10/01/2019 Ilaria Bonaccorsi

Lo zingaro chiede cose. Anche noi.

La sintesi è questa. Lo penso ogni volta che vedo “l’opposizione” fare opposizione a questo governo. Disperante la situazione che vivo, che viviamo, quella in cui l’opposizione quando fa l’opposizione, – si dovrebbe opporre dunque -, è persino peggiore di chi ci sta tanto maldestramente governando. In che senso lo dico? Ci sono violenze plateali, manifeste, come quella di Matteo Salvini, dalle quali acquisiti alcuni strumenti ci si può altrettanto platealmente difendere e poi opporre.

E ci sono violenze sottili, mascherate dal “decoro” e dalla “sicurezza”, che colpiscono dentro, a volte mortalmente, come quelle di Marco Minniti. Ci sono violenze di cui conosci il luogo persino fisico di provenienza, oltre a quello “immateriale” della mente umana, da cui – una volta fatta la giusta diagnosi – puoi curarti e separarti, e ci sono invece violenze che spezzano dentro perché vengono da quelli che erano come te, che poi sono falliti, e si sono nascosti e ti hanno delinquentemente proposto quel fallimento come fosse la norma, quella giusta. La sicurezza e il decoro delle città. Questo è il fallimento mascherato, quello che viene dai nostri ex amici, quelli con cui eravamo partiti all’inizio sognando di un altro mondo in cui si era tutti uguali.

È peggio il grillino che salva una banca copiando il Pd o uno del Pd che s’indigna perché il grillino salva una banca copiandolo?

Non ho il dubbio dello zingaro, ma credo che neanche lo zingaro lo abbia. Penso piuttosto che con la sua ironia abbia voluto dirci: ma come siamo messi? Abbiamo un governo che fa schifo e un’opposizione altrettanto schifosa. Media allo sbaraglio che portano acqua ognuno alla carretta di riferimento; il problema è che alcune carrette sono messe davvero troppo male e sbandano visivamente insieme a loro, mentre piccolissime sacche di ribellione tentano disperatamente di uscire dall’invisibilità alla quale sono stati condannati da tutti. Nessuno escluso.

C’è un senso, un “buon senso” lo avrebbe chiamato un mio amico, che mi fa dire oggi e ogni volta, che non puoi fare la sinistra se non sei di sinistra. Non puoi fare neanche un giornale di sinistra se non lo sei di sinistra, figurati un partito o l’opposizione. Non puoi farlo neanche se un tempo lo eri e poi hai smesso di esserlo per motivi e vissuti tuoi. Perché non suona, non gira, diventa tutto manierato, ripetuto a vuoto, non credibile, ideologico persino, un rimpasto di cose vecchie, un parlare – persino un fare opposizione – senza essere più capaci di pensare. Macchinette. Macchinette false.

È peggio un grillino che copia un piddino o un piddino che s’indigna perché viene copiato da un grillino nelle sue nefandezze?

Attenzione, perché questa storia della delusione a sinistra, a cui segue la delusione dai grillini, a cui non segue alcuna delusione dai leghisti (che onorano quotidianamente la schifezza con cui hanno sfondato alle ultime elezioni) è cosa di cui preoccuparsi non poco. C’è oggettivamente un problema di identità da curare.

Perché pensavo… mi consolerebbe vedere crollare i grillini per l’affare banca Carige, come fu per Banca Etruria e il PdR? Tradotto: mi consolerebbe vedere divorare dalla stessa rabbia cieca l’ennesima roba politica deludente?

No. Ci ho pensato, non mi consolerebbe affatto. Mi sembrerebbe solo l’ennesimo fallimento a cui nessuno riesce a dare una risposta non deludente.

C’è piuttosto qualcuno in grado di spiegare in totale onestà, lo accenna velocemente e a modo suo Massimo Giannini – ma almeno lo fa – questa mattina su Rep, cosa vuol dire nazionalizzare una banca? Come e se sia possibile farlo in questa Europa? Perché pare di no e  invece a me piacerebbe avere banche che non sono di nessuno, anzi che sono di uno Stato onesto, banche che non hanno amici speciali perché tutti sono loro amici in egual modo. Insomma c’è qualcuno che ha a cuore le menti altrui, prima ancora dei portafogli altrui? Qualcuno a cui preme disinteressatamente costruire sapienza, comprensione, e infine scelte condivise? Perché continuo (malgrado tutto) a pensare che quando il senso è “buono” tutto è connesso e poi condiviso. Se c’è qualcuno, o se ce ne sono tanti, battano un colpo forte. Io ci sono.

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