09/09/2019 Tiziana Barillà

Il governo della discontinuità, per ora a parole. E la polemica che acceca

Il nuovo governo si presenta in Parlamento per chiedere e – quasi certamente ottenere – la fiducia, oggi (9 settembre) alla Camera e domani (10 settembre) al Senato. Se i 630 deputati fossero presenti, la maggioranza sarebbe di 316 voti. E per raggiungere la metà più uno dei presenti basterebbe il voto compatto dei partiti che formano la nuova maggioranza di governo: i 215 del Movimento 5 stelle, i 111 del Partito democratico e i 14 di LeU. Totale: 340 deputati. Fatte salve le defezioni dell’ultima ora, il Conte bis dovrebbe poter contare sul sostegno di altri 7 deputati del gruppo misto, tra cui i quattro di Civica e popolare guidati da Beatrice Lorenzin e il voto di Bruno Tabacci, unico favorevole dei tre membri di +Europa. È al Senato che le cifre saranno più risicate: M5s-Pd a 158 e solo con l’appoggio di LeU a 162, superando di uno la maggioranza assoluta. Ed è quindi a Palazzo Madama che assisteremo maggiormente al gioco delle variabili, dei consensi e delle asticelle, soprattutto all’interno del gruppo misto dove trovano spazio gli ex 5 stelle. 

Stop sarcasmo e giochi di parole, stop urla liberatorie per il Viminale liberato da Salvini, stop alla valanga di battute stimolate in questi ultimi 14 mesi dalle sparate di Toninelli, Di Maio & co. E, soprattutto, stop alla polemica fine a se stessa. Un esempio. Nelle primissime ore successive al giuramento del nuovo governo Pd-5 stelle, l’attenzione mediatica si è concentrata sul “caso” Teresa Bellanova – scatenato da un inqualificabile Capezzone. Al centro della polemica, l’abito indossato dalla neoministra dell’Agricoltura per il giuramento. Di lì a un attimo, è stato tutto un prendere posizione: sul suo titolo di studio, sulle “vere” ragioni per cui difenderla e/o per cui attaccarla, “grande Teresa”, solidarietà e quant’altro. 

Senza entrare nel merito della polemica, la cito qui per affiancarla a un altro fatto che nelle stesse ore stava accadendo. La nave Alan Kurdi è ancora bloccata in mare, dal 31 agosto – giorno in cui ha tratto in salvo 13 persone in fuga dalla Tunisia. La Sea Eye non smette di aggiornare sulle condizioni che peggiorano di ora in ora e sull’insostenibilità delle circostanze. Tenere a largo dell’isola una nave significa non spostarsi di un millimetro dall’opera di criminalizzazione delle persone in fuga e delle ong impostata dall’ex ministro Marco Minniti ed esasperata dal suo successore Matteo Salvini. Fatti che fanno dubitare della “discontinuità” annunciata dalla nuova compagine di governo. Fatti che contraddicono le parole, è questo il punto. 

Salvini non c’è più, insieme a lui lasciano il Viminale il suo costosissimo staff e le sue insopportabili sparate. La cultura dell’odio e della menzogna che ci ha lasciati non sparirà in un battibaleno, certo. E sarà necessario avviare una vera e propria opera di guarigione, giorno per giorno, vicino di casa per collega di lavoro. Nel frattempo, assisteremo all’azione di governo di una nuova compagine che ha già annunciato: taglio dei parlamentari, “pacchetto” di riforme costituzionali (inclusa la legge elettorale in senso proporzionale), fiducia congiunta e “sfiducia costruttiva” al governo, riduzione dei delegati regionali, i governatori a Palazzo Madama e parificazione dei requisiti di elettorato. Il tutto da sottoporre a un doppio referendum nel 2021, anno del semestre bianco in cui non si possono sciogliere le Camere per via dell’elezione del presidente della Repubblica, uno degli obiettivi in campo per il nuovo assetto di potere. Quello che sappiamo è che agiranno come il capitale comanda. 

La stampa libera e indipendente sarà lì pronta a denunciare e criticare, anche duramente. Nuove opposizioni di piazza e di palazzo cercheranno nuove strade e nuove alleanze. Ma non basterà. Perché il posizionamento non può bastare, è indispensabile discernere tra le parti prima di prendere una posizione.

Perciò, torniamo a noi. All’uso potente dei social e della comunicazione su cui potremmo contare se solo non cascassimo nella rete della polemica sterile, se non nociva. Gli alti e bassi umorali non ci aiuteranno a osservare – ed eventualmente contestare – come il nuovo governo si appresta ad agire. La cittadinanza consapevole, informata, libera dalle dinamiche del tifo da stadio, è l’opposizione più dura per qualsiasi governo. 

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