26/02/2018 Raffaele Lupoli

Elezioni 2018. Tre domande a… Annalisa Corrado, candidata con Liberi e Uguali

Ingegnera meccanica, esperta di rinnovabili e da sempre protagonista di battaglie ambientali, per la sovranità energetica e per la parità di genere. “Pur di non pensare che una donna potesse fare il mio lavoro, spesso chi comunica con me a distanza inverte il mio nome e cognome, mi chiama ingegner Annalisa”, racconta Annalisa Corrado, co-portavoce di Green Italia e componente del comitato scientifico di Possibile, candidata capolista al proporzionale alla Camera per Liberi e Uguali, nel collegio plurinominale di Vicenza, Bassano del Grappa e Schio.

Con Possibile, il partito di cui è segretario Giuseppe Civati, Annalisa Corrado ha girato l’Italia negli ultimi anni per raccogliere le istanze e sostenere le vertenze dei territori e per presentare la campagna #primadeldiluvio, confluita attraverso una serie di proposte “green” nel programma elettorale di Liberi e Uguali. Ha chiare dunque le priorità che sente di voler interpretare in caso di elezione: “L’urgenza prima è senza dubbio legata alla necessità di acquisire la consapevolezza della questione climatica. Gli stravolgimenti climatici stanno già influendo sulla vita di tutti noi, nelle attività economiche e in quelle quotidiane”. In realtà, aggiunge Annalisa Corrado, sul fronte della consapevolezza, nella società c’è già molto di più di quello che fin qui la politica ha voluto vedere. “Dalle statistiche più recenti emerge che il 70% degli italiani sono preoccupati per le conseguenze dei cambiamenti climatici. I governi che si sono susseguiti, invece, hanno messo la testa sotto la sabbia. Le preoccupazioni per l’ambiente in generale, dallo smog all’impatto delle industrie, sono sempre molto elevate, per cui c’è una domanda di intervento alla quale non consegue una risposta da parte di chi governa”.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto ad Annalisa Corrado.

Come si è determinata la sua candidatura a Vicenza, Bassano del Grappa e Schio? Conosceva già il territorio in cui ora sta facendo campagna elettorale?
Come ambientalista e per le mie esperienze pregresse sono stata ritenuta a disposizione a livello nazionale. Conoscevo bene il Veneto e le tante battaglie sul fronte della difesa dell’ambiente e dei beni comuni, ma non Vicenza in particolare. Sto recuperando velocemente però (sorride), anche perché ho subito scoperto che è un territorio incredibilmente stimolante per un’ecologista, perché ha quell’ambivalenza che riscontiamo costantemente nelle nostre battaglie. Da una parte, infatti, ci si trova l’evidenza che il modello di sviluppo che abbiamo vissuto è fallimentare dal punto di vista economico e degli impatti sula salute e sull’ambiente. Qui c’è la questione gravissima dell’inquinamento da Pfas, di cui si parla molto poco a livello nazionale, c’è un consumo di suolo secondo solo alla Lombardia e quasi doppio alla media italiana, che è già altissima. E guarda caso Vicenza è all’undicesimo posto per la cattiva qualità dell’aria tra i comuni capoluogo italiani nella classifica di Legambiente. Un territorio dunque, che ha subito diverse forme di aggressione e che è in attesa di una risposta a tutti i livelli istituzionali. Dall’altra parte invece, c’è uno storico e importantissimo tessuto imprenditoriale, soprattutto manifatturiero, in prima fila nell’innovazione e nell’esportazione. Quindi è palese che l’economia circolare, l’innovazione di prodotto e di processo, l’efficienza possono fare da traino alla ripresa economica di questo territorio e non solo. Anche il settore delle costruzioni sé in sofferenza, e in un territorio saturo l’unica chiave di rilancio è l’accoppiata riqualificazione-rigenerazione urbana in chiave resiliente. Un bel laboratorio per le politiche nazionali insomma.

