10/09/2018 Filippo Treiani

La parola giusta: pressioni

La vicenda del crollo di Ponte Morandi è stata la prima vera emergenza che il governo si è trovato ad affrontare e, almeno per ora, non è andata benissimo.

Infatti, dopo il “facite ammuina” delle ore e dei giorni successivi al disastro, sono calati il silenzio e, contemporaneamente, l’attenzione mediatica.

Il 4 settembre, tuttavia, alla Camera dei deputati, si è svolta l’importante e attesa relazione del ministro delle Infrastrutture che ha riacceso riflettori e polemiche, dimostrando un livello, francamente, inaccettabile:  con riferimento alla tragedia e alla pubblicazione dei contratti di concessione sul sito web del ministero, Toninelli ha dichiarato di aver subito «pressioni interne ed esterne». Un fatto gravissimo e oggettivamente preoccupante che ha portato, fin da subito, l’opinione pubblica, i partiti di opposizione (e persino giornali non belligeranti nei confronti dell’attuale esecutivo, come il Fatto quotidiano) a chiedere al ministro nomi e cognomi degli autori di quelle indebite pressioni.

A quel punto, Toninelli, messo alle strette e in evidente stato confusionale, ha pubblicato (su twitter) due lettere di Aiscat: una di gennaio ed una di marzo, quando lui, però, era ancora un semplice deputato e il Ponte sul Polcevera era ancora in piedi.

Una balla dunque, scritta per provare a giustificare un’altra balla.

Uno spettacolo desolante, figlio di un meccanismo che prova a riprodurre all’interno delle istituzioni il sensazionalismo dei discorsi da bar, il livello di discussione dell’uomo medio.

E invece no, il nostro Concentratissimo dovrebbe sapere che il ministro delle Infrastrutture non è un uomo comune e, specialmente nel relazionare su un fatto così rilevante, non può venir meno al rigore che il suo ruolo gli impone. Perché a parlare di pressioni in questo modo, con leggerezza, può tranquillamente tornare a farlo in quel di Crema.

Oppure, se così non fosse e avesse davvero subito queste pressioni, con un atto di coraggio, potrebbe fare i nomi di chi ha provato a limitare il suo operato.

L’enorme sofferenza della Città di Genova non merita di essere affrontata da un così infimo livello.

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