24/05/2019 Ilaria Bonaccorsi

Abbiamo trovato un Paese che non si fida più. Sei domande a Beatrice Brignone e Pippo Civati

Fondatore e attuale segretaria di Possibile. Pippo Civati e Beatrice Brignone, canditati nelle circoscrizioni Centro e Nord ovest per la lista Europa Verde. Insieme per spiegarci perché hanno scelto di “confluire” nella grande Famiglia dei Verdi europei, cercando in qualche modo di saltare in alto e in corsa, nella speranza di agganciarsi ai grandi temi che rendono così forti – in Europa è bene ribadirlo – i temi ambientalisti (sembra, grazie a Greta, finalmente tinti di rosso!).

Siamo agli sgoccioli, mai vista campagna elettorale tanto “inesistente”, ditemi voi: che Paese avete trovato?

Un Paese in cui lo scollamento tra politica e realtà è cresciuto così tanto, che ormai siamo alla fiction. Il dibattito politico è diventato un’eterna telenovela dei rapporti tra Salvini e Di Maio e dove tutto viene recitato come una sceneggiatura. Una volta erano bugiarde le campagne elettorali, con le loro promesse irrealizzabili, ora che siamo in un’epoca di eterna campagna elettorale è bugiardo l’intero dibattito politico.
Invece la realtà è sempre più dura. Abbiamo affrontato questa campagna elettorale girando l’Italia per conoscere luoghi di cui si parla poco e male, dall’Idroscalo di Ostia all’Appennino da ricostruire.
Abbiamo trovato un Paese che non è più disposto ad ascoltare e a chiedere. Non si fida più. Di questo la politica si dovrebbe seriamente preoccupare.

E cosa avete raccontato a questo Paese?

Abbiamo cercato di spiegare che in questo Paese al contrario, dove gli anziani devo portare sulle spalle i più giovani, delegare e aspettare un salvatore con facili ricette non possiamo più permettercelo. I ragazzi che stanno riempendo le strade per protestare lo hanno capito benissimo. Spetta a ciascuno di noi prendersi il proprio pezzetto di mondo e cambiarlo e pretendere un radicale cambiamento di poltiche e di politici vecchi e fallimentari.

Giustizia ambientale diventa giustizia sociale: Greta dice che la crisi la debbono pagare i paesi ricchi, devono arrivare a zero emissioni entro 6-12 anni… questa è l’idea che vi ha convinto a confluire nella grande famiglia dei Verdi europei?

I Verdi europei sono in assoluto il Partito europeo più credibile e determinato su questi temi e sanno coniugare con la giusta radicalità anche le questioni che riguardano l’uguaglianza sociale, la solidarietà tra popoli e il femminismo, battendosi senza ambiguità per un’Europa più forte e unita. Rappresentano il partito più progressista sulla scena politica Europea, che guarda al futuro, con un forte protagonismo di donne e giovani. Scegliere i Verdi Europei non è una scelta elettorale, ma è la naturale collocazione europea di Possibile.

Da Greta a Ocasio Cortez indicano come sfida del futuro l’unione dei due grandi temi: clima e disuguaglianze. La sfida dunque sarebbe quella di tenere insieme la questione della “fine del mondo” con quella della “fine del mese”… siete riusciti in Italia e in questa campagna a comporre i due temi?

Ancora non abbastanza, perché si ragiona ancora troppo in modo identitario. Mentre giustizia ambientale e giustizia sociale non possono camminare distinti. La campagna elettorale è stata l’occasione per portare all’attenzione generale queste questioni. Il lavoro politica comincia ora.

Sfide popolari in Europa sembrano impossibili qui da noi. Due cose mi hanno colpito delle parole di Greta: 1. Dobbiamo dire la verità, 2. Ci serve un nuovo modo di pensare. È questo che vi ha spinto? Quanto c’entra ancora oggi il pensiero di avere il “dovere” in politica di proporre l’utopia di un mondo migliore?

Per noi la politica è e può essere solo questo. A cui si aggiunge lo studio e la proposta di soluzione concrete. Ma la politica non può essere “sangue e merda” come tanti vorrebbero convincerci. Abbiamo il dovere di pensare e realizzare un mondo migliore. Greta con un semplice cartello, con le sue fragilità, con la sua pacifica determinazione ce lo dimostra e ci chiama tutti in causa.

Sempre Greta, “Invece di cercare speranza, cerchiamo l’azione” dice al mondo. L’avventura non finisce il 26, cosa farete dopo? Quali “azioni” intraprenderete?

I prossimi mesi saranno dedicato alla formazione e alla mobilitazione, seguendo e coinvolgendo i ragazzi che si sono mobilitati in questi mesi in un percorso completamente diverso di quello che la politica italiana sta offrendo e continua a offrire. Il protagonismo sarà dei giovani e delle donne. Non è una rottamazione, è il cambiamento del mondo e del modo di fare politica.

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