21/05/2019 Vittore Luccio

In Europa per costruire cittadinanza. Quattro domande a Nicola Fratoianni

Nicola Fratoianni è il segretario nazionale di Sinistra italiana, e ha cominciato a fare politica nel movimento studentesco. Nel suo percorso di formazione, oltre alla laurea in Filosofia, rimane centrale il rapporto con i movimenti. Da dirigente nazionale dell’organizzazione giovanile di Rifondazione comunista vive l’esperienza di Genova 2001 e la successiva stagione dei social forum. Probabilmente è da lì che deriva la sua capacità di tessere dialoghi e reti che tanta parte avranno nella costruzione della vittoria di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra in Puglia. Vendola diventerà poi presidente di quella regione, contro tutte le previsioni, e Nicola sarà assessore nella sua giunta. Eletto, poi, alla Camera nel 2013 nelle liste di Sel, oggi è candidato al Parlamento europeo per La Sinistra nella circoscrizione dell’Italia Centrale, lista costruita assieme a Rifondazione e L’Altra Europa con Tsipras.

Nicola, negli ultimi anni sono stati molti i percorsi e i tentativi di creare qualcosa a sinistra del Pd. Nessuno ha avuto successo. Adesso ti candidi con La Sinistra. Perché?

I risultati sono stati abbastanza scadenti perché spesso si è partiti dall’esigenza di presentarsi alle elezioni e a volte si è dato vita a situazioni con poca omogeneità culturale e di pensiero, che hanno poi scontato tutti i limiti del caso. Bisogna provare a invertire la rotta. Dare continuità alla proposta, smetterla di cambiare simbolo a ogni tornata e ricominciare a pensare alle questioni sociali, prima che alle tornate elettorali. Questo è il mio obiettivo.

Qual è la tua idea di Europa? Cosa è sbagliato e cosa c’è di buono nelle politiche europee?

L’Europa così come la conosciamo è destinata a fallire. Sia per pesanti responsabilità di chi l’ha governata, facendone il luogo dell’insicurezza sociale e del predominio dei mercati finanziari. Sia per l’avanzata delle destre estreme che propongono il ritorno ai piccoli recinti da un lato, senza però  minimamente mettere in discussione i dettami del liberismo economico. È totalmente sbagliato il ruolo della Bce in Europa. È folle che si consentano paradisi fiscali, è folle che si consenta la competizione interna sulla pelle dei lavoratori dei diversi Paesi. Tutto questo va letteralmente rovesciato, per rimettere al centro i ceti più deboli e per restituire alla politica e alla dimensione pubblica il ruolo principale.

Secondo te qual è la sfida comune per le cittadini e i cittadine europei?

La sfida di tutti i cittadini europei è potersi definire cittadini europei. Ma ciò non sarà possibile se l’Europa non sarà il continente che garantisce un salario minimo in tutti Paesi, gli stessi diritti del lavoro in tutti paesi, la giustizia sociale e redistributiva, i diritti civili. Ci sono due strade: proseguire su questa strada e arrivare a scenari difficilmente prevedibili, soprattutto per i paesi dell’area euromediterranea, oppure cambiare tutto in profondità. Bisogna scegliere da che parte stare.

Quali sono gli scenari possibili in Italia, secondo te, dopo il voto europeo?

Il livello di scontro permanente nel governo è diventato stucchevole e certamente si alimenta della dinamica elettorale e dell’andamento dei sondaggi. Giocano a chi la spara più grossa. Dopo un anno abbondante di strapotere di Salvini e della Lega, Di Maio ha iniziato a giocare all’opposizione pur stando al governo. Mi pare che il tentativo sia quello di lavarsi le mani rispetto a molti provvedimenti pessimi come il decreto sicurezza, lo sblocca cantieri (che sblocca la criminalità), i condoni infilati nel decreto Genova, e altro ancora. Non so cosa faranno loro. So per certo, invece, cosa dobbiamo fare noi: la Sinistra dal 27 maggio deve essere in campo per costruire una alternativa seria, credibile, forte, per coloro che hanno riposto fiducia nelle varie forze politiche in questi anni, senza ricevere risposte all’altezza delle necessità. In fondo è quello che chiedono le persone, il ritorno di una politica che prenda decisione, che faccia scelte, che dica da che parte sta.

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