In caso di elezione quali saranno i suoi primi atti in Parlamento, soprattutto sul fronte energetico?
Il nostro Paese deve predisporre il Piano Clima, che è uno strumento cruciale per la nostra strategia energetica, ambientale ed economica. Trovo allucinante che sia stata predisposta, durante la passata legislatura, la Strategia energetica nazionale, la cosiddetta Sen, senza metterla in connessione con il Piano Clima. Calenda si è limitato a svolgere il compitino di mirare a raggiungere gli obiettivi europei, ma questi erano stati stabiliti prima degli Accordi di Parigi sul clima e tutti sanno che non sono sufficienti. Si sapeva che serve una revisione al rialzo degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e di efficienza energetica, ma l’Italia si è limitata a un compitino che ci farà arrivare in ritardo sia sui target del 2030 sia rispetto all’obiettivo di un’economia completamente decarbonizzata nel 2050.
Il primo lavoro da fare sarà mettere in connessione Strategia energetica – che va rivista – e Piano Clima, ma quest’ultimo non dev’essere lasciato al ministero dell’Ambiente, che anche al di là delle figure senza esperienza nel settore che hanno ricoperto l’incarico di ministro nel recente passato, ha una struttura troppo debole per seguire questioni così complesse. Malgrado gli sforzi di alcuni bravi funzionari e consulenti, questo dicastero non ha risorse adeguate né potere. Ci vorrebbe una direzione in capo alla Presidenza del Consiglio e sicuramente deve poter abbracciare tanti e diversi settori: dalle infrastrutture all’agricoltura e allevamento, fino alla partita sui trasporti e la mobilità, su cui in Italia non si è fatto niente finora, ai parchi e verde urbano ed extraurbano. Un intervento integrato, insomma, che poi a ricasco porta con sé benefici ambientali, in termini di salute e qualità della vita e di un’economia che riprenda a marciare redistribuendo la ricchezza.

Le proponiamo un gioco: se dovesse assumere un incarico di governo o di governo ombra quale assumerebbe?
Giusto perché si sta giocando… Come dicevo, le decisioni importanti sull’energia stanno in mano al ministero dello Sviluppo economico, che ha una posizione predominante su quello dell’Ambiente, che ne subisce le scelte. Quindi senza dubbio punterei allo Sviluppo economico (ride)! Sappiamo che ci sono dei controinteressi molto agguerriti rispetto al potere dirompente del modello che vogliamo affermare: la sovranità energetica va contro gli interessi economici forti di chi guadagna e specula sui territori e sulla salute. Visto che adesso la storia li sta archiviando, sono ancora più aggrappati al potere per tentare di rallentarne il corso.
Al di là del gioco, comunque vada c’è tanto da fare e noi abbiamo individuato delle cose immediatamente fattibili, senza chissà quali coperture da trovare. La prima è quella dello sblocco dell’autoconsumo, della produzione distribuita e dei sistemi chiusi di utenza. Quando racconti che in Italia è vietato scambiare l’energia tra vicini di casa o non si possono fare mini reti tra aziende di uno stesso distretto industriale, le persone si mettono le mani nei capelli. In Italia è stata liberalizzata l’energia dall’alto ma non fino alla fine, e anche l’Antitrust si è pronunciata affermando che serve un intervento in tal senso.

Poi c’è il discorso della carbon tax, più complesso ma altrettanto necessario per applicare il principio che chi inquina paga e per liberare le migliori energie del Paese, e sicuramente bisogna cominciare ad aggredire i sussidi alle fonti energetiche dannose per l’ambiente che ammontano a 16 miliardi di euro l’anno. Quest’ultimo punto non si risolve in due mesi, perché ci sono delle economie che si basano su questi sussidi, ma è necessario cominciare subito a invertire la rotta programmando come riconvertire quei settori e utilizzare le risorse liberate per riqualificare quelle professionalità e portarle dalla parte dell’energia pulita.
Fuori dalle questioni strettamente ambientali, lavorerò sui altri temi che ho sempre seguito: la questione di genere, la questione della violenza contro le donne e le questione maschile, che nel Paese è molto pesante. E, sicuramente collegata, la questione dell’istruzione, dell’università e dell’innovazione, tutti ambiti che ho frequentato e vissuto da dentro. Riqualificare questi settori significa riqualificare il Paese e avere finalmente una strategia.

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