14/05/2019 Gabriele Vilardi

L’Europa, senza paura: quattro domande a Paola Natalicchio

La storia di Paola Natalicchio è una di quelle che si possono riassumere in un due parole: riscatto e Meridione.

Mamma di un bimbo di 8 anni Paola nasce e vive a Molfetta, città pugliese di poco meno di 60.000 abitanti del Sud Italia, che ha dato i natali a uno storico e politico come Gaetano Salvemini.

Trasferitasi a Roma per motivi di studio, consegue una laurea in Scienze della Comunicazione e un Dottorato di ricerca.  Sempre nella Capitale inizia a lavorare come giornalista senza mai mettere da parte il suo impegno politico a partire dal movimento studentesco cittadino.

E’ capo ufficio stampa e portavoce del Ministro delle Politiche giovanili e dello Sport, Giovanna Melandri, e lavora successivamente per l’Unità diretto da Concita de Gregorio e il quotidiano “Pubblico” di Luca Telese.

Il 2013 diventa l’anno delle scommesse: torna nella sua città natale e diventa Sindaco di Molfetta, dove sconfigge il candidato dell’ invincibile Senatore Antonio Azzollini  e pubblica il suo primo libro “Il Regno di Op. Storie incredibili dei bambini invincibili di oncologia pediatrica”, frutto innanzitutto d’una vicenda che l’ha toccata personalmente.

Terminata prematuramente la sua esperienza come primo cittadino e dopo un’esperienza come responsabile Ambiente e Urbanistica nella Segreteria Nazionale di Sinistra Italiana, oggi è consigliera comunale d’opposizione.

 

Al termine della presentazione del suo programma elettorale abbiamo deciso di prenderci un caffè e fare una chiacchierata su storia e obiettivi della sua candidatura all’Europarlamento per la Circoscrizione Meridione.

 

1)Dopo mesi in cui ti sei allontanata dalla politica partitica ti candidi da indipendente con la lista La Sinistra. Perché?

La richiesta é arrivata da Nicola Fratoianni. Mi ero allontanata dal partito dopo l’esperienza di LeU, una scelta che non ho condiviso e che si é rivelata una fusione a freddo, un esperimento transgenico tra comunitá politiche che su ambiente e diritti avevano idee spesso lontane. In questo progetto mi sento “comoda”. Siamo l’unica lista in campo che fa riferimento alla Sinistra Europea. Che scandisce con chiarezza il bisogno di un’Europa pubblica, capace di lavorare su politiche di giustizia sociale e ambientale e declinare un’alternativa all’ondata sovranista, patologicamente nazionalista e chiaramente razzista in corso. Non sono tempo in cui restare a casa. Bisogna metterci i corpi, la faccia, le biografie.

2)Da sindaca di Molfetta ti sei spesa per due settori nevralgici del territorio e del Meridione: pesca e agricoltura. Cosa ha sbagliato e cosa c’è di buono nelle politiche europee?

In nome della pesca sostenibile, il settore della pesca è stato burocratizzato e soffocato da un sistema di controlli oppressivo, che ha rischiato di criminalizzare gli operatori del settore. L’Europa ha incoraggiato pratiche di innovazione, come la vendita diretta del pescato su Internet e whatsapp, utili anche ad accorciare la filiera e assicurare qualità e valorizzazione del prodotto. Ma ha anche imposto un sistema di certificazione che tratta la pesca del Mediterraneo come quella Atlantica. Il settore va ascoltato prima di legiferare. Per quanto riguarda l’agricoltura, la politica comunitaria sta guardando sempre meno al sostegno ai piccoli e medi imprenditori, che sono l’anima del settore soprattutto nel Mezzogiorno. E sono anche sperimentatori spesso di pratiche di agricoltura biologica, biodinamica o agricoltura sociale che contribuiscono a generare un modello produttivo più sostenibile e meno impattante.

3) Secondo te qual è la sfida comune per le cittadini e i cittadine europei?

Costruire l’Europa politica. L’Europa è un progetto politico. Giusto ma tradito. Ed è la casa madre dello Stato Sociale. Che va difeso e anzi costruito su scala sovranazionale, armonizzando gli strumenti di protezione sociale degli stati membri. Serve un reddito minimo europeo, ma anche una politica unica sull’azzeramento delle tasse universitarie, sul diritto allo studio. Il contrario dell’Europa dell’austerity e del fiscal compact.

4) Taranto, una città stretta tra lavoro e salute, l’acciaieria e la vita. Come se ne esce?

Taranto vuole vivere, hanno scandito i cittadini per l’ennesima volta pochi giorni fa. Dobbiamo fare di Taranto una questione europea e pretendere che la situazione venga affrontata con coraggio. I governi nazionali sembrano da anni più concentrati sulle trattative con i salvatori dell’Ilva, senza mai veramente accogliere le ragioni di chi vive nel quartiere-cimitero dei Tamburi. Anche per questo il movimento di protesta sta assumendo contorni accesi, rabbiosi. Io penso che i dati epidemiologici della città non possano più essere ignorati. Non possiamo dire che le ragioni sono nel mezzo. La priorità è la salute. La priorità è la vita. Sempre. Il salario a fine mese non può avere come prezzo la malattia, la morte, la violazione del diritto al gioco dei bambini, la paura che nella casa accanto sia diagnosticato il prossimo caso di tumore.

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