29/10/2018 Filippo Treiani

La parola giusta: Irresponsabilità

L’era della realtà virtuale ha costruito una comunicazione orizzontale nella quale le parole e le opinioni di ciascuno hanno acquisito un peso, una visibilità ed una capacità di propagarsi inimmaginabili soltanto pochissimi anni fa.

Se questo sviluppo ha ampliato il diritto alla libera espressione, un fatto certamente positivo, allo stesso tempo lo ha reso influenzabile, in un certo senso, svalutandolo.

Da un lato, infatti, lo spazio virtuale è uno spazio non completamente aperto, soggetto a restrizioni e limitazioni che non sono sempre visibili e intuitive; dall’altro lato l’enorme quantità di opinioni che ogni giorno compongono un flusso di dimensioni impressionanti ha preparato un territorio di non responsabilità nel quale ogni affermazione non produce effetti in base a criteri qualitativi e non viene sottoposta a nessuna verifica di veridicità. Non solo, sempre più spesso opinioni e commenti vengono espressi senza alcuna volontà di confronto ma, esclusivamente, “per fare massa” -all’interno di una embrionale democrazia di troll viventi e consapevoli.

Questo meccanismo sta influenzando, però, anche il mondo “reale”: carta stampata, classi dirigenti, informazione televisiva tendono ad uniformarsi alla società dei non responsabili.

Le dichiarazioni divengono spot, non c’è ragionamento critico, non c’è filtro: serve soltanto lasciare la sensazione, non c’è bisogno del fatto. 

Ecco, la società della non responsabilità è proprio così: quella nella quale la previsione dell’effetto prevale sul controllo della fonte.

Ed è un problema vitale per le nostre democrazie.

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