28/02/2018 Tiziana Barillà

Elezioni 2018. Tre domande a… Giuseppe Civati, segretario di Possibile e candidato con Liberi e uguali

Acuto e brillante, Giuseppe Civati ha 42 anni, una laurea in filosofia, diversi libri all’attivo e la battuta sempre pronta. Pippo – che è nato nello stesso giorno di Barack Obama – appena diciottenne inizia a bazzicare tra i Giovani progressisti, a ventidue anni è già consigliere comunale nella sua Monza. La storia politica di Civati è strettamente legata a quella del Partito democratico e al suo stravolgimento. Nel 2009, all’indomani delle dimissioni del segretario Walter Veltroni, un sondaggio online dell’Espresso lo vede secondo nella classifica di preferenze per il nuovo leader Pd, dopo Matteo Orfini. Ma Civati resta in Lombardia, eletto per due volte consigliere regionale e dove per due volte si trova davanti il governo di Roberto Formigoni. Un anno dopo, insieme a Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, promuove “Prossima fermata: Italia”, ovvero la Leopolda. Ma le strade dei due si dividono presto. La dimensione nazionale, per Civati, si consolida nel 2013 quando entra alla Camera dei deputati e, alla fine dello stesso anno, partecipa alle primarie per la segreteria del suo partito, insieme a Cuperlo e Renzi che – come sapete bene – vince quelle primarie e assume la guida del Pd. Ma le divergenze sono ormai incolmabili, Civati non accetta le larghe intese, si immola persino in un ponte tra Pd e M5S per la formazione di un governo. Tentativi vani, però, e quando nasce il governo Letta il deputato Civati non partecipa al voto di fiducia. La sua posizione di dissidente perdura fino al 4 maggio 2015, quando con il suo voto contrario alla riforma della legge elettorale segna la sua uscita dal Partito democratico. Due giorni dopo fonda Possibile. E oggi partecipa alla lista unitaria “Liberi e uguali”, candidandosi nel collegio di Bergamo e Brescia. Lo stesso collegio dove +Europa candida Piercamillo Falasca, fellow dell’Istituto Bruno Leoni e sostenitore del no sia al referendum sull’acqua pubblica che a quello sulle trivelle.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto a Pippo Civati. 

Riunioni a porte chiuse, assemblee, parlamentarie. La scelt a delle candidature è stata piuttosto turbolenta per Possibile… in che modo e con quale criterio si è infine arrivati alla tua candidatura?

La mia candidatura è in Lombardia, in una circoscrizione – Bergamo e Brescia – a cui mi sono dedicato in modo esclusivo in questa campagna elettorale, con altri ‘colleghi’ di lista di grande valore, come Francesca Parmigiani, a Brescia, espressione della migliore politica locale e di un impegno costituzionale fatto di passione e competenza. Nessuna turbolenza se non la convinzione che i processi decisionali debbano essere più aperti e inclusivi, per tutti: ho chiesto più volte che dopo le elezioni si tengano assemblee che ho cambiato «secondarie» (le primarie del dopo voto, per capirci) per decidere insieme come proseguire, che atteggiamento assumere in Parlamento, che campagne politiche lanciare fin dal 5 marzo, perché una cosa è certa: non ci si ferma alla domenica del voto.

Sei uno studioso, nella vita. E in politica non hai esitato a esercitare la rottura quando necessario. Perché hai accettato di candidarti per LeU?

La lista unitaria di tutte le forze a sinistra è un mio obiettivo da tempo: già un anno fa, quando uscirono dal Pd Bersani e i suoi, chiesi che si lavorasse a questo obiettivo, «da Boccia al Che Guevara». Era una missione allora ritenuta impossibile: storicamente la sinistra si divide, questa volta abbiamo provato ad unirla. E ci siamo riusciti: «da Speranza a Falcone». E a chi non ha scelto LeU mando un messaggio: dopo le elezioni, troviamo occasioni di confronto e di condivisione.

Se fossi ministro quale saresti e da dove cominceresti?

Come ricordava nella domanda precedente, mi sono allontanato dal «potere» e dalla maggioranza quando la maggioranza era invincibile e il leader assoluto e riconosciuto da tutti, nel 2015. Non cerco posti, altrimenti avrei scelto altre strade… se parliamo di deleghe mi piacerebbero quelle dell’innovazione, soprattutto in campo sociale, e della pace, perché di una politica di pace abbiamo soprattutto bisogno.

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