05/10/2018 Mediterranea Rescue

Ogni giorno il Mar Mediterraneo è cimitero per donne, uomini, bambini


Mentre i porti delle nostre città diventano freddi muri respingenti di un’Europa che si chiude, non siamo più capaci di pensare che è solo per sorte che non sia accaduto a noi, che quei figli potrebbero essere i nostri figli, che quelle potrebbero essere le nostre madri, quelli i nostri fratelli. In questo drammatico presente essere dalla parte della vita vuol dire avere il coraggio di prendere posizione e agire.

E farlo non significa affatto sacrificare i “nostri” diritti, o metter e a rischio i “nostri” valori. Al contrario: i nostri presunti valori così come la possibilità di rivendicare ancora dei diritti rischiano di affondare dimenticati insieme alle migliaia di persone lasciate morire. La spirale dell’egoismo e dell’indifferenza sono i veri rischi che mettono in pericolo il nostro presente e il nostro futuro.

E in nome di cosa? Di paure indotte da strumentalizzazioni e falsificazioni della realtà, perché le migrazioni verso l’Europa e l’Italia non sono aumentate, ma decresciute negli ultimi dieci anni: nel 2006 sono entrate via terra legalmente 550.000 persone, quasi tre volte quelle arrivate dal mare nel 2016.

Nessuno ha lucrato sul loro viaggio, nessuno ha urlato all’invasione. Ma la chiusura di ogni canale di ingresso legale ha reso il Mediterraneo l’unica via percorribile, arricchendo le mafie dei trafficanti di esseri umani. Così si è costruita l’emergenza ideale per far dimenticare alla popolazione europea chi sono i veri responsabili della crisi economica, delle diseguaglianze, della precarietà delle nostre esistenze: non certo le persone che migrano e che da sempre portano nei paesi dove arrivano risorse e benefici. Si è tornati a legittimare il razzismo, la legge del più forte sopra la garanzia del diritto, il rancore come collante sociale, rischiando di farci regredire ai decenni peggiori della recente storia europea, quelli degli stermini e del terrore.

Non accettiamo questo inganno. Vinciamo la paura e l’ignoranza con la ragionevolezza e la solidarietà. Ciò che accade nelle acque del Mediterraneo riguarda tutte e tutti, e non può essere lasciato alle dispute tra gli Stati europei o alle decisioni del Governo italiano: in quel mare sta annegando la nostra umanità. Perché nessuno deve essere lasciato morire mentre cerca un futuro di pace, o riportato indietro agli inferni da cui era fuggito, come i centri di detenzione libici dove ogni giorno avvengono torture e violenze.

Per questo siamo salpati con una nave che batte bandiera italiana con la missione di essere presenti in un mare senza più soccorsi per chi potrebbe aver bisogno di essere salvato.

Siamo Mediterranea, una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale, il più pericoloso e militarizzato spazio di frontiera, dopo che la maggior parte delle ONG sono state costrette ad abbandonarlo, nonostante mai nessuna inchiesta abbia portato all’istruzione di un processo.

Stiamo navigando il mare con la consapevolezza di trovarci dove non vorremmo essere, perché non dovrebbero più esistere persone costrette a diventare naufraghe da salvare e persone costrette a diventare salvatori. Ma salvare le persone in mare è un principio etico e giuridico fondamentale, un dovere sancito dalle leggi internazionali e dal diritto del mare. Inoltre, salvare una vita in mare comporta anche l’obbligo di garantire un porto sicuro di approdo, dove siano rispettati i diritti umani e la dignità delle persone. Una campagna d’odio ha invece ribaltato la realtà, delegittimando l’aiuto, la protezione, la solidarietà verso chi si trova in pericolo.

Mediterranea è il coraggio di essere dove le cose accadono, per poter raccontare e denunciare quanta morte produca la chiusura dei confini, aprendo invece un nuovo spazio possibile: accogliente, solidale, fondato sulle leggi ancestrali dell’ospitalità e del rispetto della vita.

Mediterranea è una comunità aperta di voci e volti. È un insieme di linee che collegano il mare alle piazze, le piazze alle città, le città ai porti, passando per le case e le strade di chi non accetta di vivere nella paura e nella cattiveria, e di rinunciare all’unica sicurezza possibile: la sicurezza dei diritti e della possibilità di rivendicarli.

Sarà ognuno di noi il carburante per questo viaggio. Sarai tu, con il tuo agire. La meta è un futuro più libero e umano.

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