08/06/2018 Tiziana Barillà

Il G7 e il movimento populista-sovranista mondiale. First the first. And war for the last

In queste ore, in Canada, si tiene il vertice dei 7 Grandi, il G7. Preparato dal governo Gentiloni, sarà in realtà la prima uscita pubblica internazionale del nuovo premier Conte. Sul tavolo: la questione dei dazi, l’ultimatum americano su acciaio e alluminio (scaduto il primo giugno). Intorno al tavolo: Trump, Macron, May, Merkel, Shinzo Abe, il padrone di casa Trudeau e Giuseppe Conte. Intanto “monta la rabbia” (per parafrasare il New York Times) e i Grandi se le mandano a dire su Twitter. «Al presidente americano può non dispiacere rimanere isolato, ma nemmeno a noi dispiace firmare un accordo a 6 se necessario», ha provocato il presidente francese. The Donald non ha mancato di replicare con una delle sue battute al vetriolo. Non è un bell’ambientino, insomma, ma il premier italiano del nuovo governo a trazione leghista dovrebbe poter star tranquillo. Data la rassicurante sintonia con il governo dell’“America first”, The Donald dovrebbe lasciarlo in pace. Del resto, è da Stephen K. Bannon che la Lega di Matteo Salvini prende lezioni di populismo. Ed è stato proprio Bannon a rivelarlo al New York Times.

Bannon è l’uomo che ha contribuito a fondare e dirigere Cambridge Analytica, giocando un ruolo decisivo nel successo di The Donald alla Casa Bianca. Bannon è stato (?) l’uomo più ascoltato da Donald Trump. Rinomato misogino, xenofobo, islamofobo – e pertanto assai apprezzato dal Ku Klux Klan – è stato lui a suggerire a Trump le ordinanze più discusse a inizio mandato: la linea anti-immigrati, lo stop all’Obamacare e il rafforzamento del muro al confine del Messico. Nei suoi 64 anni, ha diretto il sito di estrema destra Breitbart News – noto per le sue fake news, tipo “La pillola rende le donne brutte e ripugnanti” – è stato nella Marina Militare Usa, ha studiato Economia, per approdare alla Goldman Sacks negli anni 90. «L’oscurità è una cosa buona, Dick Cheney, Dart Fener, Satana. Questo è il potere. Ci aiuta quando loro non vedono, quando sono ciechi rispetto a chi siamo e cosa facciamo», ha dichiarato in un’intervista all’Hollywood Reporter l’uomo dal quale la Lega di Salvini prende lezioni di populismo.

Il consigliere preferito di Trump, la scorsa estate, ha lasciato la sua postazione. Senza di lui i suprematisti della alt-right hanno perso il proprio uomo alla Casa Bianca. Se si sia dimesso o sia stato licenziato non si è mai capito fino in fondo, anche perché proprio in quelle ore l’annuncio è stato rinviato a causa dell’uccisione di una donna e il ferimento di 19 attivisti di sinistra a Charlottesville in Virginia, per mano di un filonazista, James Field.

Bannon, oggi, appare come un ideologo in pensione che persa la sua postazione pivilegiata punta a espandersi dove trova terreno fertile. In Europa, per esempio. In Italia, in particolare. L’ex consigliere strategico di Donald Trump, nonché architetto della campagna populista, il 28 maggio ha visitato l’Italia per complimentarsi personalmente della vittoria, di cui ha anche rivendicato la “paternità”. Nell’intervista al Nyt, ha raccontato del suo incontro con Matteo Salvini all’indomani del voto del 4 marzo, in cui esortava la Lega ad allearsi con i 5 stelle. «Siete i primi che possono davvero infrangere il paradigma di sinistra e di destra. Potete dimostrare che il populismo è il nuovo principio organizzativo», ricorda di aver detto a Salvini mr. Bannon. Aggiungendo di essere convinto che «altri Paesi europei seguiranno l’esempio dell’Italia».

Da Marine Le Pen a Viktor Orban, dallo Ukip a Wilders, passando per l’AfD e il neonato governo italiano. Dall’estrema destra europea a quella statunitense. Se l’obiettivo finale è un movimento populista-sovranista mondiale, i tasselli cominciano a comporsi. First the first. And war for the last.

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