14/02/2018 Raffaele Lupoli

Elezioni 2018. Tre domande a… Federica Daga, candidata del Movimento 5 Stelle

Si commuove Federica Daga, deputata uscente del Movimento 5 stelle, quando ripercorre i suoi cinque anni di lavoro parlamentare sul tema dell’acqua pubblica. Ricorda l’entusiasmo di quando, da attivista, ha contribuito alla vittoria referendaria del 2011. Ma soprattutto sente il peso dell’accerchiamento di cui è stata oggetto, racconta, sia in commissione sia nell’Aula di Montecitorio ogni qualvolta richiamava la necessità di attuare l’esito della consultazione e di ripubblicizzare il servizio idrico. Federica Daga è candidata al Collegio Lazio 1 numero 2 della Camera dei deputati. Nel 2007 si è iscritta al meetup Amici di Beppe Grillo di Torino, dov’è nata e cresciuta; lì partecipava anche al comitato per l’acqua pubblica. Da otto anni si è trasferita a Roma, dove ha seguito da vicino la campagna referendaria e poi è stata candidata la prima volta, dunque sente di essere candidata nella sua città.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto a Federica Daga.

Come si è arrivati alla sua ricandidatura con il Movimento 5 Stelle?
La procedura è quella di essere votati dalla piattaforma Russeau, quindi sono stata votata dagli iscritti come tutti gli altri aspiranti candidati. L’unico piccolo vantaggio che avevamo è che c’era una chiave di ricerca specifica per i parlamentari uscenti, quindi in qualche modo la mia candidatura è anche frutto di una valutazione sul mio operato nella scorsa legislatura.

Quali sono i temi che l’hanno vista più impegnata in questi cinque anni da deputata?
Appena entrata in Parlamento è stato naturale, per il mio percorso precedente, prendere l’impegno di portare in Parlamento la questione dell’acqua pubblica, ma ho anche lavorato su altre tematiche, e mi sono resa conto che ci sono una serie di questioni che non hanno mai suscitato l’interesse dei parlamentari, se non quando accadevano dietro casa di qualcuno, ma che era importante affrontare. Allora ho seguito da vicino la questione del piano casa nazionale, occupandomi in qualche modo anche di emergenza abitativa, soprattutto attraverso il controllo su come si utilizzano i fondi e facendo in modo che si legiferasse in maniera sensata. L’altro tema che ho voluto seguire è quello del dissesto idrogeologico, sempre per tenere sotto controllo entità e tempi degli stanziamenti. Il governo Renzi faceva propaganda sui numeri, annunciando miliardi a disposizione a destra e a manca: dovevano occuparsi di infrastrutture idriche, praticamente non pervenute, e finanziare interventi di messa in sicurezza. Su quest’ultimo fronte hanno prodotto di fatto slide e poco altro. Anche in questo caso, abbiamo capito che dovevamo stare col fiato sul collo del governo per spronare e verificare dove finivano i soldi, così si sono un pochino smossi.
Sul fronte acqua pubblica invece non c’è stato verso di portare avanti la legge che abbiamo messo a punto anche con il Forum dei movimenti, ma la riporteremo di nuovo in Aula nella prossima legislatura, non ci arrendiamo su questa cosa. L’idea portata avanti dagli ultimi governi è completamente sbagliata, tutta incentrata su globalizzazione, privatizzazione, capitalismo spinto. Sui beni comuni non si può fare. Noi ci siamo opposti e ci hanno fatto guerra: il conflitto è stato tale che io sono stata sospesa guarda caso proprio nei giorni in cui alla Camera si discuteva la legge di cui sono promotrice. Non ho potuto parlarne in Aula. Hanno fatto di tutto per silenziarci, ma non hanno ancora vinto: seimila proposte di emendamento, interrogazioni, question time, attività di analisi e ricerca, accesso agli atti, scambio con i territori. Tutto è servito per ripartire nella prossima legislatura.

A proposito della prossima legislatura, le propongo un gioco: in che ruolo si vede nel caso di un incarico di governo o di un governo ombra?
Ogni tanto, scherzando, qualcuno mi dice che per me si potrebbe istituire il ministero per l’Acqua pubblica, senza portafoglio ovviamente (ride). A parte le battute, è mia ferma intenzione se andiamo al governo, mettere il lavoro di questi anni a completa disposizione di chi farà il ministro dell’Ambiente. Chiunque verrà scelto, politico o tecnico, famoso o meno, dovrà necessariamente basarsi su quello che abbiamo fatto: abbiamo acquisito informazioni preziose che possono fare la differenza nell’efficacia dell’azione di governo. I temi ambientali non li vuol trattare nessuno, in tv l’acqua pubblica è uscita una sola volta in televisione in questi anni, ma sull’acqua e non solo abbiamo fatto un gran lavoro, e manca poco per portarlo a compimento.

14 febbraio 2018

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