16/11/2019 Clara Habte

Giovanni Allevi: «“Hope”, la mia musica è femminile»

«La mia speranza è quella di riuscire a recuperare una sensibilità femminile perché secondo me giocherà un ruolo fondamentale nella società del futuro e la sensibilità femminile è soprattuto apertura, condivisione, dolcezza, creazione del nuovo, mediazione; invece la società maschiocentrica ha trascinato il mondo nella conflittualità, nella competizione estrema. Quindi recuperiamo il femminile, ecco, io credo che la mia musica sia femminile».

C’è una spiritualità nuova ad attenderci.

È nascosta,

nei meandri del passato antico,

nella bellezza della Natura fuori dal tempo,

nella nostra più fervida immaginazione.

Una felicità ci attende…

Giovanni Allevi

Giovanni Allevi, compositore filosofo, pianista e direttore d’orchestra, torna sulla scena discografica con “HOPE” (Bizart/Artist First) un nuovo album legato alla magia del Natale in uscita nei negozi fisici e digitali il prossimo 15 novembre. 

In questo ultimo lavoro, l’Enfant Terrible della musica classica contemporanea unisce al suo inconfondibile pianoforte le sonorità liriche del Coro dell’Opera di Parma e la purezza delle voci bianche dei Pueri Cantores della Cappella Musicale del Duomo di Milano, il tutto sostenuto dalla pienezza avvolgente dell’Orchestra Sinfonica Italiana.

Oltre alle numerose opere inedite, un posto di rilievo è affidato all’interpretazione di capolavori per coro e orchestra tratti dal repertorio classico perché «non c’è futuro senza storia»; e accanto ad essi, una rilettura originale di alcune delle più belle melodie del Natale. 

Per questo, abbiamo incontrato Giovanni Allevi, a Vetralla (Viterbo) nel Regno di Babbo Natale. Scoprire con l’artista “Hope” rappresenta un segnale di rinnovamento e speranza, di condivisione di gioia e unione, avvicinandoci alle festività più emozionanti e sentite dell’anno.

Raccontandoci questa sua ultima produzione discografica ci confida che è convinto ci sia c’è speranza in questo periodo storico se si recupera la sensibilità femminile.

Un disco da ascoltare.

“Hope” è una speranza nella condivisione? In questo album ha collaborato con il Coro dell’Opera di Parma, le voci Pueri Cantores della Cappella Musicale del Duomo di Milano, e l’Orchestra Sinfonica Italiana, si riparte dalla collaborazione?

«La mai speranza è quella di riuscire a recuperare una sensibilità femminile perché secondo me giocherà un ruolo fondamentale nella società del futuro e, la sensibilità femminile è soprattuto apertura, condivisione, dolcezza, creazione del nuovo, mediazione; invece la società maschio centrica ha trascinato il mondo nella conflittualità, nella competizione estrema. Quindi recuperiamo il femminile, ecco, io credo che la mia musica sia femminile».

Lei è un compositore ma anche un filosofo con la consapevolezza profonda del passato, immagino società antiche di matrice matriarcale, quindi nel passato troviamo basi per costruire il futuro, è una visione?

«Assolutamente. Non c’è futuro senza storia ed è questo anche uno dei motivi per cui ho inserito all’interno dell’album “Hope” tre brani classici della nostra grande tradizione della musica sacra che sono l’ “Hallelujah” di Händel, l’“Ave verum” di Mozart ed un corale di Bach per coro ed orchestra. Ma non li ho messi per contemplarli nella loro magnificenza -no- li ho messi perché amandoli e contemplandoli noi possiamo trovare la forza e il coraggio di fare quel salto spaventoso e sublime che è la creazione di una musica nuova che racconta il nostro tempo e non un’epoca di due secoli fa».

Qual’è si suo rapporto con l’eternità, in particolar modo suonando il pianoforte ha un legame particolare con artisti immortali ed anche lei lo è in qualche maniera, come la vive se ne rende conto?

«Tutti siamo eterni. Dopo aver scandagliato l’animo umano nei lavori precedenti e in tanti anni di attività compositiva con “Hope” rivolgo per la prima volta lo sguardo verso l’alto. È un disco di musica sacra, teso a cogliere una spiritualità che vorrebbe, è nelle intenzioni, coinvolgere l’ascoltatore in un esperienza mistica. 

Esperienza mistica che a sua volta vuole portarci in una dimensione che supera l’attimo presente e magari si rivolge verso il concetto di eternità e di infinito. Concetti che non sono relegati in una dimensione ultraterrena, sono a disposizione, sono dentro di noi soltanto che noi dobbiamo predisporci e predisporre il nostro animo ad aprirsi verso grandezze a cui non siamo più abituati. 

Il mondo contemporaneo non ci aiuta in questo perché nel suo essere iper tecnologico e artificiale ha privato l’uomo della possibilità del contatto con la natura e con il divino».

Quindi viva il Natale, viva questo dono che ci ha fa che e è un assaggio all’eternità.

«Si, viva il Natale. Il Natale con la sua dolcezza ha per me comunque anche un significato profondamente ideologico cioè il mistero della Natività e la possibilità di entrare di nuovo in contatto con queste forze divine, con queste forze eterne che da sempre percorrono l’umanità con un brivido. Ed è bello anche nell’immagine della Natività, il fatto che Dio, l’essere più potente del mondo, si manifesta nell’essere più fragile che è appunto un un bambino. Che meraviglia!». 

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