21/05/2019 Filippo Treiani

La parola giusta: ironia

In un Paese vessato da un clima d’intolleranza sempre più forte, intossicato dalle parole spesso violente della politica, annebbiato dall’abnorme quantità di notizie false che inondano i social network, abbiamo bisogno di riprenderci, nel suo significato, nella sua etimologia e nel suo utilizzo quotidiano, l’ironia.

Una parola dal respiro lungo che accarezza l’intelligenza e ferisce il potere. Una parola che mobilita laddove tutto sembra statico e che scuote la coscienza che dorme. L’ironia infatti è rivoluzionaria: pone quesiti, costringe al pensiero critico, sprona alla distinzione -indispensabile, in tempo di fake news.

È irridente, non conservatrice per natura, schierata.

Ecco perché i balconi con gli striscioni e i selfie al contrario mettono in crisi Matteo Salvini molto più delle grane giudiziarie del suo partito: mostrano la debolezza dell’uomo forte, svelandone tutte le contraddizioni.

«Mettete striscioni nei vostri balconi!».

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