24/05/2019 Vittore Luccio

Parlamentare militante, tra movimenti e conflitti. Quattro domande a Eleonora Forenza

Sembra una ragazzina Eleonora Forenza. Ha poco più di quarant’anni, i capelli chiari, due occhi azzurri e un sorriso che ti spiazzano. Deputata europea dal 2014, eletta a sorpresa nella difficile circoscrizione Sud con la lista L’Altra Europa con Tsipras, si ripresenta anche questa volta nello stesso territorio con La Sinistra. Una campagna elettorale senza tregua. Oltre all’impegno al Parlamento europeo, Eleonora è anche una dirigente nazionale di Rifondazione comunista, eppure trova il tempo per la riflessione teorica: Gramsci (fa parte del direttivo dell’International Gramsci Society), le teorie femministe e la storia delle donne, i suoi ambiti di ricerca.

Eleonora, cinque anni faticosi e coraggiosi in Europa. Come sta andando questa tua seconda campagna elettorale, questa volta da eurodeputata?

Cinque anni coraggiosi, sì. E vissuti pericolosamente. Ho cercato di essere quello che mi ero prefissata di essere durante la campagna elettorale precedente: una parlamentare militante che sostiene le lotte, i movimenti e i conflitti dentro e fuori il Parlamento europeo. La parola chiave del mio lavoro è stata ‘relazione’. Una relazione con campagne, movimenti, collettivi che mi ha permesso di raggiungere tutti i risultati a cui siamo arrivati in questa legislatura. Questa campagna elettorale è differente, cinque anni fa ero una ricercatrice precaria che studiava Gramsci e la storia delle donne e che raccontava la questione meridionale dal punto di vista di una donna del Sud, femminista, comunista e terrona. Essere parte di un progetto politico, di un’idea di Europa, di società, che deve rispettare quella di chi ha creduto in me in tutti questi anni è stato un lavoro quotidiano, che mi ha spinto a prendere sempre posizione. Rappresentare le persone che mi hanno dato fiducia è stato prima di tutto un onore. Ed è con questo spirito che sto affrontando questa nuova campagna elettorale. Io non sono cambiata e le mie idee, se possibile, si  sono ulteriormente rafforzate, quello che è cambiato è certamente la consapevolezza con cui le affronto. Questa campagna elettorale è un viaggio di ritorno, per restituire a chi ha creduto in me cinque anni fa il racconto e il risultato del mio lavoro.

Cosa cambieresti in Europa?

In Europa cambierei tre cose. In primis, la religione del neoliberismo e dell’austerità, costituzionalizzata nei Trattati, che ha reso la parola ‘Europa’ sinonimo di ‘ricatto’, di ‘debito’, di ‘parametri di stabilità’. L’Europa non sarebbe stata possibile senza la lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Credo quindi che il progetto europeo debba ritornare ai valori che sono scritti nella Costituzione italiana nata dalla Resistenza o continuerà ad essere percepito e vissuto come nemico delle classi popolari. In secondo luogo, bisogna liberarsi della religione della frontiera. Un’Unione europea che adotta politiche di respingimento e della fortificazione delle frontiere tradisce la sua missione storica. Terza cosa: l’Europa deve ripartire dal Sud. O si riparte rileggendo da Sud la prospettiva europea, tornando a parlare di giustizia sociale, di giustizia ambientale e di solidarietà dei popoli come valori fondanti, o ancora una volta si tradisce l’obiettivo tradizionale.

La nostra idea di Europa parte quindi dalla questione meridionale, dalle città ribelli, come Napoli e Barcellona, dalle associazioni e dai soggetti che portano avanti pratiche solidali, dall’autodeterminazione di donne, di uomini e di popoli. E’ un’idea radicalmente opposta all’Europa oggi sostenuta da socialisti, liberali e popolari che ha prodotto un aumento delle disuguaglianze a causa della quotidiana subordinazione delle politiche per il lavoro e per la redistribuzione della ricchezza  alle politiche di austerità.

Secondo te qual è la sfida comune per le cittadini e i cittadine europei?

La sfida comune dei popoli europei deve essere la riappropriazione del progetto europeo e della democrazia reale. Mettere al centro l’autodeterminazione di donne, uomini e popoli è il primo passo. Bisogna poi contrastare l’onda nera perché deve essere comune l’idea di ripudiare qualsiasi tipo di ideologia razzista, sessista e anti democratica. Millantano grandi litigate con Bruxelles, ma poi in Italia propongono la flat tax. In un’Europa con 110milioni di poveri e mille miliardi di evasione e elusione fiscale regalati alle multinazionali, tutto questo non è accettabile. Noi proponiamo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, rendere il diritto al lavoro e il diritto al reddito una variabile non dipendente dalle politiche e dai parametri di stabilità e di pareggio di bilancio, ridurre la settimana lavorativa a 32 ore e far sì che ci sia un salario minimo europeo e un reddito di base universale che chiamiamo “reddito di autodeterminazione”, come insegna il movimento femminista. Tutti vogliono cambiare l’Europa, dicono. A me piace ricordare che alcuni sono stati decisori e protagonisti dell’Europa dell’austerità, dell’aumento delle disuguaglianze, del pareggio di bilancio: il Partito Popolare, ovvero Forza Italia, il Partito Socialista europeo, ovvero il Partito Democratico, il Partito Liberale europeo, ovvero +Europa. Al contrario, seppur da una posizione di minoranza, noi siamo riusciti a ottenere dei risultati che hanno avuto riguardo alla tutela dei diritti delle persone a scapito del profitto. E poi, chiaramente, l’ambiente. Ci siamo sempre battuti contro le grandi opere quali la TAV, sostenuta da PD e Lega, e la TAP, rispetto a cui il M5S ha consumato il primo dei suoi tradimenti, raccogliendo voti e poi concludendo gli accordi per terminare l’opera. Continueremo in queste battaglie per l’ambiente e contro l’inquinamento, ancor più ora che le piazze sono piene di meravigliosi giovani che sfilano per chiedere ai decisori politici di non rubargli il futuro del pianeta.

Quali sono gli scenari possibili in Italia, secondo te, dopo il voto europeo?

I media nazionali ci raccontano che gli scenari possibili dipenderanno dal tema che oggi più di tutti sta occupando il dibattito politico: i conflitti interni al governo Lega/M5S. Io credo invece che, a prescindere da quale sarà l’esito del confronto interno, noi dobbiamo dimostrare che questo Paese non è rilegato alle politiche razziste, sessiste e colluse con i neo-fascisti dell’attuale Ministro dell’interno Matteo Salvini. Il nostro compito reale è quello di ricostruire una sinistra utile alle classi popolari in Italia e in Europa. Un’alternativa sia a chi ha da sempre governato questa Unione, quindi PD e Forza Italia, che ora dice di voler cambiare senza alcuna credibilità, sia a chi sta governando l’Italia, che con il processo di secessione dei ricchi portato avanti con l’autonomia differenziata si è reso complice del partito più antimeridionalista e coacervo delle destre come la Lega.

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