13/03/2018 Tiziana Barillà

Il voto della paura ha già cambiato l’Italia. Razzista ed euroscettica

Possono leggere e possono scrivere, ma davanti a un testo o un concetto un po’ complesso entrano in difficoltà. E, comunque, ciò che ricevono non lo riescono a elaborare, assumendolo così come verità in termini assoluti. Dopo di che, immettono informazioni. E, quando se ne presenta l’occasione, votano. Uno dei protagonisti delle ultime elezioni, infatti, lo conosciamo già da prima del 4 marzo. Sapevamo che, in media, 8 italiani su 10 sono affetti da analfabetismo funzionale. Sapevamo che ci saremmo sorpresi, eppure ci siamo lasciati sorprendere.

Se l’ “analfabetismo” sta nel “discorso”, come Bauman e Tullio De Mauro insegnano, allora contribuirà a disegnare il profilo della società. La matita è in mano a un elettorato in gran parte affetto da analfabetismo funzionale che ha appena abbozzato il nuovo profilo del Parlamento italiano. Le urne ci consegnano una maggioranza razzista ed euroscettica – questi i due pilastri della campagna elettorale permanente che accomunano il primo partito d’Italia (il M5s) e il primo partito della vincente coalizione (la Lega di Matteo Salvini). Entrambi, fatte salve le frenatine pre elettorali per tranquillizzare l’establishment, su Europa e questione migratoria hanno posizioni piuttosto chiare.

I vincitori, forse, lo hanno capito meglio e prima di tutti. L’Italia è un Paese arrabbiato e in sofferenza, povero e ignorante. Un paese che ha paura e non sapendo con chi prendersela mira il bersaglio più debole. L’attuale maggioranza è invisibile solo nella misura in cui non la si guarda e non la si ascolta: un’anziana sputa un ragazzo su un autobus di Roma, una donna minaccia di sparare un nero perché in quanto italiana si crede al di sopra di quel reato, un uomo che spara, un altro che uccide l’ennesimo morto ammazzato per motivi razziali, e così via. Una maggioranza che non è un’esclusiva di nessuno, di centro, di destra o sinistra.

“Se c’è una cosa chiara è che la lotta culturale l’avete strapersa”, mi ha detto un amico che ci osserva dall’estero. “E purtroppo in questo sembrate l’avanguardia europea”. Come dargli torto, se in Italia affiorano possibilità come “sinistra razzista” (i 5 stelle) e “sinistra liberista” (+Europa), due concetti che, a questo punto, per la grande maggioranza non costituiscono una contraddizione in termini. Servirà a poco abbandonare l’analisi politica a favore della gara all’insulto, ultima moda tra giornalisti e intellettuali del Paese. Non serviranno a nulla proclami di fine d’epoca. Appena più in là del nostro proprio naso c’è un Paese in ritardo su tutto. Con tante sinistre già sul piede di guerra in vista delle elezioni europee 2019, in Italia e nel resto d’Europa. Non c’è sinistra che non si spaccherà sul posizionamento alle prossime elezioni, ne seguiremo ogni frammento.

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