16/02/2018 Tiziana Barillà

Elezioni 2018. Tre domande (più una sull’Ue) a… Giorgio Cremaschi, candidato con Potere al popolo

Il bolognese Giorgio Cremaschi è candidato alla Camera nella sua Bologna e nel simbolico collegio di Napoli con Potere al popolo. Il “giovane 70enne” ha una lunga e importante storia che merita quantomeno una breve sintesi. Una lunga carriera in Fiom Cgil, prima a Brescia e poi al nazionale fino a diventare il presidente del Comitato centrale nel biennio 2010-2012. Un anno dopo si pone alla testa della battaglia interna in Cgil con “Il sindacato è un’altra cosa – rivendicAZIONI per una CGIL indipendente, democratica, che lotta”, in opposizione a Susanna Camusso e il resto della segreteria. Nel 2015, dopo 44 anni, Cremaschi rompe con la Cgil, motivando così su una lettera aperta: «Oramai mi sento totalmente estraneo a ciò che realmente è questa organizzazione e non sono in grado minimamente di fare sì che essa cambi». Da quel momento l’impegno di Giorgio Cremaschi si concentra nell’obiettivo di «rompere la gabbia dell’Unione Europea» con Eurostop, la piattaforma anti-euro che tiene dentro, tra gli altri, Usb e Contropiano.org, il Partito Comunista Italiano e la Rete dei Comunisti.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto a Giorgio Cremaschi.

Riunioni a porte chiuse, assemblee, parlamentarie. La tua candidatura, che è espressione di Eurostop, come è maturata?

È stata una scelta non affatto scontata. Te lo dico brutalmente: senza Potere al popolo avremmo raggiunto il popolo degli astenuti e di chi annulla la scheda, dal momento in cui non c’è nessuna differenza significativa tra tutte le altre forze politiche. Stufi di turarci il naso, abbiamo fatto questa scelta per la dignità e per l’entusiasmo che abbiamo riscontrato. E perché è una proposta che nasce da persone che come noi lottano nei quartieri, nelle fabbriche, nei territori e propongono di “sparignare” le logiche della politica.

Per 44 anni hai fatto sindacato in Cgil e mai nessuna esperienza elettorale. Perché stavolta hai accettato?
Hai ragione, mai in vita mia… e la prima volta lo faccio a 70 anni (ride). Il perché è un seguito della risposta che ti ho dato poco fa: se dopo tanti anni pensi di partecipare alla costruzione di una lista elettorale è perché ne sei convinto, non lo fai per costrizione ma con entusiasmo. Ho sentito di doverci mettere la faccia. Non ho mai partecipato a una campagna elettorale in vita mia, ho votato quasi sempre – e sottolineo quasi – questa volta ho sentito il dovere di metterci la faccia. Avendo fatto sempre politica dal sociale, qui mi sembra di fare un prolungamento di questo, perché PalP non è solo una lista elettorale ma il tentativo di riportare il sociale che dalla politica è stato completamente espulso.
…perciò è per riempire un vuoto?
Sì, ma attenzione non è un vuoto dovuto alla mancanza di una listina di sinistra, ma creato dal fatto che la politica ha espulso da sé la questione sociale: lo sfruttamento, l’ineguaglianza. Siamo gli unici a usare due parole considerate sconvenienti, quasi pornografiche: sfruttamento del lavoro e ricchi. Come sai bene, siamo molto censurati perché proponiamo un ribaltamento non dei rapporti politici ma dell’agenda e dei contenuti della politica così come è stata imposta negli ultimi 25-30 anni di dominio liberista e del mercato. Perciò, la mia scelta personale è dovuta al fatto che non l’ho sentita così diversa e lontana da me.

Se Giorgio Cremaschi fosse il ministro del Lavoro, da dove comincerebbe?
Comincerei, ovviamente, dall’abolizione del Jobs act ma poi andrei indietro. Perché il Jobs act è il pezzo che sta fuori, poi c’è tutto quello che sta sotto come il pacchetto Treu. Poi, essendo uno che crede nelle funzione delle istituzioni, rimetterei in campo gli ispettori del lavoro, assumerei migliaia di giovani e li sguinzaglierei in tutte le fabbriche e i luoghi di lavoro. Lo dico con chiarezza: userei il ministero del Lavoro in termini vessatori (ride, scandendo la parola vessatori) nei confronti delle imprese per il rispetto della sicurezza del lavoro. Sono 20 anni che diciamo che ci sono troppe regole, e invece ce ne sono troppo poche e soprattutto non vengono applicate. Infine, come terza questione, lavorerei per ricostruire il collocamento pubblico e togliere di mezzo le agenzie interinali, i lavoratori sono ricattati non solo per via dei contratti precari con cui vengono assunti ma anche perché non c’è una regola nelle assunzioni. Occorre un controllo pubblico. Faccio parte di una generazione che ha visto il collocamento pubblico funzionare, negli anni 70 c’erano le liste di collocamento per cui le aziende non potevano scegliere i singoli, ma erano tenute a prendere il primo della lista e poi scorrere successivamente agli altri. Le agenzie interinali sono un caporalato legalizzato che fino al 1997, fino al pacchetto Treu, era vietato dalla legge, perché considerato caporalato. Perciò va abolito. Detto questo, non so se diventerò mai il ministro del Lavoro ma se lo fossi lavorerei per vessare le imprese su tutte le ingiustizie di questi ultimi anni.

Domanda extra, necessaria. Eurostop ha idee chiare: rompere con l’Ue e pure con l’Euro. La posizione di Potere al popolo non è cos radicale, come avete risolto?
Certo, abbiamo delle differenze, noi siamo più radicali in particolare sulla moneta, ma siamo su una strada comune che è quella della riconquista della sovranità economica e costituzionale del nostro Stato e del nostro Paese. Come? Attraverso la rottura con questo sistema di regole che ha codificato le politiche di austerità, non accettando quelle regole. In Italia “Europa” è sinonimo di trasformismo politico: da una parte tutti dicono di voler battere i pugni sul tavolo europeo e poi nello stesso tempo si preparano a ubbidire. È puro trasformismo elettorale. Noi abbiamo il coraggio di usare la parola “rottura” dei trattati e con i trattati, in particolare rottura e non applicazione del Fiscal compact. “Noi non moriamo per questa Unione europea. O cambiano tutte le regole del gioco o rompiamo”, sono parole di Viola Carofalo, portavoce di Potere al popolo. Senza girarci troppo intorno, sarebbe da chiedere a tutte le altre forze politiche: lo sapete che il 5 marzo entra in vigore il Fiscal compact, ubbidite o no? Le altre forze politiche hanno diversi progetti, tutti su come ubbidire all’austerità istituzionalizzata: privatizzazione, tagli alla spesa pubblica, aumento del Pil (non si capisce bene come) ma nessuno chiede l’abolizione del Fiscal compact. Noi siamo gli unici a farlo.

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