19/05/2019 Tiziana Barillà

Un “Social first” per l’Europa. Quattro domande a Heinz Bierbaum

Heinz Bierbaum, classe 1946, è sociologo ed economista, dal 1996 insegna Economia all’Università tecnica di Saarbrücken. Con la sua voce ascoltiamo la voce di Die Linke il partito della sinistra tedesca che oggi si trova in una posizione non troppo dissimile da quella italiana: stretta nella morsa tra la “balena” di governo costituita dal decennale asse Cdu-Spd (che perde colpi ma resiste) e una destra che avanza, i sondaggi avvertono che Alternative für Deutschland (Afd, la destra xenofoba che finge moderazione) è primo partito nei collegi dell’ex Ddr. 

E la Linke – così come verdi e liberali – a inseguire. Nato nel 2007 dalla fusione tra Pds (partito del socialismo democratico) e Wasg (lista per la giustizia sociale), il partito Die Linke (letteralmente: La sinistra) incarna l’arduo tentativo di mettere insieme un pezzo di sinistra socialdemocratica insieme a quella radicale, in nome di un comune “socialismo democratico”. Un equilibrio che da un annetto traballa e non poco. All’ultimo congresso di Lipsia (l’estate scorsa) si è consumata una brutta spaccatura in tema “immigrazione”. Il segretario Kipping, infatti, ha preso atto di guidare un partito spaccato quasi in due, con un pezzo scivolato nelle posizioni della destra: da una parte l’area di Wagenknecht, Lafontaine e l’italo-tedesco Fabio De Masi. Dall’altra i no-borders tra cui Gregor Gysi, attualmente presidente della Sinistra europea.

Die Linke dovrebbe poter contare su un 9%, dicono i sondaggi, meno che all’esordio, alle politiche 2009, quando si presentò al paese con l’11,9%, scongiurando l’incubo “zero virgola”. Ecco le nostre quattro domande ad Heinz, che ci ha risposto in un ottimo italiano. 

Heinz, si può cambiare questa Unione europea? Se sì, come? Se no, perché?

L’Unione europea si trova in una crisi profonda – economicamente, socialmente, politicamente. Brexit e il modo in cui viene affrontato lo dimostrano chiaramente. Ma la causa reale di questa crisi è la politica neoliberista, con le sue conseguenze sociali devastanti, che produce una diffusa insoddisfazione nella politica europea. Per questo l’Unione europea va cambiata sostanzialmente. La questione è se l’Ue sia riformabile sulla base dei Trattati esistenti o no. La maggioranza della sinistra tedesca è molto scettica, e nel suo programma per le elezioni europee Die Linke parla della necessità di rifondare Europa. Per farlo, occorre un processo politico con proposte politiche alternative per cambiare la politica europea, il che sarebbe anche la precondizione per modificare i Trattati.

Dopo quasi 15 anni la Grosse koalition non è più stabile come un tempo, né in Germania né in Europa. I governi della “responsabilità” non hanno fermato la destra, abbiamo persino visto qualche nazista entrare nel Bundestag un paio di anni fa. Di cosa sono stanchi i tedeschi? 

Malgrado un’economia che va abbastanza bene i problemi sociali stanno crescendo anche in Germania. Il settore del lavoro precario, cioè un lavoro mal pagato con condizioni insicure, è molto ampio. Questo riguarda in primo luogo i servizi, tanto nel pubblico impiego quanto nel settore privato. La disuguaglianza sociale sta crescendo. Una recente ricerca dimostra che, negli ultimi 10 anni, i redditi di chi ha un buon guadagno sono cresciuti considerabilmente mentre quelli di chi ha i salari più bassi sono diminuiti. A questo si aggiunge il rischio di povertà nella vecchiaia a causa dei redditi bassi, in particolare nelle grandi città l’alloggio è diventato un gran problema. I prezzi degli affitti sono cresciuti moltissimo, molto spesso sono inaccessibili.

Quindi, qual è secondo te la sfida comune e prioritaria per le cittadine e i cittadini europei? 

La grande sfida è la costruzione di un’Europa sociale. Oggi prevalgono le libertà economiche, invece occorre un “Social first” come lo chiamano i sindacati. Certo, il pilastro dei diritti sociali è un primo passo ma non è sufficiente: si deve trasformarlo in diritti sociali vincolanti (protocollo sociale). Non è possibile costruire un’Europa sociale senza farla finita colla politica neoliberista. Per questo occorre un cambiamento della politica economica. In pratica, si deve abolire il “Fiscal Compact” che è un ostacolo per i necessari investimenti pubblici in settori socialmente utili, con una prospettiva di trasformazione ecologica-sociale dell’industria.

L’Italia è diventata il laboratorio principale dei sovranisti…. come vedi l’Italia da Berlino?

Ved una situazione politica molto preoccupante. Dove le già esistenti tendenze nazionaliste e razziste in Europa vengono sostenute e rafforzate dal governo italiano: l’atteggiamento di Salvini nei confronti dei rifugiati e migranti è semplicemente vergognoso. E preoccupa anche la situazione economica in Italia, che è la conseguenza di una mancata politica industriale attiva da molti anni.

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