14/11/2019 Clara Habte

Manuel Aspidi: «Mai arrendersi»

“Let Out This Light”, sbarca negli Usa e il video è in rotazione anche su

in 750 emittenti mondiali

La dolcezza di una voce che sta trovando uno spazio nell’immensa discografia anche d’oltre oceano questo è oggi Manuel Aspidi che con l’Ep Libero (I’m free) sta scalando un successo meritato. 

Dall’esperienza nella scuola di Amici di Maria De Filippi e la partecipazione a The Voice nel team di Raffaella Carrà al tanto lavoro che lo hanno portato a collaborazioni importanti tra cui Niccolò Agliardi, Pierdavide Carone, Nick Scott e molti altri e dopo oltre dieci anni arriva al grande pubblico.

Un artista, un uomo che non si gira dall’altra parte anzi ci ha dimostrato di contrastare la violenza e sapere bene da che parte stare. Un giovane dal talento genuino e che non ha smesso di crederci mantenendo lucidità nelle scelte.  

Piccoli passi che ad ogni uscita hanno dimostrato che anche al giorno d’oggi la gavetta ripaga.

Tanto lavoro che lo ha portato alla Thomas Music & Artad e ad un incontro fondamentale, anche se saranno i posteri a sentenziare, con Julian V. Hinton che gli ha donato “Let Out This Light”, una ballata d’amore intensa e delicata che è arrivata di peso anche negli Stati Uniti. 

Infatti, “Let Out This Light”, terzo estratto dell’Ep, ha oltre 1 milione di visualizzazioni Youtube ed è in rotazione su tutte le radio, nei maggiori digital store e digital download.

Il videoclip diretto da Andrea Roma (https://www.youtube.com/watch?v=9uOWW3HtfYg) è trasmesso anche su MTV USA e in 750 emittenti (tv e altrettante radio) mondiali.

Un ragazzo legato alla sua Livorno, alle radici ma con una veduta internazionale, mai banale e che dona un ascolto nuovo e al contempo tocca corde emotive antiche.

Numeri che iniziano ad essere interessanti anche per lo star system ma che ci auguriamo trovino spazio nel Bel Paese per poi andare a conoscerlo il mondo.

Nel dubbio noi un ‘Salto’ in questa sua avventura lo abbiamo fatto incontrandolo.

Si parte da Livorno e si arriva negli Stati Uniti, come?

«Prima di tutto grazie all’etichetta Thomas Music & Art, la mia casa discografica la tomo music alla quale stenderei il tappeto rosso; prima dicevo anche ai Dire Streats ma decisamente a loro perché senza il loro supporto probabilmente tutto questo non sarebbe avvenuto.

Il pezzo è in inglese, quando mi arrivò dissi che lo volevo fortemente così perché avevo il desiderio di scoprire cosa avviene fuori dall’Italia. Mi sono, ed ho detto “proviamo, vediamo cosa avviene e la produzione ha sondato il terreno, il pezzo è piaciuto molto tanto da far siglare delle partership. Queste hanno puntato alla promozione anche negli Stati Uniti e da lì è partito tutto. Il brano ha iniziato ad essere trasmetto nelle radio statunitensi è entrato a stretto giro nelle classiche importanti insieme ad Arianna Grande, Ed Shiran per fare alcuni nomi da capogiro ed io, un pesce fuor d’acqua, tra lo stupore, la gioia v’è un’ebrezza meragliosa». 

Forse la gavetta è servita?  

«E, cavolo! E se aiuta in questa maniera: sia benedetta». 

A proposito di gavetta: tv, palchi importanti poi non è così facile entrare nel mondo discografico. Un album interessante prima di questo ma qual’è l’emozione che l’ha spinta a questo lavoro?

«Non lo so, tante volte quando ci penso mi dico “Ma! Davvero sono in una classifica cosi importante” perché tante volte uno dice non è possibile invece -sorride- carta canta ci sono davvero e le confido ci sono persone che mi scrivono dagli Stati Uniti dicendomi che hanno sentito il pezzo in radio e che è bellissimo. Network amercani che lo passano e se fosse in Italia si sarebbe dovuto bussare migliaia di volte alle una radio invece questa magia negli States è piaciuto molto e il passaggio è avvenuto con facilità. Il video ha iniziato ad avere numeri importantissimi su YouTube;  il video viene passato in settecentocinquanta emittenti televisive tra cui MTV America».

