03/01/2019 Ilaria Bonaccorsi

Non vi accontentate, non vogliate “Felicizia”

Un tempo avrei fatto fuoco e fiamme. Un tempo. Mi viene da dire quando ero forte. Un tempo vi avrei chiesto il perché, indignata, siate tanto felici per le ennesime parole offensive di Bergoglio che paragona l’odiare, il parlare male, all’essere ateo. «Tanto vale vivere come gli atei», dice. Perché i Cristiani no, non possono vivere odiando, parlando male e persino facendo del male…

Peccato, peccato vi avrei raccontato, che la Storia dimostri esattamente il contrario, e che ancora oggi, alla base di ogni distinzione c’è sempre e comunque il pensiero magico di una religione che crea “razza” e poi appartenenza. Peccato, vi avrei spiegato ancora, per quel papa che parla di convivenza tra religioni, perché tutte uguali purché siano religioni, salvo poi predicare l’esistenza di un solo Dio, unico vero Dio, il suo. Peccato… peccato per la confusione pazza che questo genera, la pazzia persino del razzismo, la difesa di una propria presunta specificità di appartenenza (i suoi cattivi cristiani?). Peccato… che nessuno continui a capirlo. E che tutti, ancora una volta, esultino. Ma di che? Tanto vale vivere come un ateo… come fosse feccia, o stato terminale di un essere non umano, perché il Cristiano, il cristiano no. Il cristiano è eletto, solo lui umano attraverso il battesimo, può essere buono e bello. Solidale e fraterno. L’ateo no. Peccato, ve lo dico, con tutta la forza che mi rimane, che ancora una volta non capiate la fregatura di certa roba. Se non sei cristiano non sei buono. Se sei ateo, sei amorale, non hai etica, sei pettegolo, perché non sei figlio del suo Dio. Unico Dio vero. E finché faremo concessioni, o distinzioni, la confusione pazza impazzerà. Altro non può essere.

E un tempo avrei fatto fuoco e fiamme anche per il discorso di fine anno di Mattarella, ma di questi tempi tutto ciò che ha vagamente sapore di “umano” sembra oro colato, da stringere tra le mani nella speranza che non diventi carbone. Avrei fatto fuoco e fiamme della serenità di Mattarella, vi avrei chiesto la reazione e poi la ribellione, ed infine la rivoluzione. Avrei contestato i saluti al papa e avrei aggiunto che ogni distinzione tra italiani e migranti è fallace. Niente confini vuol dire niente confini, “No borders” vuol dire no borders, non è che se poi arriva Mattarella e nel nome dei “buoni” sentimenti augura buon anno anche agli stranieri che vivono in Italia invece di cacciarli in fondo al mare, siamo tutti contenti… no. Perché sotto c’è l’ennesima fregatura. Quella di sempre. L’uguaglianza non è “legge” che garantisce la convivenza nel nome della solidarietà, o peggio della “bontà”. L’uguaglianza è l’uguaglianza con cui si nasce, a qualunque latitudine o longitudine. Senza bisogno di alcuna specificazione e persino di nessuna bontà. Troppo estremo? Utopia? Bah… mi sa che in altro modo non si arriva mai da nessuna parte. Ne siamo la dimostrazione. A forza di mediare ci siamo ritrovati nelle mani di gente totalmente compromessa. Fallita. E oggi pazza. 

Un tempo avrei fatto così. Vi avrei scritto così. Non vi accontentate, non siate sereni, non vi lasciate confondere ancora con la storia della bontà e della cattiveria, non vogliate “Felicizia”. Al contrario, avrei immaginato il discorso che avrebbe fatto Stefano Rodotà se fosse stato al posto di Sergio Mattarella. Sì, lo avrei immaginato. Ma oggi è oggi. E tutto è terribilmente più difficile.

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/non-vogliate-felicizia/
Twitter