20/07/2019 Marco Spagnuolo

Indagare il presente. A colloquio con Plateforme d’enquête militante.

Plateforme d’enquête militante nasce durante le mobilitazioni del 2016 e, da allora, interviene con il metodo dell’inchiesta sulle questioni del presente: dalle trasformazioni del lavoro alla composizione sociale/politica delle mobilitazioni, dai prodotti delle riforme che si sono succedute in questi anni fino alle esperienze di lotta nelle università, nelle banlieues e nelle strade francesi.

 

Perché l’inchiesta? 

 

Se negli anni Duemila in Francia i movimenti hanno espresso capacità di conflitto e forza inventiva, tra il 2010 e il 2015 non sono riusciti a «dare forma» all’opposizione alle politiche neoliberali. La mobilitazione del 2016 contro «La Loi Travail e il suo mondo», invece, ha segnato uno scarto importante, per lo meno su tre livelli: le componenti giovanili che si riunivano nello spezzone di punta dei cortei (il cortège de tète), dando luogo a delle pratiche antagoniste durante le manifestazioni; l’occupazione delle piazze di Nuit debout, nelle quali si assemblava una cittadinanza radicale alla ricerca di un luogo in cui liberare la parola e auto-organizzarsi; i blocchi della produzione e della circolazione delle merci, effettuati da basi sindacali conflittuali, sempre più in rotta con le centrali dirigenti. Costruire un collettivo attorno alla pratica dell’inchiesta ci è parso il modo migliore per prolungare tale importante accumulo di esperienze e di legami, in una fase di «semi-mobilitazione» permanente (la Francia sta infatti attraversando una sequenza di lotta di una certa ampiezza da pressoché tre anni oramai). Per farla breve: l’inchiesta come metodo che permette di ancorare le pratiche negli spazi e di riprodurle nel tempo – i limiti dei movimenti francesi avendo principalmente a che fare col loro carattere evenemenziale.


Quali elementi avete “recuperato” dal modo di fare inchiesta degli anni 60 e 70 e quali, invece, sono innovativi?

 

Abbiamo ripreso il metodo, appunto, mentre «nuova» è la congiuntura oggettiva e soggettiva all’interno della quale ci troviamo. Dal punto di vista del metodo, la centralità strategica che accordiamo all’inchiesta consiste nel non separare l’elaborazione intellettuale dall’intervento politico, e viceversa; a non distinguere il piano dell’organizzazione da quello dell’analisi. Ciò si traduce in una postura militante sempre presente nella maniera in cui ci si rapporta alle lotte e ai processi sociali, la quale – se condotta a dovere – si concretizza nella consolidazione reciproca tra teoria e pratica, tra produzione di conoscenza e produzione di conflitto. Tra il XIX° e il XX° secolo, tale metodo si è incarnato in una molteplicità di realtà eterogenee, le quali hanno conosciuto nel Secondo Dopoguerra un momento di particolare splendore: dalla Johnson Forest Tendency negli Stati Uniti fino al Groupe d’Information sur les Prisons animato da Foucault, passando per Socialisme ou Barbarie in Francia, l’operaismo in Italia o, su scala globale, il maoismo, i movimenti femministi (i gruppi di auto-coscienza essendo delle forme di auto-inchiesta), etc. Uno dei tratti peculiari della Plateforme d’enquête militante consiste nel mettere in relazione la pluralità di lotte (sulle condizioni di lavoro, studentesche, anti-razziste, etc.) presenti nella regione parigina, lavorando dunque al contempo con delle soggettività molto differenti tra di loro, sia per le condizioni di vita e di lavoro che per gli obiettivi politici e le forme di organizzazione.

 
Qual è stato il rapporto tra la piattaforma e i movimenti? O esattamente, tra elaborazione teorica ed elaborazione politico-rivendicativa? 

 

La piattaforma ha partecipato attivamente alla mobilitazione studentesca e ferroviaria del 2018, così come è intervenuta senza sosta all’interno dell’insorgenza dei gilets gialli. Il rapporto tra la Piattaforma e i movimenti, da un lato, e tra elaborazione teorica ed elaborazione politico-rivendicativa dall’altro, è sempre stato circolare. Per quanto riguarda la prima questione, ci siamo messi al servizio dei movimenti, lanciando iniziative di vario tipo (incontri, assemblee, azioni, blocchi, pubblicazioni etc.), le quali di converso hanno contribuito a rafforzare il collettivo. Per quanto concerne il secondo punto, invece, non ci siamo mai limitati alla semplice redazione di testi, interviste o sintesi di inchieste, il cui contenuto potrebbe essere comodamente appropriato via un supporto elettronico o cartaceo. Ciò non ha impedito, ovviamente, la produzione di materiali testuali e/o audio-visivi al fine di restituire i risultati – sempre parziali, sempre in progress, sempre situati – della co-costruzione di un sapere fatto per e attraverso le lotte. Vi sarebbero molte altre cose da aggiungere… a tal riguardo (ma pure su quanto precede e su quanto segue), preferiamo rimandare a un’intervista realizzata qualche mese fa da due compagn* della Pem per il blog Acta.


Tra poco la piattaforma compirà due anni. Dalle mobilitazioni del 2016 fino ai Gilets Jaunes, qual è stato il vostro contributo nello sviluppo delle lotte che avete raccontato?

 

Come detto, per noi oggigiorno la questione politica principale consiste: 

  1. nell’intensificazione della pluralità di lotte presenti e 
  2. nella loro messa in relazione a partire dalla loro autonomia rispettiva. 

Durante tutto il 2018 abbiamo tentato di creare e rafforzare una connessione dinamica tra i vari focolai di lotta, invitando da un lato le basi sindacali nelle università occupate, dall’altro spingendo gli studenti a bloccare le stazioni ferroviarie o i depositi della logistica assieme ai lavoratori e alle lavoratrici e infine abbiamo partecipato assieme a queste due componenti alla mobilitazione dei comitati anti-razzisti che si battono contro le violenze poliziesche nella banlieue parigina. Durante l’autunno 2018 e la prima parte del 2019, invece, ci siamo immersi nel movimento dei Gilets Gialli, disseminandoci in diverse assemblee popolari presenti a Parigi o nella sua banlieue. Anche in questo caso, a partire da una radicale immanenza alle realtà locali, si è trattato di produrre conoscenza sul e per il movimento, di sostenere le sue forme di auto-organizzazione (orizzontalità decisionale, blocchi della circolazione, manifestazioni, etc.), di fare rete tra le varie assemblee locali di Gilets Gialli e di costruire dei ponti con le lotte già esistenti. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, ciò che è chiaro è che la situazione sociale e politica francese continuerà a rimanere incandescente nei mesi a venire!

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