È “Libero” oggi?

«Oggi pomeriggio non lo so..».

Mi riferisco al singolo, primo estratto…

«Sì, sì -ride- c’ho la botta ho jet-lag emotivo però si, sono libero». 

E, cosa significa essere libero?

«La tranquillità, oggi sono tranquillo in primis poi la libertà per me sta nel cantare. Mi sento completamente libero nel momento in cui sono sul palco con i miei musicisti e canto e mi emoziono per le persone che mi ascoltano. Però anche anche questi risultati umanamente e a livello emozionale mi danno quel senso di libertà completa. La prima volta che l’ho provata è stato quando sono entrato ad Amici insomma cadi dalle nuvole ecco sono nella stessa situazione di piacevole stordimento».

L’esposizione in inglese è nelle sue corde? 

«Decisamente».

Mi colpisce però l’attaccamento alla sua terra, al non allontanarsi troppo dalle radici: la data zero è in programma il 31 gennaio a Livorno 

«Non solo sono profondamente legato a Livorno ma anche alla mia famiglia. I primi supporter li ho in casa, consideri che dopo vari giri ho scelto mio fratello come manager: mi sento sicuro e tutelato, sono una persona amata e fortunata. Non potrei vivere troppo lontano da Livorno».

È importante, quindi, rimanere con in piedi per terra?

«Guardi in questo sono molto patriottico, nel senso che amo indipendentemente da tutto è il luogo dove sono nato, in questo però certamente voglio rimanerci ma stiamo organizzando di fare una serie di cose fuori dal territorio nazionale, nello specifico in America».

Sono in vista live negli States?

«Probabilmente, si c’è interesse. Non le posso confidare altro, non per scaramanzia ma perché in parte ancora devo metabolizzare e dall’altra non posso dire altro perché ci si sta lavorando».

Invece come ci si rapporta con i mostri sacri?

«Bella domanda… Personalmente cerco d’essere semper me stesso e chiunque incontro prima del valore artistico vedo la persona. Non cambia, insomma, la forma con cui mi rapporto con chi mi è capitato di incontrare esattamente come con lei o con un altro artista o chiunque altro».

Però gli artisti sono la misura tangibile dell’eternità cosa non valida per tutte le persone. 

«Sì, lei dice?»

Non so ad esempio Elton John lo ricorderanno da ora fino a quando esisterà l’umanità immagino oppure come citava i Dire Straits faranno perte dell’immaginario pubblico e molti altri… 

«In questo senso sicuramente, per forza. Loro sono assolutamente mostri sacri però penso anche tanti altri artisti che possono essere ‘meteore’ non riuscirei a definirli mostri sacri nonostante firmano brani che fanno numeri pazzeschi ad oggi. Ad esempio vendono molto alcuni giovani che escono adesso ad esempio che alcuni famosissimi…»

Non mi rivolgo alle vendite moderne. Quanta pressione fa la vendita?

«Tanto. Nel senso che credo sia importantissima per un artista anche dal punto di vista personale: è una soddisfazione. Anche la popolarità è importante se vuoi fa parte di questo mondo, negli anni ho imparato a conviverci; nel senso che mi bastava quello avevo, mi piaceva a tratti quello ero nonostante il mio sogno fosse tutt’altro».

Qual’è il suo sogno? 

«Diventare uno dei mostri sacri -sorride- la musica. Riuscire a cantare anche all’estero, diventare uno che si ricorda».

Lei è un ugola in fuga?

«No, più che in fuga diaciamo che sono in cerca di… Anzi sono in sperimentazione.

Risultati che stanno arrivando “Let Out This Light” non ce lo aspettavamo ma amo profondamente la black music, da piccino ascoltavo Stive Wonder o il Gosplel per cui la volontà di cantare in inglese è insito e così ho detto proviamo ed è andata».

Tornando alla gavetta e al suo percorso, credo siano circa dodici anni, “Mai arrendersi” come canta? 

