08/03/2019 Tiziana Barillà

La musica? Finisce per “a” ma è ancora tutta al maschile 

«Sono stupefatto! Non sapevo fossi in grado di comporre in modo così grazioso. Ti prego, cerca di fare più spesso queste cose». Lo scriveva Wolfgang Amadeus Mozart alla sorella Maria Anna nel 1770. Nannerl suonava il clavicembalo e il pianoforte, e componeva sinfonie che non abbiamo mai ascoltato. Non è la prima volta che – scrivendo di musica e donne – riporto questa citazione, ma la situazione non è mutata fino al punto da accantonarla. Non ancora.  

Quante note non abbiamo mai ascoltato perché a comporle, scriverle e suonarle è stata una donna? Tutte o quasi nel lontano passato, rispondereste. Eppure, senza andare troppo lontano nel tempo, ancora oggi sono migliaia le musiciste e compositrici alle quali è proibito esprimersi in pubblico. In Iran, per esempio, anche solo cantare in pubblico è vietato per legge, il codice penale prevede una pena fino a 79 frustate per avere cantato senza autorizzazione. A Teheran – ancora oggi – un concerto può essere annullato per via della presenza femminile tra i musicisti. Così, le artiste iraniane sono costrette a nascondere la propria femminilità: mostrandosi di schiena, celando le proprie silhouette dietro veli e tende o alterando la propria immagine dietro grandi occhiali da sole e maschere di trucco pesante.

E se veniamo al di qua del mondo, senza andare troppo lontano nemmeno nello spazio, al qui e oggi, nell’Occidente evoluto? Nessun divieto per legge, eppure la mancanza di ‘pari opportunità’ continua a far registrare uno squilibrio. In questo venerdì 8 marzo 2019 – mentre il mondo si divide come sempre tra chi festeggia, chi celebra e chi contesta – Soundreef coglie l’occasione per pubblicare i dati sulla presenza femminile nell’industria musicale. Qualche esempio: solo il 9,3% delle Nomination ai Grammy Award tra il 2013 e il 2018 erano rivolte a donne; dei 600 brani più popolari tra il 2012 e il 2017 le autrici sono solo il 22,4%, dice il New York Times. Ma c’è un dato che merita un’attenzione particolare: secondo uno studio di Annenberg – School of Journalism, nel 2017 solo il 16,8% degli artisti in attività sono donne. Insomma, per allietare gli ospiti o allenare la grazia del gentil sesso la musica è ammessa, ma il professionismo musicale resta ancora impero maschile. 

Pregiudizi, discriminazione, responsabilità. E ognuna di queste voci va letta e interpretata  – come fanno notare le artiste selezionate dalla collecting – come una serie di ostacoli tanto posti quanto autoimposti. È utile – oltreché divertente – rileggere la lista dei cinque pregiudizi stilata tempo fa da Nur Al Habash su Rock.it: 

    1. “Le donne non hanno cultura musicale”, c’è bisogno di un uomo che consigli loro i giusti ascolti;
    2. “Se c’è una donna nel backstage, è la fidanzata di un membro della band”;
    3. “È perfettamente lecito parlare di musica al femminile”, come categoria a sé;
    4. “Una musicista è degna di attenzione solo se è figa”;
    5. “Le giornaliste musicali non sono competenti quanto i loro colleghi”, il che spesso vale per le giornaliste tout court.

Al di là dei pregiudizi, c’è un gap materiale – come il divario di reddito – che contraddistingue la questione di genere e non fa eccezione nel settore musicale. Lo studio condotto dal dr Pauwke Berkers dell’Università di Rotterdam – segnalato ancora da Soundreef – giunge a queste conclusioni:

    1. Le donne sentono di essere prese meno sul serio
    2. Le donne hanno più difficoltà nel promuoversi
    3. Poche opportunità di creare una rete di contatti con altre professioniste del settore
    4. Esiste un divario di reddito
    5. Stereotipi e ruoli di genere rimangono prominenti

E allora oggi, 8 marzo, non possiamo che suggerirvi di ascoltare le opinioni e soprattutto la musica delle artiste che – in questi anni di dissimulata emancipazione – creano e lavorano, nonostante tutto. Oggi raccogliamo l’invito di Soundreef, e che non sia solo per oggi. Perché, del resto, ogni giorno dovrebbe essere 8 marzo. Ed è ancora forte il bisogno «di mostrare al mondo il vanitoso errore degli uomini di possedere essi soli doti intellettuali, e di non credere possibile che possano esserne dotate anche le donne». Parole di Maddalena Casulana, compositrice del periodo tardo rinascimentale e prima donna a pubblicare le proprie composizioni nella storia della musica occidentale. Parole di una donna che ha rotto gli schemi, in attesa che altri schemi vengano distrutti.

Buona musica a tutte noi. 

 

 

«La musica come tutte le visioni artistiche richiede anche tanta disciplina, duro lavoro, progettualità, consapevolezza. In anni di esperienza ho notato che a volte le donne tendono a delegare. Come diceva Man Ray, bisogna avere una forte padronanza delle regole per poterle infrangere».
Killing Cartisano

 

«Non credo che le donne siano più timide e meno sicure.
Stiamo andando avanti e dovremmo darci da fare ancora di più.
Tuttavia è innegabile che ci siano ancora degli stereotipi radicati».
Lady Flavia

 

 

«Credo che a volte il problema della poca presenza
nella musica delle donne siano le donne stesse, o meglio,
i pre-concetti insiti nella cultura in cui siamo cresciute».
Serena, voce dei Leda

 

 

«Senza dubbio esiste un retaggio culturale.
Perché? Sarebbe bello fare questa domanda agli uomini».
Tita

 

 

«Le persone che vengono a farmi complimenti dopo i live
a volte sembrano spiazzate.
Non si aspettano che una donna proponga contenuti diversi
da quelli che rappresentano il loro stereotipo di musica al femminile».
Noireve

 

 

«Nella mia esperienza personale non ho avuto sinora riscontri di questo tipo.
I numeri un po’ mi sorprendono.
Il mio credo è questo: volere è potere,
diamoci da fare e crediamo nei nostri progetti».
Roberta De Gaetano

 

«A volte ho la sensazione che le ragazze diano troppa importanza alla forma e non alla sostanza.
Mi piacerebbe che in musica sperimentassimo di più ma anche che riuscissimo ad essere pragmatiche.
Sto imparando che è tanto importante il lato creativo quanto il metodo».
Rosita

 

 

«Per un’artista donna le sfide da affrontare sono sempre maggiori.
Purtroppo gli stereotipi e i ruoli di genere rappresentano ancora una delle maggiori difficoltà che limitano le nostre opportunità e, soprattutto, tendono a ridurre le nostre sicurezze e il controllo sul nostro lavoro».
Haiducii

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/la-musica-finisce-per-a-ma-e-ancora-tutta-al-maschile/
Twitter