13/05/2018 Davide Serafin

Il balletto dei numeri sulla Flat Tax. E sul reddito di cittadinanza

Solo qualche mese fa rinfacciavano a Berlusconi di aver copiato la proposta dell’imposta negativa sul reddito. Mille euro per tutti, esclamava il sempiterno di Arcore. E loro, i 5 stelle, non potevano non rivendicare la primogenitura dell’idea, quel reddito di cittadinanza che – stando agli esperti analisti dei quotidiani nazionali – avrebbe loro fatto prendere la maggioranza dei voti nel Sud del Paese.

Oggi, quando sono ormai in vista le nozze (precarie) fra la Lega di Salvini e il Movimento di Di Maio, si scopre che reddito di cittadinanza e flat tax sono idee complementari. Prima di loro, ci avevano pensato i tipi dell’Istituto Bruno Leoni (Ibl, Venticinque% per tutti). L’abbinamento Flat-Tax e imposta negativa sul reddito (Minimo Vitale, nella versione di Ibl) viene spacciato come la panacea di tutti i mali del sistema fiscale e assistenziale italiano. Imposta negativa sul reddito, minimo vitale e reddito di cittadinanza, sono tutti strumenti che presentano analogie e che si inseriscono in un modello di sistema fiscale con aliquota piatta. È lo “sconto” che si fa ai poveri e ai poverissimi, mentre il ceto medio continua a pagare quanto e forse più di prima.

Diciamolo sin dall’inizio: entrambe le misure sono insostenibili per l’attuale stato dei conti pubblici. La Flat-Tax, stando indiscrezioni di stampa, dovrebbe essere strutturata su due aliquote, tanto che alcuni finisseur del giornalismo economico italiano hanno coniato l’ossimoro della tassazione piatta progressiva, un inedito assoluto che solo la creatività dialettica nostrana poteva intuire. Ma la sua portata è tale da distruggere il bilancio pubblico, che dovrebbe rinunciare a circa un terzo dei 249 miliardi di euro di ricavo dell’imposta sul reddito (che in media incide per il 35-40% della spesa) e obbligherebbe il decisore politico a modificare pesantemente altre imposte o a rivedere la parte di spesa per il welfare. Neanche la proposta dell’Istituto Bruno Leoni era a saldo zero. Lo studio di Ibl presupponeva almeno 27 miliardi di minori entrate, da coprire – secondo le intenzioni – con una pesante spending review. Come in altre occasioni, ci si affida alla salvifica revisione della spesa, che in molti casi dei governi targati Pd ha offerto coperture ballerine a provvedimenti che poi hanno finito per causare maggior deficit. Niente di nuovo, quindi.

L’elemento forse più specioso della Flat Tax non viene mai citato o compare solo come una vaga ombra nel discorso pubblico sul sistema fiscale italiano. Occorre ricordare che l’imposta sul reddito risponde ad una domanda, ovvero se sia giusto o meno accettare gli esiti del mercato, esiti che generalmente determinano la divisione fra i vincitori (pochi) e i vinti (molti). E tanto spesso questa divisione è il risultato di rendite di posizione che prescindono dalle abilità o dalle capacità di ciascuno. L’imposta di tipo progressivo mette in atto la redistribuzione del reddito con lo scopo di mitigare il divario fra vincitori e vinti del mercato. Questa capacità redistributiva siamo soliti misurarla con l’Indice di Gini. Mesi or sono, prima della campagna elettorale, sono stati calcolati gli effetti sulla capacità redistributiva del reddito da parte della Flat tax, nella versione studiata dall’Istituto Bruno Leoni. La Flat Tax peggiora il non già eccelso risultato dell’imposta nella attuale configurazione, facendone aumentare l’indice di Gini da 0,34 a 0,38, contro un valore della disuguaglianza dei redditi che, prima delle tasse, è pari a 0,405. L’aliquota media per redditi di 200mila euro passerebbe dall’attuale 39% al 25% dell’imposta piatta. Uno sconto molto importante per i benestanti. Lo sconto di imposta per i redditi medi (22-23 mila euro) è appena del 6%. Considerando che, stando alla legislazione vigente, la medesima fascia di reddito beneficia del bonus 80 euro, il vantaggio sarebbe solo del 2%.

Abbinare il reddito di cittadinanza alla Flat tax non ha senso alcuno se non quello di giustificare lo sconto di imposta ai percettori di redditi elevati con un trasferimento caritatevole nei confronti dei più sfortunati. In gergo, lo chiameremmo “sgocciolamento”. Continuiamo però questo balletto. Mentre le classi di reddito intermedie stanno a guardare.

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