cosa del genere nella locride, nel bel mezzo del potere ndranghetista che nei migranti vede solo una risorsa da sfruttare sembrava impossibile. E a questo proposito la doppia tragedia successa in questi giorni ai braccianti africani schiavi del caporalato pugliese deve far riflettere. Eppure venti anni dopo Riace è diventata un esempio in tutto il mondo, battendo i razzisti, i mafiosi, e quanti non hanno creduto che siano l’amore e l’accoglienza l’unica via per cambiare questo paese e poi tutto il mondo.

Ho avuto la fortuna, lo scorso anno, di fare parte del cast di questo film bellissimo e ho chiesto a Mimmo di darmi per la durata delle riprese una delle casette, se ce ne fosse stata una libera, destinate ai migranti per vivere dal di dentro questa esperienza così rivoluzionaria. Per tutta la durata delle riprese infatti insieme a Beppe e a Daniela Marra, protagonista femminile del film, abbiamo potuto vivere un’esperienza incredibile abitando in quella realtà invece che in albergo con il resto della troupe. E quella realtà, credetemi è una utopia realizzata. In quella realtà come dice il mio amico Beppe, si sono concretizzate diventando “fatti” le belle parole della sinistra. In quella realtà c’è la vita vera, o almeno la vita come dovrebbe essere. La vita vera, per fare un esempio, è quella che porta alcune settimane fa i bagnanti calabresi di una spiaggia in provincia di Crotone a salvare dalle acque dei naufraghi siriani e a rifocillarli con le loro epiche borse frigo. Proprio a Crotone dove le destre razziste che oggi sono al governo hanno racimolato un mucchio di voti.

Un’utopia realizzata dicevo, e sì, perché a Riace non c’è differenza tra calabresi e non. Si vive tutti insieme e ci si aiuta come da sempre si fa nei piccoli e poveri paesini del sud. Questa esperienza, credetemi, mi ha cambiato la vita per sempre. A Riace non c’è mai paura, si vive con le porte delle case sempre aperte, si collabora tutti insieme alla vita del paese e in venti anni si è riusciti a convincere anche i paesani che all’inizio erano ostili e dubbiosi su quella nuova e strana convivenza. Non c’è nessuno infatti nella cittadina calabrese che non sia d’accordo con Mimmo e le sue politiche. E allora perché in questi giorni si torna a parlare di lui e della sua cittadina? Cos’è che sta mettendo in pericolo questa rivoluzione? Perché al mio arrivo ho trovato Mimmo, Tonino e gli altri insieme ai migranti a fare lo sciopero della fame?

Sono stati tagliati i fondi. Da un anno a Riace non si vede più una lira e anche se nel frattempo tutti hanno continuato a lavorare (e per tutti intendo tutti: dai calabresi ai migranti), nessuno è stato pagato, non ci sono più i soldi per comprare pasta e latte e si è stati anche minacciati di uno sgombero forzato delle case in affido ai migranti (si può sgomberare una città?).

Sono tornato a Riace quest’anno in occasione del Riace in Festival che mi ha invitato per presentare il mio libro. Un festival spettacolare dove ho potuto sentire con le mie orecchie e vedere con i miei occhi non solo persone come la sindaca di Barcellona Ada Colau, o il sindaco di Napoli De Magistris o il segretario nazionale di Magistratura Democratica Riccardo De Vito, raggiungere Mimmo e portare solidarietà ma ho potuto assistere alla meraviglia di un intero popolo che si schierava accanto al suo sindaco, che lo difendeva in ogni suo passo e che si è commosso ascoltando le sue parole.

Un anno dopo ho visto l’effetto del “cambiamento” di cui tanto si è parlato durante la campagna elettorale ferocissima che ha portato i fascisti al governo. E badate bene che non penso che prima di questo ministro dell’interno ce ne sia stato uno che non ha fatto di tutto per mettere i bastoni fra le ruote alle integrazioni di tutta Italia e ai sindaci che cercavano di opporsi ad una omologazione della paura. Sì di questo si tratta: prendere la paura più ignorante e becera e costruire sopra di essa, su questo castello di carte, una politica allo stesso modo inutile e disumana. Direi, cosa che non vedo scritta sulle principali testate italiane, quelle di sinistra per di più, che è stato il ministro Minniti con le sue politiche a spianare la strada al fascista innominabile.

Ma torniamo al film. A Riace in questi giorni ho visto un sacco di persone sfiduciate che ormai non credono più alla possibilità di vedere il film in televisione; è passato troppo tempo – dicono – il film non lo vogliono. Di questi tempi è troppo facile vedere complotti ovunque. Voglio provare per quanto posso a rassicurarli. Per farlo posso solo parlare a titolo personale e dire come la penso: sono solo un attore e non ho ruoli dirigenziali, il mio potere è pari a zero. Il film sarebbe dovuto andare in onda la scorsa primavera ma qualcosa sembra essersi messo in mezzo. Io non so quali sono le logiche di mercato di una grande azienda come la Rai, che per altro non posso fare a meno di ringraziare per essersi mostrata così sensibile alla questione e per aver fortemente voluto il film che racconta la storia di Mimmo. Credo anche che nessuno in Rai desideri occultare il film e lo credo fondamentalmente perché la Rai è un’azienda, una società che fa businnes e imprenditoria e sarebbe la prima a subire un danno gigantesco dalla non messa in onda del film, inoltre ho visto con i miei occhi l’impegno e l’amore dei dirigenti che sono venuti a Riace durante le riprese. Io so che dietro l’azienda ci sono delle persone e ho visto in quelle persone l’amore, e la volontà di raccontare questa storia, quindi datemi pure dell’ingenuo, ma sono convinto che il film vedrà la luce. Solo che come dicevo prima questi sembrano essere tempi bui per Mimmo Lucano e per Riace, c’era in questi giorni una brutta aria, un sapore di capitolo finale di questa esperienza ventennale. Riace ha bisogno del suo film, ha bisogno che la sua storia entri nelle case degli italiani, da Lampedusa a Bressanone. Riace ha bisogno di far capire come funziona la sua vita e ha bisogno dell’appoggio dell’opinione pubblica. Riace ha bisogno che il film vada in onda al più presto, altrimenti rischia di essere troppo tardi. È questo quello che posso fare nel mio piccolo: raccontarvi la mia esperienza e sperare che qualcuno con un po’ più potere di me legga queste mie accorate parole e capisca quanto sia urgente e necessaria la messa in onda di questo film, il prima possibile.

Di nuovo: le aziende sono fatte da persone, è a quelle persone che chiedo di tornare giù in Calabria tutti insieme nel giorno della messa in onda, per guardare il nostro film in piazza, con il logo di RaiUno in basso a destra ben visibile sullo schermo, schermo davanti al quale ci saremo tutti: cittadini riacesi di ogni colore, attori, troupe e dirigenti nello stesso momento in cui nelle cucine e nei salotti delle case italiane tutti potranno assistere a questa incredibile storia vera, e in quel momento stare idealmente tutti insieme in un abbraccio collettivo. È l’amore l’unica via, è con l’amore che si capisce quanto è inutile la paura e quanto è bella l’accoglienza.

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/riace-corrado-fortuna/
Twitter