03/10/2019 Daniele Coltrinari

Portogallo al voto il 6 ottobre. La “Geringonça” prova a mantenere la sinistra al governo

Domenica 6 ottobre si tengono le eleições legislativas, le politiche nazionali portoghesi. Come succede dal 1976 – anno delle prime elezioni democratiche, dopo che la Rivoluzione dei garofani del 1974 mise fine al lungo regime salazarista – le portoghesi e i portoghesi sceglieranno gli eletti al Parlamento che siederanno all’interno del Palácio de São Bento, una magnifica costruzione neoclassica risalente alla fine XIV secolo, diventata sede dell’ Assembleia da República dopo la caduta della dittatura.

Considerato in Europa un paese virtuoso, il Portogallo è indicato da molti come un modello per via dei risultati raggiunti negli ultimi anni, con una previsione del 2019 decisamente positiva come la crescita economica (dovrebbe attestarsi intorno all’1,7%) e il tasso di disoccupazione sempre più basso (sceso attualmente al 6%). Il boom del turismo, gli investimenti in settori dell’economia come il tech e l’aumento delle esportazioni, hanno contribuito a trascinarlo fuori dalle secche di un deficit molto pesante e che rimane tuttavia tra i più elevati in Europa.

Dietro il miracolo economico

I problemi, però, ci sono. Se è vero che c’è stata una forte diminuzione della disoccupazione e sono stati messi in campo alcuni miglioramenti concreti per la vita di ogni cittadino – come ad esempio l’aumento del salario minimo e una (seppur timida) redistribuzione fiscale dall’alto verso il basso – dietro quello che sembra un vero e proprio miracolo economico si nascondono i limiti: gli investimenti pubblici sono pochi (intorno al 2% del Pil) e vi è tutt’oggi un tasso di emigrazione molto alto, tra le 120mila e le 150mila persone lasciano il Paese ogni anno, una cifra considerevole per un paese che ha poco più di 10 milioni di abitanti. In questi anni c’è poi stata l’esplosione dei prezzi e degli affitti delle case, in particolar modo in città come Lisbona e Porto: i prezzi gonfiati dalla speculazione dei fondi immobiliari rendono difficile a un portoghese con uno stipendio medio (tra i più bassi d’Europa) vivere in città, costringendolo spesso a spostarsi in zone del paese con meno servizi e più degradate. C’è chi invece deve pensare soprattutto a sopravvivere, più del 20% della popolazione, infatti, è sotto la soglia di povertà.

Il prossimo governo dovrà affrontare quindi molte sfide, non facili. Sono stati diversi gli scioperi di cui si è parlato poco fuori dai confini nazionali, come quello degli insegnanti, delle guardie carcerarie e degli infermieri a cui si è aggiunto recentemente quello degli autotrasportatori, tutti per chiedere migliori condizioni lavorative e salariali. Ma chi sarà a provarci? Ci sarà ancora una Geringonça, questa “strana” alleanza di governo o una nuova stagione politica ed economica è dietro l’angolo?

Traducibile con accozzaglia, raffazzonata, fatta male, la Geringonça è una sorta di Armata Brancaleone, un termine usato negativamente dal centrodestra portoghese e da chi non ama l’idea di essere governato da questa “strana” creatura. Il governo formato nel 2015 e l’alleanza che lo ha sostenuto ha tenuto per tutta la legislatura e i partiti che hanno dato vita a questo “esperimento” politico, affronteranno tra poco il banco di prova delle elezioni.

