11/05/2019 Ilaria Bonaccorsi

Il nostro sole d’Africa: quattro domande a Fatou Boro Lo

«Sole d’Africa, tu che ci rendi sorridenti ….
fai di noi
uomini capaci d’intendere
di rispettare
di inventare…
Sole d’Africa
conserva i nostri oceani
i nostri fiumi
i nostri torrenti
i nostri esseri viventi.
Questi versi del poeta angolano Alfonso Sadi raccontano un po’ di me. Mi chiamo Fatou Boro Lo, sono un’italiana di origini senegalesi, residente a Ravenna da quasi 20 anni, sono sposata e ho tre figli… La mia candidatura nasce per dare voce a chi soffre il buio, nasce per i nuovi italiani e i nuovi europei, che colorano il vecchio continente di storie, competenze, saperi, vita in un intreccio bello e sfidante di culture diverse. Nasce per la difesa dei diritti umani di tutte e di tutti, per far sentire a casa propria tutte e tutti, in un’Europa giovane, ambientalista, progressista, femminista, antifascista, pacifista…
Penso che per raccogliere bisogna seminare e seminare bene. Con cura e con amore.»
Fatou Boro Lo si presenta così ai suoi elettori, è candidata alle prossime Europee nella circoscrizione Italia Nord Orientale per la lista Europa Verde, nata dall’incontro tra Verdi italiani e Possibile, il suo partito. In conferenza stampa si presenta con i versi di un poeta angolano e raccontando della sua associazione per le donne senegalesi. Della sua vita passata a cercare di integrarsi e di integrare. Si presenta con la voce che si rompe quando racconta della Libia e di un’Europa troppo complice. Si racconta e racconta il perché abbassando lo sguardo come si vergognasse per noi che il sole africano lo conosciamo troppo poco. Si appella agli stranieri già cittadini italiani, gli chiede di prendersi sulle spalle – come fa lei – la responsabilità di cambiarla questa Europa e questo mondo. Per tutti i figli che verranno.
Mi appunto qualche sua frase e la trasformo in una scusa per chiederle qualche attimo in più:
 
1. “L’Europa è la giusta dimensione per continuare la mia lotta per i diritti umani” hai detto. E raccontando l’orrore delle violenze in Libia su donne e bambini di cui si sta macchiando l’Europa ti si è rotta la voce. Dal Senegal, all’Italia, fino a Strasburgo, cosa vuoi portare?
La mia origine africana è sempre presente nelle cose che dico e nelle cose che faccio. La forte indignazione per il trattamento riservato ai migranti in Libia nasce dalla consapevolezza che non c’è giustizia senza rispetto per la dignità di ogni essere umano. E non mi riferisco solo alla crudeltà dei campi di concentramento ma alle gravissime scelte politiche, fatte anche dai governi italiani ed europei, che continuano a violare i più elementari diritti umani, lasciando morire in mare donne e bambini e chiudendo gli occhi davanti a torture e stupri. A Strasburgo vorrei portare molta freschezza e umanità, dare il senso di un continente vivo, che si sta trasformando e che vive le differenze come ricchezza.
 
2. “Ambiente e giustizia sociale non possono divorziare, stanno insieme”. È così che immagini l’unione del tuo partito, Possibile, e la tua storia di battaglia per i diritti dei più deboli con la grande famiglia dei Verdi Europei?  
Se dovessi risponderti con un titolo ti direi che la giustizia ambientale è sociale, e viceversa. Nella mia cultura ancestrale l’uomo appartiene alla terra e la terra all’uomo. Le catastrofi che chiamiamo “naturali” sono in realtà indotte dal nostro modello di sviluppo economico insostenibile e più sfregiamo gli equilibri ambientali (consumando e inquinando senza freni) più mettiamo a rischio la sopravvivenza dell’uomo sul pianeta. La mia candidatura da iscritta di Possibile nella lista di Europa Verde incarna l’urgenza sociale della battaglia verde. Senza riconversione ecologica dell’economia non ci saranno buoni e puliti posti di lavoro, servono risorse pubbliche forti in istruzione e cultura dei diritti, investimenti pubblici per rigenerare le città e le periferie e una visione internazionalista e aperta che ci aiuti a essere meno soli ed egoisti di fronte alle sfide di questo tempo. Sono temi che si tengono insieme: quando le nostre multinazionali del petrolio sfruttano intensivamente le risorse di zone come il Delta del Niger in Africa, a quei popoli rimangono solo le scorie, le malattie, la povertà e non gli resta che migrare…
 
3. “Sono la vostra candidata verde rossa e nera”, così ti sei definita in uno spot di presentazione rivendicando il ruolo sociale e politico che devono avere gli stranieri cittadini italiani ed europei. Un tricolore indubbiamente inedito di cui mi verrebbe da chiederti le percentuali: più rossa più nera o più verde? O se preferisci, dimmi una cosa verde, una rossa e una nera… a te cara, più di tutte le altre.
Verde è per me il colore del futuro, dove vedo i nostri figli vivere in un ambiente sano e solidale. Il rosso rappresenta il senso di profonda ingiustizia sociale del presente, la forza della battaglia per superare ingiustizie e diseguaglianze e il mio impegno antifascista. Il nero rappresenta le mie radici, la mia bella Africa, il senso di appartenenza alla terra, ma anche la sofferenza della schiavitù, del colonialismo e del neocolonialismo economico.
 
4. Gli ambientalisti di tutto il mondo hanno usato le note di ‘Bella ciao’ per scrivere il loro inno nel quale sulle note della melodia antica dicono che occorre costruire un “better future” e che occorre “do it now”, farlo adesso. Immagini la tua campagna elettorale come una “lotta di liberazione”?
Questa canzone cantata dai bambini richiama la Resistenza e il sacrificio dei nostri partigiani per la libertà e mi riempie di orgoglio sentirla oggi dedicata alla lotta per l’ambiente: we need to build a better future!
Tornando a casa ho cominciato a canticchiare “Anche fragile” di Elisa. Mi ha fatto pensare a lei. “Vieni qui, ma portati anche gli occhi e il cuore”. 
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