17/05/2019 Tiziana Barillà

In Europa vanno cambiate radicalmente le regole del gioco, a costo di uscirne. Quattro domande a Laurence Lyonnais

Figlia di agricoltori, cresciuta in una piccola comunità rurale di montagna al confine svizzero, Laurence Lyonnais si occupa proprio di sviluppo e valorizzazione delle aree naturali protette. Dopo aver militato nel movimento anti-globalizzazione di fine anni 90 e preso parte al movimento dei Gilet jaunes, oggi è candida in posizione eleggibile (11esima) de La France Insoumise per sedere in quell’Europa dalla quale il partito di Jean-Luc Mélenchon si dice pronto a uscire. Dal braccio di ferro con cui la sinistra francese vuol sfidare le istituzioni europee alla costruzione di un movimento sociale europeo (sull’onda dei Gilet jaunes): le nostre quattro domande a una candidata francese.

Si può cambiare questa Unione europea? Se sì, come? Se no, perché?

L’Unione europea, così com’è, non consente di attuare politiche a favore della maggioranza della popolazione e dell’ambiente. I trattati bloccano gli Stati nell’austerità. Ecco perché pensiamo di doverne uscire. In altre parole, cambiare radicalmente le regole del gioco. Per questo, dobbiamo stabilire un rapporto di forza con le istituzioni: mostrare che siamo pronti ad andare fino in fondo e darci i mezzi per riconquistare la nostra sovranità popolare – rafforzando nel contempo i nostri collegamenti con Paesi e movimenti alleati. La Francia occupa un posto speciale nell’Unione europea, è uno dei Paesi fondatori e la seconda economia. Pensiamo che le istituzioni ci lasceranno margini di manovra per bloccare le politiche ingiuste e per ottenere qualche avanzamento.

Il movimento dei Gilet jaune ha travolto l’opinione pubblica i tutta Europa, dimostrando – al netto di chi racconta la cronaca degli scontri – che lo strumento della “protesta” funziona ancora. Credi sia un fenomeno esclusivamente francese o che possa, in qualche modo, influenzare la politica nel resto del continente?

Alcune specificità del contesto francese, in particolare la verticalità del potere e il passato rivoluzionario hanno indubbiamente favorito la nascita del movimento dei Gilets jaunes. C’è anche il fatto che le aree rurali e suburbane sono numerose in Francia e che l’uguaglianza territoriale francese è stata indebolita dalla distruzione dei servizi pubblici. Le persone si sentono abbandonate, non prese in considerazione. Tuttavia, ci sono elementi comuni con altri Paesi europei: la diffusa sfiducia nei confronti del sistema politico, il crollo dei partiti tradizionali, le organizzazioni del movimento operaio indebolite e le conseguenze sociali delle politiche di austerità con molte persone in situazioni precarie. Allo stesso tempo, un’esigenza di democrazia e giustizia sociale. Ogni movimento deve essere costruito in funzione del contesto e della storia di ciascun Paese, ma tessendo relazioni oltre le frontiere per favorire l’emergere di un movimento sociale europeo: è il modo migliore per costruire l’alternativa.

Qual è secondo te la sfida comune e prioritaria per le cittadine e i cittadini europei?

Una lotta che mi sta particolarmente a cuore è la difesa dell’ambiente e del clima in una concezione di ecologia popolare, sociale. In particolare, il ruolo dell’agricoltura nella transizione ecologica, nella creazione di posti di lavoro e nella vita rurale. È anche la nostra principale sfida a breve, medio e lungo termine. La France insoumise ha fatto della questione climatica e ambientale la spina dorsale del suo programma.

L’Italia è diventata il laboratorio principale dei sovranisti. I sondaggi qui dicono che la destra di Salvini continua a crescere. In breve, come vedi l’Italia da Parigi, patria della madrina dell’estrema destra Le Pen?

In questi ultimi anni, l’Italia ha conosciuto un vero sconvolgimento politico. E per chi, come me, non è molto vicino alla situazione, non è sempre orientarsi! Il panorama è piuttosto preoccupante, soprattutto l’assenza di un contrappeso importante a sinistra. Anche in Francia l’estrema destra è in testa ai sondaggi, ma con la France insoumise abbiamo una forza in grado di soddisfare le aspettative popolari, contestare l’egemonia liberale e pesare elettoralmente. Spero che la sinistra italiana (che non include il Pd, ovviamente), sarà capace di ricostruirsi attorno ai movimenti di sostegno ai migranti e ai sindaci che si oppongono alla politica del governo. Questo è fondamentale per l’Italia ma anche per il resto dell’Europa, in modo che Salvini non possa imporre le sue idee ad altri Paesi europei.

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