21/01/2019 Filippo Treiani

La parola giusta: universalità

«Il luogo degli africani è in Africa, non in fondo al Mediterraneo»: così il Ministro dell’Inadeguatezza, Luigi Di Maio, ha commentato, in un passaggio di un intervento più ampio, le decine di migranti morti in mare in questi giorni. Come fossero cose, come se stesse parlando di soprammobili.

Solo un politico sciatto che, senza cultura né merito, si trova a ricoprire una delle cariche pubbliche più importanti potrebbe esprimersi in questo modo. Incapace di comprendere che soltanto gli oggetti “hanno un posto” (e nemmeno sempre), gli esseri umani no, gli esseri umani sono (almeno dovrebbero esserlo) liberi. Solo chi è costretto, per recuperare qualche misero consenso, a diventare il cosplayer di Matteo Salvini potrebbe utilizzare espressioni tanto gravi -dando però perfettamente l’impressione di non rendersene nemmeno conto. Luigi Di Maio si sta dimostrando, in effetti, su questo e su molti altri aspetti, persino peggio del leader leghista.

Il Pentastellato infatti, ogni volta che apre bocca, specialmente sul tema dell’immigrazione, dà la sensazione di non essere totalmente presente a sé stesso, ripetendo strofette precostituite, banalità adornate, superficialità a buon mercato.

È un bicchiere vuoto che può essere riempito con qualunque sostanza, con qualunque colore. È di gomma, Di Maio.

Scriveva, all’indomani dalle elezioni presidenziali francesi, lettere aperte a Emmanuel Macron per raccontargli quanto i Cinquestelle fossero simili all’allora neo inquilino dell’Eliseo e, dopo solo due anni, oggi si schiera tout court con i gilet gialli e non si ferma nemmeno davanti alle tragedie per attaccare il Presidente francese e per chiedere sanzioni contro Parigi «che costringe a scappare dall’Africa».

Le morti in mare invece restano questioni collaterali, utilizzabili per qualche polemica. Perché contano soltanto i voti e, in fondo, tra le righe di quel il luogo degli africani è in Africa, non nel Mediterraneo passa chiaro il messaggio del “dispiace, ma se fossero rimasti al loro posto, non sarebbero morti”.

Una pochezza senza fine.

Forse Di Maio e quelli come lui un giorno capiranno che il posto di un bambino di quattordici anni, che scappa con una pagella cucita nella giacchetta, non è né l’Africa né il Mar Mediterraneo: è tutto il mondo, in una scuola

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