07/01/2019 Filippo Treiani

La parola giusta: Inerzia

È inutile negarlo, l’Italia sta lentamente scivolando verso una deriva regressiva e autoritaria, nutrita da frasi fatte, luoghi comuni e volgarità.

Una deriva rintracciabile non tanto nelle leggi (che comunque cominciano a non mancare), quanto nel sostegno sociale alle provocazioni, all’intolleranza razziale, all’odio che diventa proposta politica.

Tutto ciò che è minoranza viene, sempre più, percepito come ostacolo. Tutto ciò che è differenza viene percepito come pericolo.

Sui social network, ma anche nella vita reale (un quarto d’ora in metropolitana ogni mattina disegna benissimo il quadro), lo squadrismo verbale è all’ordine del giorno: è sufficiente avere un’opinione diversa o instillare un dubbio che subito si viene sommersi da insulti indicibili e rimproveri violenti.

Come siamo arrivati a questo punto qui? Anzi, come ci siamo tornati?

Due domande che, forse, in un Paese in cui un vicepremier inneggia a Bolsonaro, bisognerebbe cominciare a porsi.

C’è stato, per molti anni, un lento fenomeno di incastellamento di larga parte della politica, del mondo degli intellettuali, dell’informazione e della società civile: un atteggiamento di distacco difensivo che ha comportato la rinuncia a combattere una battaglia culturale, a confrontarsi con chi aveva una grammatica diversa, perfino a esprimere opinioni.

È successo a tutti, diciamo la verità.

Quante volte davanti a «gli immigrati prendono trenta euro al giorno» abbiamo controbattuto, spiegando i fatti nel merito ed evitando che un’idiozia ripetuta diventasse verità? Quante volte abbiamo rinunciato a rispondere a qualche amico social che, postando brutali falsità, ha infangato persone o semplificato, distorcendoli, fatti complessi?

Si è preferito il silenzio, la passività, la pigrizia. L’indifferenza. Il politicamente corretto.

Di più, spesso si è persino scelto l’opportunismo –«non è il momento giusto per lo Ius soli» ancora grida vendetta, ad esempio.

Il risultato però diventa ogni giorno più nitido e colpisce tutti indistintamente.

Questo nuovo anno, dunque, lo passiamo chiusi in casa con tre mandate a guardare su Youtube vecchie puntate de L’Ottavo nano o torniamo a combattere, a partecipare, a informarci e a preoccuparci di ciò che accade intorno a noi?

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