06/01/2019 Daniele Coltrinari

La corsa più pazza del mondo

Una corsa unica, incredibile, pazza. Un libro pubblicato oltre dieci anni fa da Ediciclo editore e scritto da Marco Pastonesi, giornalista sportivo e scrittore; La corsa più pazza del mondo racconta di storie di ciclismo equatoriale da leggere e da scoprire.

«In Africa c’è il ciclismo ‘altro’, non saprei dire quanto eroico. Ma le divise improvvisate, la penuria di tubolari, il mangiare e dormire come capita, le strade sterrate (rosse qui, non bianche), la passione di fondo sono collegati, se non imparentati», si legge nella prefazione di Gianni Mura.

Storie divertenti e a volte drammatiche, semplici, incredibili e spesso sconosciute ma soprattutto eroiche; la corsa più pazza del mondo racconta il Tour du Faso, ovvero il Giro del Burkina Faso: competizione sportiva composta da centootto corridori, diciotto squadre di quindici paesi diversi, in rappresentanza di ben tre continenti.

Marco Pastonesi, per tanti anni inviato della Gazzetta dello Sport al Giro d’Italia e al Tour de France, narra le vicende di questo evento, il più importante giro ciclistico di tutta l’Africa e riesce a raccontarci, con lo sguardo curioso dello scrittore e alla ricerca di una dimensione romantica dello sport qui ancora possibile, uno spaccato di Africa inedito e affascinante.

Qui la vita di un re in tunica leopardata può interagire con quella dei cooperanti italiani, di giornalisti e corridori dilettanti francesi, belgi, giapponesi e ovviamente africani. Questa manifestazione sportiva è una corsa completamente diversa dai giri professionistici che si svolgono in Italia, Francia e in generale sulle strade dei paesi del primo mondo, qui siamo in Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo vede svolgersi sul proprio territorio una gara ciclistica di milleduecentosettanta chilometri e mezzo, di cui sessantacinque su piste rosse e dove saltano tutti gli standard sportivi, sociali e antropologici ai quali siamo abituati in Europa: ciclisti alle prime armi che non possono allenarsi troppo per non rischiare di forare le gomme in gara, uomini europei o indigeni, che trovano una ragione di vita nel partecipare al giro del Burkina Faso. Una corsa avventurosa, rischiosa, dove l’imprevisto è dietro l’angolo e il caldo è tanto, solo all’ombra la temperatura tocca i 35 gradi. Chi ha vinto la tappa di giornata e chi è stato costretto a ritirarsi e chi non ha mollato, sono tutti ugualmente eroi sulle strade africane fatte di buche, sassi e polvere.

Un libro da leggere e impossibile da dimenticare.

 

«Centotto corridori di diciotto squadre e di quindici Paesi e di tre continenti. Milleduecentosettanta chilometri e mezzo, di cui sessantacinque su piste rosse. È il Tour du Faso, il Giro del Burkina Faso. Ciclismo, ciclismo equatoriale, ma non solo ciclismo. Soprattutto storie di vita. Come quella di Djibril Hassane, diciannove anni, nigerino, studente, che corre da due anni. Prima del Tour du Faso ha rotto la bici, allora ha ricevuto in prestito quella del suo allenatore, che però è più alto di una spanna, ma il problema è quando tornerà a casa: “Chi mi darà una bici per allenarmi?”. O come quella di Herman Beysens, cinquantasei anni, direttore sportivo di una squadra belga: un giorno un amico gli chiese se volesse andare al Tour du Faso, lui pensò alle malattie e ai serpenti, “hai cinque minuti per decidere” gli intimò l’amico, lui rispose sì e appena messo piede in Africa, capì che era casa sua e adesso, ogni anno, da dieci anni, fa costruire sei pozzi d’acqua».

(Tratto da La corsa più pazza del mondo, Marco Pastonesi, Ediciclo editore, 2007)

 

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/la-corsa-piu-pazza-del-mondo/
Twitter