03/06/2019 Filippo Treiani

La parola giusta: intrappolato

Le elezioni europee hanno creato a Matteo Salvini molti più grattacapi di quanto si possa, superficialmente, immaginare.

Da un lato perché trovarsi oggi, come alleato, un M5S moribondo pone il leader leghista, anche mediaticamente, nella condizione di essere il vero deus ex machina del Governo, cioè l’uomo su cui riposeranno, nei mesi a venire, le aspettative di milioni di elettori, in un Paese emotivamente disperato che brucia e annienta leadership alla velocità media di quasi una all’anno (per informazioni citofonare a Matteo Renzi o a Luigi Di Maio).

Dall’altro lato perché la situazione finanziaria rischia seriamente di sfuggire di mano: non a caso, nella sua prima uscita pubblica dopo il trionfo elettorale, ha esordito dicendo che «saranno anni economicamente difficili» (e, ammettiamolo, con uno sguardo che traspariva inquietudine). Facendo un esempio, per dare concretezza al vuoto delle promesse elettorali, trovare le risorse per non aumentare l’IVA e finanziare la flat tax costa tra i 50 e i 55 miliardi di euro, quasi quanto la metà della spesa pubblica che finanzia il sistema sanitario nazionale. Insomma, si tratta di un’enormità che perfino la propaganda di Luca Morisi farebbe fatica a giustificare.

Praticamente una bolla pronta ad esplodere, alla quale poi bisognerebbe porre rimedio attraverso gli unici due rimedi possibili: aumentare le tasse o tagliare la spesa pubblica. Paradossalmente gli unici due modi che la liturgia sovranista ha sempre giurato di non voler adottare.

Ecco che allora per Salvini, per gli stessi motivi, far cadere il Governo e vincere le elezioni (magari in cordata con Giorgia Meloni) potrebbe addirittura essere peggio -si ritroverebbe infatti, solo, a dover sostenere il peso delle proprie fandonie elettorali, con il Movimento 5 stelle all’opposizione.

Allo stesso tempo però, anche continuare a sostenere con una guerriglia quotidiana un Governo debole di cui, almeno formalmente, non si possiedono le redini potrebbe essere logorante per il ministro felpato e non lo metterebbe comunque al riparo dalle scelte in materia economica.

Il suo costante avversario a quel punto, inoltre, sarebbe l’unico uomo pentastellato che gode ancora di una discreta credibilità e popolarità nel Paese e che sarebbe difficile da contrastare frontalmente, Giuseppe Conte.

Scappare e rischiare di diventare protagonista o restare e mettersi in un angolo, sperando di non dare troppo nell’occhio?

Potremmo denominarlo il “dilemma del sovranista”: quel momento in cui, dopo aver diviso il Paese, incattivito le persone verso i più deboli, forzato la mano sugli avversari, si vince e non si hanno più nemici a cui dare la colpa.

Passerà anche Salvini, intrappolato da sé stesso, resteranno però i danni che questa folle stagione politica avrà prodotto.

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/la-parola-giusta-intrappolato/
Twitter