«Si, dodici anni. Arrendersi? No, mai, assolutamente. Vivo con un motto: “insisti, persisti, raggiungi e conquisti” ed è una parte del mio essere. Tante volte uno si dice: “ho preso una batosta, lascio perdere” un’altra uguale, lascio perdere ma cosa ne sai se magari dopo la prima, seconda, la terza anche la quarta oppure la milionesima volta non arriva il tuo momento. Non è magari dietro l’angolo però se si ha un obiettivo o un sogno sono dell’idea che si deve persistere per riuscire a raggiungerlo. Perché altrimenti si rischia di passare tutta la vita col rimorso a domandarsi se avessi provato.. Io sono come un cavallo col para occhi: mi butti in terra? Mi rialzo e vado avanti per la mia strada. Per me è questo, voglio cantare, voglio che sia il mio lavoro nonostante di batoste ne ho ricevute, di porte in faccia ne ho prese, come un qualunque altro artista, però sono andato avanti: perché il sogno che uno desidera persistere è più vicino di quanto sembri anche se ci sembra così lontano, irraggiungibile in realtà è più vicino di quanto si possa immaginare».

Dal rock alla denuncia che ha fatto dell’album precedente penso a “L’uso delle mani” -che raccontava una tematica importante anche e soprattutto per il fatto che lei è un uomo che prende posizione e contrasta la violenza- aveva una base rock invece questo ultimo lavoro così melodico, così dolce anche se il messaggio è grintoso in “Let Out This Light”. Ecco come v’è entrato? È il pezzo che l’ha trovata?

«Credo che nella vita ci siano anelli che si vanno ad incastrare perfettamente l’uno con l’altro. Una sera ero a cena con la mia produzione e c’era anche Julian Hinton perché dovevamo fare un lavoro per un altro artista ed abbiamo iniziato a parlare del più e del meno. Gli ho raccontato di quello che facevo e lui m’ha detto interessante e così la butto lì dicendogli che al suo rientro se mi mandava qualcosa sarei stato felice di ascoltarlo. Tornato a Londra mi ha inviato due brani: “Un angelo per me” e l’altra era “Let Out This Light” ed è scoccato l’amore. 

“Let Out This Light” l’ho sentita proprio mia, ho detto io questo pezzo lo voglio cantare assolutamente. Se posso permettermi un paragone è stato come quando si va a prendere un cane e ad un certo punto ci si trova, ci si sceglie: ecco, questo m’è accaduto. Tant’è che poi a Julian ho detto che volevo rimanesse esattamente com’era e lui m’ha detto: “questo brano sono vent’anni che l’avevo nel cassetto aspettando la persona giusta” questo perché era gelosissimo di questo brano e io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto cantarla e così siamo qua».

Insomma trovarsi al posto giusto, nel momento giusto con la persona giusta

«Proprio così».

Il tour partirà il 31 gennaio da Livorno, poi?

«Il calendario è in programmazione, ci saranno date in Italia e come dicevo prima ci sono in ballo anche date estere». 

Leggo che per ogni tappa verrà anche istituita una raccolta fondi destinata a “I Sogni di Jo”.

«Jo è una bambina livornese che non può camminare dovuto a problemi fisici dalla nascita e deve subire un importante e costoso intervento al Palce Institute in Florida così ho deciso di istituire una raccolta fondi per poter coprire le spese che sono gravose».

In ultimo dove si trova oggi e dove vuole arrivare?

«Oggi sono un cittadino del mondo e spero di arrivare ad essere ascoltato da più persone possibili». 

Ricordiamo che il singolo Libero (I’m free), che dà il nome all’Ep, uscito lo scorso aprile per l’etichetta discografica londinese THOMAS MUSIC & ART, ha registrato circa 700.000 visualizzazioni su Youtube e oltre 120.000 streaming su Spotify. Nella Classifica Airplay Indipendenti il brano è stato per 3 mesi in classifica top 100 tra la posizione 15 e 40.

L’EP è un progetto internazionale che vanta nomi prestigiosissimi come Phil Palmer, Alan Clark (tastierista e arrangiatore storico dei Dire Straits), Mickey Feat e Julian V. Hinton (autore, arrangiatore e produttore britannico).

IL TOUR 

Seguirà in inverno il primo tour teatrale italiano, anticipato da una data zero a Livorno, il  31 Gennaio 2020 (alle ore 21.00) presso il Teatro Goldoni

Per ogni tappa verrà anche istituita una raccolta fondi destinata a “I Sogni di Jo”.
I biglietti per la serata di Livorno sono in vendita sul sito Ticketone e nei relativi punti vendita e presso la biglietteria del teatro e sul sito www.goldoniteatro.it.

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