11/06/2018 Filippo Treiani

La parola giusta // liquidazione

C’è qualcosa di insopportabilmente falso e fastidioso nel messaggio del video che ha postato Alessandro Di Battista, qualche giorno fa, in cui rinuncia alla liquidazione da parlamentare.

È il grado zero del ragionamento, è l’istantanea elevata a movimento, è un meme vivente. È il moralismo come arma di distrazione di massa, è l’onestà elevata a programma politico e non a condizione di base dello stesso: è marketing.

Ricordo, anni fa, una campagna pubblicitaria di un negozio di vestiti che, per la propria inaugurazione, scelse come slogan “si mangia gratis”. Ecco, la sensazione è la stessa: attirare le folle con frasi e azioni semplici, di pancia.

Il giovane ex parlamentare che, durante il suo american coast to coast, decide di diventare l’influencer politico del Movimento, fuori dal Parlamento. Non è in discussione il gesto, certamente meritevole, ma il messaggio autocelebrativo che prova a tutelare l’immagine dura e pura dalle strade incoerenti che l’essere al governo, inevitabilmente, porta a percorrere: letali per chi ha fatto dell’intransigenza un manifesto elettorale.

A questo livello di propaganda permanente, la buona politica dovrebbe rispondere con il racconto di Michele Mognato, l’ex parlamentare che, terminata la legislatura, è tornato a fare il commesso in un grande magazzino, a 1.250 € al mese. Senza proclami né dirette su Instagram. All’epica degli auto-eletti eroi non-eletti, è meglio preferire la normalità.

Accorrete gente, liquidazione totale: sconti fino al 100%. Non mancate.

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