15/04/2019 Filippo Treiani

La parola giusta: informarsi I Il Salto

Informarsi.

Il Tribunale Federale svizzero, pochi giorni fa, ha annullato i risultati di un referendum del 2016 poiché degli errori contenuti in un opuscolo informativo diffuso dal Governo avrebbero potuto influenzare la libera scelta dei cittadini.

Una decisione che, al netto dei significati tecnico-giuridici, esprime con forza un principio oggi spesso dimenticato: il diritto dei cittadini a essere correttamente informati ovvero la colonna portante di una democrazia compiuta.

Si afferma come un tema di riflessione attuale e fondamentale che, in quanto tale, ha bisogno di essere esaminato tramite un dibattito ampio, non unilaterale.

Da una parte, infatti, i governi, le istituzioni, gli organi d’informazione e (magari un giorno) persino le piattaforme social hanno un vero e proprio “dovere di informare con serietà e correttezza”, dall’altra, nel mondo della conoscenza accessibile, anche il ruolo e il dovere dei cittadini deve essere totalmente ripensato: informarsi non può più soltanto essere un diritto da estendere, garantire e difendere incessantemente; informarsi con criticità deve diventare anche un dovere, una regola sociale, un modo di partecipare, un motore in grado di condizionare la qualità del dibattito politico.

Tale questione, se in generale è sempre centrale, a pochi mesi dalle elezioni europee diviene addirittura cruciale.

Il dibattito politico del nostro Paese, è evidente, tende a essere incentrato su questioni esclusivamente italiane, interne, ombelicali: sulle sorti del governo, sui rapporti di forza nella maggioranza, sul grado di vitalità del Partito Democratico, su quale sia il numero massimo di posizioni politiche differenti raggiungibili da un’unica area politica (quella sinistra). Si parla e si discute dunque di ogni cosa, eccetto che delle importanti questioni di politica europea che il prossimo Parlamento sarà chiamato ad affrontare.

Un cortocircuito che, da un lato, non stimola i cittadini ad essere sempre più preparati rispetto alle grandi sfide del presente e, dall’altro lato, non costringe la politica ad alzare il livello.

Siamo solo all’inizio di una lunga campagna elettorale e sarebbe importante riuscire, per una volta, a parlare di Europa. Specialmente da parte di chi si propone di cambiarla.

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