27/01/2019 Redazione

No all’interferenza degli Stati Uniti sul Venezuela: lettera aperta di 70 accademici


Il professor emerito Noam Chomsky, il co-direttore del Centro per la ricerca economica e politica del MIT, Mark Weisbrot; e altri 68 studiosi hanno pubblicato una lettera aperta giovedì chiedendo che il governo degli Stati Uniti non interferisca negli affari interni del Venezuela.

 

*Il Governo degli Stati Uniti deve smetterla di interferire nelle questioni interne del Venezuela, in particolare nei suoi intenti di abbattere il governo di questo Paese.

E’ quasi certo che le iniziative dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati regionali peggioreranno la situazione in Venezuela, cosa che porterà ad una sofferenza umana non necessaria, alla violenza e alla instabilità.

La polarizzazione politica del Venezuela non è una cosa nuova: il Paese è rimasto diviso per molto tempo in termini razziali e socioeconomici. Però la polarizzazione si è approfondita negli ultimi anni. Ciò si deve in parte all’appoggio degli Stati Uniti ad una strategia dell’opposizione volta a destituire il governo di Nicolas Maduro con mezzi extra elettorali. Sebbene l’opposizione si è divisa su questa strategia (importanti settori di essa la hanno avversata, ndt), l’appoggio degli Stati Uniti ha sostenuto i settori della linea dura, nel loro obiettivo di abbattere il governo Maduro attraverso proteste e manifestazioni violente, un colpo di stato militare o altre vie che eludessero la via elettorale.

Sotto l’Amministrazione Trump, la retorica aggressiva contro il governo venezuelano ha raggiunto un livello più estremo e di minaccia, con i funzionari dell’amministrazione che parlavano di “intervento militare” e di condanna del Venezuela, che, assieme a Cuba e al Nicaragua, rappresenterebbero l’”asse della tirannia”.

I problemi risultanti dalle politiche del governo venezuelano sono stati peggiorati delle sanzioni economiche degli Stati Uniti, sanzioni che sarebbero illegali sotto il profilo dei parametri dell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani, ndt) e dell’ONU, così come secondo gli stessi parametri della legislazione degli Stati Uniti, e di altri trattati e convenzioni internazionali.

Queste sanzioni hanno ridotto i mezzi attraverso i quali il governo venezuelano avrebbe potuto uscire dalla recessione economica, e, al medesimo tempo, hanno causato una drammatica caduta nella produzione di petrolio e il peggioramento della situazione economica, causando la morte di molte persone che non hanno potuto accedere ai farmaci che avrebbero potuto salvare loro la vita. Ed invece, i (diversi, ndt) governi degli Stati Uniti continuano a incolpare esclusivamente il governo venezuelano per il danno economico, incluso quello provocato dalle sanzioni statunitensi.

La realtà è che, a partire dall’iperinflazione, dalla scarsità (di beni, ndt) e da una profonda recessione, il Venezuela continua ad essere un paese fortemente polarizzato. Gli Stati Uniti e i loro alleati devono smetterla di alimentare la violenza facendo pressione per un cambio di regime violento ed extralegale.

Se l’amministrazione Trump e i suoi alleati continuano il loro corso imprudente in Venezuela, il risultato più probabile sarà il versamento di sangue, il caos e l’instabilità. Gli Stati Uniti dovrebbero aver appreso qualcosa dalle loro iniziative di “cambio di regime” in Irak, Siria, Libia e dalla loro lunga e violenta storia di patrocinio dei “cambio di regime” in America Latina.

Nessuna delle parti in conflitto in Venezuela può semplicemente vincere sull’altra. L’esercito, per esempio, ha almeno 235.000 componenti di prima linea e ci sono almeno 1,6 milioni di persone nella milizia. Molte di queste persone lotteranno non solo in base al principio della sovranità nazionale – che si mantiene ampiamente (vivo, ndt) in America Latina – di fronte a quello che sembra essere un intervento (esterno, ndt) diretto dagli Stati Uniti, ma anche per proteggersi da una possibile repressione se l’opposizione abbatte il governo con la forza.

E in simili situazioni, la unica soluzione è un accordo negoziato, come è accaduto in passato in alcuni paesi latino-americani, quando le società politicamente polarizzate non sono state in grado di risolvere le loro differenze attraverso le elezioni. Ci sono stati sforzi in tal senso, come quelli diretti dal Vaticano nell’autunno del 2016, che però non ricevettero l’appoggio di Washington e dei suoi alleati, che erano concentrati sull’unica ipotesi del cambio di regime. Questa strategia deve cambiare affinché sia dia una soluzione percorribile della crisi attuale in Venezuela.

Per il bene del popolo venezuelano, della regione e per il principio di sovranità nazionale, questi attori internazionali devono appoggiare la negoziazione tra il governo venezuelano e i suoi oppositori, in modo da permettere che il paese esca finalmente dalla sua crisi politica e economica.”

 

*Traduzione di Rodolfo Ricci, cambiamoilmondo

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