05/03/2018 Ilaria Bonaccorsi

Straperde la sinistra che non fa la sinistra

Secondo me lo sapevamo tutti. Poi ognuno di noi si è chiuso nella sua bolla, qualunque essa sia stata, di sogno politico, di speranza, di paura. Ma secondo me lo sapevamo che sarebbe finita così. Non ce n’era uno lì, in quello spazio a noi caro, mentale ancora, dei partiti della sinistra tradizionale che rispondesse a uno, dico uno, dei sogni o delle aspettative che poteva avere un giovane/vecchio elettore di sinistra.

Sembrava tutto un vecchio ristorante del centro, quelli buoni ma carissimi, dove entri e mangi perché il proprietario ti conosce e ti fa trovare il tavolo al volo. Altrimenti puoi pure aspettare fuori, anzi puoi pure andare da qualche altra parte perché il tavolo non è destinato a te. E io l’avevo detto ai miei amici che il pericolo non lo vedevano, attenti ad assomigliare troppo a un vecchio ristorante col padrone che fa i favori a chi è importante che si sieda. Renzi dà la colpa ai suoi avversari di partito e porta tutti alla fine della corsa, Leu parte fallita, Bonino non sfonda, gli altri non ne parliamo neanche. Iniziamo da qui. Un blocco che si è rivelato poca cosa. Fragile, grigio, finto rosso.

Non so se uno solo di voi, cari lettori, era riuscito a sentire del buono possibile, io ho fatto una fatica immensa. Troppi compromessi, troppa poca identità. Troppo ristorante buono. Troppa distanza da tutto. Mi sono progressivamente allontanata per ampliare l’angolo di veduta e devo dire che continuavo a non vedere nulla.

Allora mi ripeto e vi ridico ancora oggi, contrariamente a quanto sosteneva Cerasa qualche anno fa (e oggi ovviamente dice tutto il contrario), se la sinistra non fa la sinistra non vince. Perde. Perde forse più lentamente della destra, sembra tenere botta per un po’ perché ha un elettorato serio, impegnato, fedele anche, ma poi perde. E perde malamente. Viene abbandonato per sempre, o a lungo almeno. Perché la delusione è cocente. È grande, è una storia intera. Ed è una storia fatta di grandi cose che se abbandonate, rese grigie, tradite con gente orrida, con leggi orride, con l’arroganza, con le piccole vendette, con i Ciaone, va in frantumi. E i frantumi sono quello che stiamo vedendo. Se la sinistra fa il centro, e poi fa anche qualcosina di destra, vincono gli estremi. E gli estremi hanno vinto. Questo è oggi.

Io non riesco in alcun modo a mettere i Cinquestelle e la Lega insieme. Spero non ci riescano neanche loro. Non in questo momento. Non vedo questa sovrapposizione dell’elettorato. Scusatemi, conosco molta gente che vota il Movimento e non è per niente vicina ai pochi elettori/tutti teorici dell’orrore pensiero Lega. Quindi guardo. Poi vi dirò.

Tempo fa avevamo scritto che la sinistra doveva capire ciò che fa stare bene le persone. Perché solo questo avrebbe tirato giù quel vecchio ristorante per privilegiati e fatto la sinistra, quella vera. Invece abbiamo continuato a dire ciò che fa stare male le persone, pure sbagliando a volte, travisando a nostro comodo. E poi abbiamo mangiato a quel ristorante, pensando che del buon cibo ci avrebbe fatto dimenticare. Non è così. Uno psichiatra vi spiegherebbe quanto può essere dannoso deludere ogni volta, tradire. Rischia di far impazzire le persone, almeno quelle in grave difficoltà che non sanno ritirare le loro cariche libidiche per investirle in altro. Perché da anni sono soli a combattere contro un mondo che se ne frega. E che non li vede.

Non mi scorderò mai di quella ragazza a Ostia che urlò in faccia al giornalista: questi fascista mi ci fanno diventare!
Eccoci qui. Ci siete riusciti, voi cari Renzi Bersani D’Alema… e co. Opera compiuta. Se possibile, ora via per favore. Un via lungo e pensato.

C’è un 1% invece, quello di Potere al popolo, troppo poco per qualunque cosa certamente, a cui auguro buon lavoro. Perché rappresenta un esistente oggi. Una realtà esistente piccolissima, che forse imparerà a correre e a capire cosa fa veramente stare bene le persone. I rischi sono infiniti, dal materialismo spinto alla ripetizione di un ’68 che abbiamo già vissuto, ma l’importante è che si tengano stretti quel sentire che ti fa rifiutare di mangiare a quel ristorante perché in fondo e forte sei più felice negli spazi aperti, quelli di tutti.

Oggi siamo nelle mani del M5s che – ripeto – io guardo (mi lascio il tempo di guardare per vedere) e di una Lega a cui non lascio nessun tempo invece, a cui esprimo solo la mia più profonda, sentita e totale disistima e contro cui combatterò sempre. Per sempre.

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