08/11/2018 Ilaria Bonaccorsi

Fascista è chi il fascista fa. Ma chi la “sinistra fa non sempre di sinistra è”

Fascista è chi il fascista fa. Questo è il sottotitolo dell’ultimo pamphlet di Michela Murgia. Lo compro e lo leggo, non solo per fare il famoso test che tanto ha innervosito Massimo Gramellini, il fascistometro, ma perché il titolo mi piace. La mia traduzione a senso è: “Chi fa il fascista è fascista”. O anche: “Dell’impossibilità di fare il fascista se non lo si è”.

Ovviamente ho fatto il test alla fine, per scoprire che sono una pippa anche in quello. Non sono classificabile come fascista, neanche apprendista, non sono riuscita a giudicare di “buon senso”, questo chiedeva la Murgia, nessuna delle frasi che elenca per trovare traccia di quello che lei definisce «un herpes» («Il fascismo sa aspettare. È come un herpes… che può resistere interi decenni nel midollo della democrazia facendo credere di essere scomparso, salvo saltare fuori più virale che mai al primo prevedibile indebolimento del suo sistema immunitario»). Nessuna. Lette e rilette, anche frasi insospettabili del tipo: “Come può fare il ministro uno che non ha manco il diploma?” mi sono sembrate di senso. Non di buono o cattivo senso, di nessuno. Punteggio: 0. Non sono neanche un “Aspirante fascista” (da 0 a 15). L’avevo capito già leggendo, non ho nessuno di quei “meravigliosi” vizi: semplificare, amare il capo, giustificare l’uso della violenza se “necessaria”, ritenere esagerato il costo e la difficoltà della democrazia, essere veloce, empatizzare solo con “i nostri” (=italiani), concepire nemici e non avversari, volere che le cose tornino al loro posto come prima, desiderare che qualcuno mi protegga. Niente, neanche uno di questi. Sapevo di essere messa male sin dalle prime pagine.

Ma ci sono due cose che vorrei dirvi, in questo piccolo spazio di riflessione del mio giovedì, la prima è che vale la pena leggere questo piccolo libricino. Ci sono alcuni passaggi davvero godibili in mezzo ad una grande provocazione che immagino sia stata scritta per scuotere un po’ di colpevoli “benpensanti” che il fascismo lo hanno prodotto per davvero. Indimenticabile è la sarcastica “svalutazione” della democrazia da cui parte l’intero lavoro: «Il libro che avete nasce per dimostrare non solo che la democrazia non serve anzi è dannosa allo stare insieme, ma anche per provare che la sua alternativa più sperimentata – il fascismo – è un sistema di gestione dello Stato assai migliore, meno costoso, più veloce e più efficiente»; la distinzione che l’autrice fa tra il “leader” di sinistra e il “capo” della destra: «Il problema del leader democratico è che discute con le differenze di opinione e le nobilita come sue pari, così – proprio quando deve decidere – i dissenzienti lo delegittimano. Il capo invece è franco, leale, non finge di prendere in considerazione i mille dissensi che sorgono intorno a ogni persona al comando e per questa ragione le sue decisioni non sono negoziabili. Comandando può vincere o perdere, ma il capo va ubbidito comunque, perché quelli che non ubbidiscono stanno minando alla base le possibilità che la vittoria si realizzi. La differenza tra lo smidollato democratico e il capo è tutta lì: il capo non è in discussione, perché se dovesse perdere tempo a discutere con chi la pensa diversamente in un paese dove tutti si credono allenatori della nazionale, quando mai prenderebbe le decisioni che servono?». Insomma il capo agisce rapidamente, risparmia tempo e decide… «è autoevidente che avere un uomo solo al comando costa molto meno.»; la distinzione tra avversari (a sinistra) e nemici (a destra) semplice ma efficace: «Non si diventa fascisti senza un nemico, perché il fascismo per porsi deve opporsi… i democratici non sanno rinunciare all’idea di legittimare le differenza di pensiero e continuano a essere inspiegabilmente generosi con chi è portatore di dissenso. Essi quindi non chiamano nemico il loro antagonista politico, ma avversario… A differenza dell’avversario, che ha la fastidiosa tendenza a manifestare una personalità riconoscibile, il nemico non ha un’identità precisa, anzi spesso non ha nemmeno nome e cognome e quindi può essere incarnato da categorie generiche e nebulose tipo: “gli immigrati”, “gli islamici”, “i mercati”, “i buonisti”, “il gender”, “i turbocapitalisti”…»; e ancora quella “strana” voglia del fascismo di rimettere le cose a posto (anche le donne): «Il fascismo, politica del buon senso, ha come compito fondamentale quello di riportare le cose a posto e cominciare dalle donne è essenziale…». Vi lascio immaginare di quale posto si tratti. 

Ma al di là di tutto questo, forse già noto a molti di voi, la seconda cosa che voglio dirvi io del libro della Murgia è che è un manuale istruttivo non tanto per «diventare fascisti» ma per smascherare i «finti sinistri»,  e mi spiego meglio. All’opposto di “chi fa il fascista fascista è”, a sinistra può capitare – e noi ne siamo tristemente spettatori da anni -, che chi fa  quello di sinistra non sempre di sinistra è. Volete un elenco esemplificatore, breve ma incisivo? Dai più sospettabili: Matteo Renzi, leader del Partito democratico in Italia ma protagonista indiscusso di questo libro, “capo” perfetto (e non leader) in un sistema per lui “fastidiosamente” democratico da snellire, sveltire, semplificare. Con mille nemici e nessun avversario. Ai meno sospettabili: Giorgio Napolitano, mitico presidente comunista della Repubblica Italiana che a ri-votare in quel del  2013 non ci mandò (troppo rischiosa la democrazia!) e ci affidò a una sequela di governi di grande coalizione che tutto distrussero. Per non parlare di Eugenio Scalfari, assassino protagonista di tutta la storia della nostra democrazia, teorico della ricerca del “capo” salvo averlo trovato poi in Papa Francesco. Fino a ieri, quando in parlamento i senatori del Partito democratico, non contenti del disastro del loro ex capo, per opporsi al dl Sicurezza di Matteo Salvini hanno esposto un cartello: Dl Salvini = più clandestini. Chi la “sinistra fa non sempre di sinistra è”. Perché al massimo, come scriveva Stefano Catone nel suo Dizionario Antifa, un amore può essere clandestino («nascosto di giorno»). Un essere umano no.  

Insomma, grazie Michela, il tuo è un manuale utilissimo a smascherare tutta quella falsa sinistra che impedisce la nascita e la crescita di quella vera, sparsa qua e là. Ancora fragile ma esistente.

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