21/02/2018 Ilaria Bonaccorsi

Elezioni 2018. Tre domande a…. Monica Cirinnà, candidata con il Partito democratico

Il suo nome oramai è legato alla Legge Cirinnà, approvata nel maggio del 2016, che riconosce finalmente anche in Italia le unioni civili tra le persone dello stesso sesso. Ma la storia politica di Monica Cirinnà risale in verità agli anni Novanta e alla Roma di Francesco Rutelli, di Walter Veltroni e poi anche di Gianni Alemanno (per quasi vent’anni membro del consiglio comunale, e con Alemanno all’opposizione). Inizialmente esponente della Federazione dei Verdi, viene eletta per la prima volta con il Partito democratico solo nel 2008. A fine 2012, in vista delle elezioni del 2013, partecipa alle primarie per la scelta dei candidati parlamentari del Pd volute da Bersani, arrivando ottava classificata a Roma città. E nel febbraio 2013 diventa senatrice della Repubblica. Oggi è capolista al collegio plurinominale del Senato Lazio 3 e seconda in lista nel Lazio 2.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto a Monica Cirinnà.

Riunioni a porte chiuse, assemblee, parlamentarie. Un semplice elettore/lettore le chiederebbe: in che modo e con quale criterio si è arrivati alla sua candidatura?
Nella legislatura precedente sono entrata in Senato dopo aver partecipato alle parlamentarie e, quindi, grazie al voto popolare. Sono stati cinque anni di lavoro intenso, ma anche molto produttivo sia sul fronte dei diritti che su quello economico e sociale. I risultati ci sono stati e se oggi tutti gli indicatori ci dicono che l’Italia ha superato la crisi lo si deve all’operato dei governi di centrosinistra. Ora sono candidata, nella quota assegnata alla minoranza, come capolista del collegio plurinominale del Senato Lazio 3 e seconda in lista nel Lazio 2 e spero di essere capace di portare un valore aggiunto e di sostegno al Partito democratico e ai miei colleghi candidati nei collegi uninominali della Circoscrizione.

La sua storia politica è lunga e ricca di battaglie coraggiose, perché ha accettato di candidarsi ancora per il Pd?
Perché penso che sia il partito all’interno del quale posso portare avanti le idee in cui credo. È un partito plurale che è stato capace di fare sintesi e di raggiungere risultati importanti. La battaglia per l’approvazione delle unioni civili è stata complicata e il Pd ha dimostrato una forza e una determinazione che nessun altro ha avuto. È questa la differenza con tutte le altre formazioni politiche.

Quali sono i disegni di legge prioritari che porterebbe in Parlamento in caso di elezione?
Penso che occorra proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso: quello di intervenire sui diritti, sull’uguaglianza e la lotta alle discriminazioni. Per questo mi auguro che il prossimo Parlamento approvi il matrimonio egualitario, la riforma delle adozioni, la legge contro l’omotransfobia, che si giungesse a una reale parità salariale tra lavoratrici e lavoratori, oltre a una legge sulla caccia che abolisca la libera circolazione dei cacciatori.

 

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