Un modello per la sinistra di governo

Considerato da molti un modello politico, soprattutto a sinistra (il paese è stato visitato in questi anni da delegazioni di tutti i principali partiti della sinistra europea) l’esecutivo guidato da António Costa, è stato un governo monocolore di minoranza formato dal Ps (Partido socialista) che, dopo un accordo programmatico con le altre forze di sinistra del parlamento, ha potuto contare sull’appoggio parlamentare. Senza “entrare” nel governo la Cdu (Coligação democrática unitária) formata dal Pcp (Partido comunista português) e dal Per (Partido ecologista “Os Verdes), ha mantenuto l’appoggio esterno sin da inizio legislatura, quando insieme al Be (Bloco de esquerda) hanno permesso a Costa di raggiungere i seggi necessari per far partire il governo. È così che per la prima volta nella storia politica portoghese è nato un governo di alleanza tra socialisti, comunisti e Be, seppur quest’ultimi due con un appoggio esterno. Un “record” possibile a seguito della mozione di sfiducia presentata dalle sinistre contro Passos Coelho, incaricato di formare un governo e all’epoca leader del Psd (Partido social democrata) e di Portugal á Frente, la coalizione di centrodestra che prese più voti alla scorse politiche, composta da Psd e Cds-Pp (Partido popular).

Chi otterrà più voti il 6 ottobre?

I risultati delle ultime Europee e i sondaggi suggeriscono una riconferma di Antonio Costa. Alle elezioni europee dello scorso maggio, il vincitore è stato senza dubbio il Ps di António Costa con il 33% dei voti, ottimo risultato anche per il Be che rispetto alle europee del 2014 è passato dal 4% al 10%. I due partiti hanno confermano i risultati delle politiche di quattro anni prima, il PS prese il 32, 31% mentre il Be il 10,19%. A perdere invece voti e non pochi, sono stati i comunisti e i verdi che insieme si sono fermati al 7% (alle europee del 2014 presero il 12,7% mentre alle elezioni del 2015 raggiunsero l’8,25%). Male il centrodestra che alle ultime europee, sommando i voti di Psd e Cds, non ha raggiunto nemmeno il il 30% , quando invece alle elezioni del 2015 come già detto, furono la prima forza politica e raggiungessero il 36,86%.

Ma l’elemento caratterizzante delle ultime elezioni europee in Portogallo, va sottolineato, è stata la fortissima astensione, solo il 30% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne.

Per i sondaggi delle prossime legislativas migliora il trend positivo di Ps e Be alle scorse europee, dando per certa la vittoria del Ps, con un’affermazione tra il 37,5 % e il 40,5%, bisognerà comunque vedere se il partito socialista riuscirà ad avere la maggioranza assoluta dei seggi e formare un governo monocolore stavolta senza alleanze e/o bisogno di appoggi esterni. Le formazioni di centrodestra, al contrario, sembrano in crisi e destinate ad altri quattro anni di opposizione, il Psd è dato tra il 26,5% e il 30%, mentre il Cds si attesterebbe sul 5%.

La Geringonça nei sondaggi

Ultima occhiata ai partiti di sinistra che in quesi anni hanno dato vita alla Geringonça. Il Bloco de esquerda viene dato tra l’8,8% e il 10% mentre la Cdu (la coalizione di comunisti e verdi) è stimata tra il 6,5% e il 7,5%. La grande novità di queste legislativas potrebbe essere il Pan (Pessoas-Animais-Natureza). Fondato a maggio del 2009 con il nome Ppa (Partido pelos animais) nel 2014 ha cambiato denominazione e alle politiche del 2015 riuscì a eleggere un deputato ottenendo l’ 1,39%. Poi, il boom alle elezioni europee, dove ha raggiunto il 5,46%. I sondaggi lo danno ora tra il 3,2% e il 4,2% e potrebbe essere indispensabile per la formazione del prossimo governo.

«Il Pan può essere decisivo per non far ottenere al Ps la maggioranza assoluta dei seggi, non siamo però ora pronti per andare al governo, non pensiamo a nessun accordo, troppo giovani e ancora inesperti. Siamo come un bambino che deve crescere, in futuro si vedrà», ha dichiarato André Silva, portavoce del partito animalista qualche settimana fa. Ma in politica si può sempre cambiare idea. E anche rapidamente, se conviene.

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