26/11/2018 Filippo Treiani

La parola giusta: cerino

Da giorni va in scena uno spettacolo in bianco e nero che ricorda uno dei grandi classici della politica italiana, fin dai tempi della Prima Repubblica: il gioco del cerino.

Tra le due forze di governo infatti, al di là delle apparenze, i rapporti si stanno deteriorando, i sondaggi tornano a pesare e il voto delle Europee si avvicina.

Le ultime settimane politiche vissute dal Governo Conte hanno visto concretamente sollevarsi il sipario sulla manovra e, con questo, l’inizio di una battaglia feroce contro l’Europa, le opposizioni (che ogni tanto si occupano anche di fare politica, oltre che di congressi, scissioni e simboli) e, non ultima, la matematica.

Ma non solo.

Si assiste, da giorni, a una danza ritmata di dichiarazioni velenose, di messaggi in codice e di battibecchi tra i due Visconti dimezzati (uno dei quali sempre più dimezzato, anche nei voti).

L’Europa (compreso l’alleato Orbán) boccia la manovra? Salvini risponde che attende di ricevere anche la «letterina di Babbo Natale» (speriamo, peraltro, che a via Bellerio spieghino come funziona l’economia meglio di come raccontano la storia del barbuto lappone, sennò siamo in un mare di guai). La Lega propone inceneritori per la Terra dei fuochi? Di Maio risponde con un’altra battuta.

E via così, in un rincorrersi di sarcasmo, provocazioni e prove di forza solo accennate, tra le quali il Presidente del Consiglio prova a barcamenarsi, rilasciando dichiarazioni da “cosa avrà voluto dire” che ne spiegano l’imbarazzo: «trattiamo con l’Europa (che chiede di cambiare la manovra, ndr) ma non cambiamo la manovra» è il refrain di queste ore.

Per il resto silenzio, trattative serrate e diffidenza.

I Cinque stelle comprendono di essere con le spalle al muro, comunicativamente e politicamente: il rischio di far cadere il Governo impuntandosi sulle modifiche a provvedimenti come il Decreto Sicurezza è troppo alto e porterebbe Salvini a divorare metà dei voti pentastellati; Di Maio lo ha capito, ma le critiche (ormai anche quelle interne) cominciano a farsi sentire. Allo stesso tempo, però, anche il Leghista non può rompere, almeno fino a quando persisterà la sua personale luna di miele con l’elettorato.

Ma tutti sanno che, al momento, è un’alleanza che non durerà a lungo -un matrimonio d’interesse, nulla più, nel quale si studiano le mosse migliori per presentarsi forti al giorno del divorzio.

Chi sbaglia l’ultima mossa rimane con il cerino in mano, scottandosi.

 

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