13/09/2018 Ilaria Bonaccorsi

Grazie Judith

Il Parlamento europeo ieri ha approvato la relazione di condanna nei confronti dell’Ungheria dell’eurodeputata dei Verdi, l’olandese Judith Sargentini: 448 deputati (contrari 197 e 48 astenuti) hanno votato sì per dare il via libera all’articolo 7 dei Trattati (che avvia l’iter per eventuali sanzioni a carico di un Paese).

Judith ha 44 anni, è un’ambientalista, vegetariana e pure pacifista (lo so che state già pensando alle ‘simpatiche’ battute di Salvini che ricordano tanto quelle in stile ‘culona’ del suo predecessore e alleato B.). Lei è l’autrice dell’atto di accusa che ha messo al muro l’Ungheria di Viktor Orban. 

Judith, maglietta verde e capello arricciato, quella che nel 2013 ha vinto il premio ‘Politico equo dell’anno’ per il suo impegno a favore dei Paesi in via di sviluppo, quando è a casa gira in bici e conduce la sua battaglia quotidiana contro il riscaldamento globale. È figlia di un antimilitarista convinto che la porta a tutte le manifestazioni contro la guerra e le armi nucleari. A 15 anni è entrata nelle file giovanili del Partito socialista pacifista e nel 1999 si è laureata in Storia alla Università di Amsterdam e ha deciso che il suo futuro era la politica. 

Poi il 2017 e la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni che le affida l’incarico di relatrice proprio per esaminare l’avvio di procedure contro l’Ungheria. E ieri Judith lo ha fatto. Ha dimostrato con una lunga relazione che il più fascista dei leader europei (non sono più tanto sicura che non ci sia qualcuno più fascista di lui…) ha “sistematicamente violato lo stato di diritto” e rappresenti per ciò un “chiaro e serio rischio di violazione dei valori della Ue”. Applausi.

Io non ve li racconto gli applausi, né la maglietta verde e i capelli arruffati. Guardateli voi, con la paura che ho io, di sentire già le battutone sulla ‘culona inchiavabile’ o quel peggio ancora a cui non riusciamo ad abituarci neanche dopo 30 anni. Io faccio come Adele, la bimba che dal giorno in cui ha visto alla sua finestra il crollo del ponte di Genova non parla più, disegna soltanto. Oggi la sua storia è raccontata su la Repubblica. Non parla, forse non ne ha voglia ora. Non ha parole. Ma disegna immagini. Gli psicologi aspettano. La scuola aiuterà, dicono.

Judith era molto contenta per i 448 applausi fragorosi in quell’aula. E io ero contenta per lei. E per quello che può rappresentare dentro per tutti. Guardo le immagini e poi inforco la bicicletta insieme a Sofia. Questa mattina simuliamo il percorso in una città nuova, tempo e traiettoria, fino a scuola. Perché lunedì si inizia.

Grazie Judith.

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