11/04/2019 Elvis Zoppolato

Dopo un anno di isolamento, Julian Assange è stato arrestato

Era il 28 marzo 2018 quando uscì la notizia dell’isolamento di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks che dal 2012 vive nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per sfuggire a un mandato di arresto delle autorità britanniche. La possibilità di usare internet, di telefonare e di ricevere ospiti gli erano stati tolti per aver violato un accordo stretto alla fine del 2017 che gli proibiva di usare i social network per interferire negli affari degli altri paesi.

Questa mattina è stato arrestato a Londra, notizia che è stata data dalla polizia di Londra, per essere poi confermata da WikiLeaks e dal governo dell’Ecuador. Assange avrebbe violato i termini del suo asilo politico, ragion per cui è stato espulso dall’ambasciata dell’Ecuador. I documenti a essere incriminati questa volta sono gli “INA papers”, una serie di carte pubblicate lo scorso 25 marzo da WikiLeaks che

dimostrerebbero il ricorso del presidente dell’Ecuador Lenín Moreno ai paradisi fiscali.

Non è da escludersi che la decisione di togliere la protezione diplomatica a Julian Assange sia dovuta alle forti pressioni esercitate dagli Stati Uniti sullo stato sudamericano, il cui nuovo presidente sembra avere meno a cuore le sorti del fondatore di WikiLeaks. Ora gli Usa possono chiedere la sua estradizione in modo da processarlo per i documenti segreti da lui rivelati, tra cui: i retroscena delle guerre in Iraq e in Afghanistan, la corruzione in Kenya, la gestione del Campo di prigionia di Guantánamo a Cuba, le operazioni di spionaggio americano nel mondo.

Di recente hanno parlato del suo isolamento il filosofo croato Srećko Horvat e l’attivista Pamela Anderson al Documentary film festival di Copenhagen venerdì 29 marzo, durante un incontro dedicato alla politica e all’attualità.

(Pamela Anderson e Srećko Horvat)

Horvat (36 anni), co-fondatore di Diem25 assieme all’ex-ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, ricorda così l’amico Julian:

“La sua voce, qualsiasi cosa possiate pensare di lui, e potete pensare molte cose – io stesso penso molte cose di lui, ci siamo scontrati molte volte ma ci siamo anche divertiti un sacco -, ma a prescindere da tutto ciò che potete pensare… la sua voce manca”.

Julian Assange, in videoconferenza registrata, riassume così la situazione attuale dell’Europa:

“il problema dell’Europa è la sua mancanza di integrazione, la sua mancanza di unità. Ma c’è anche qualcos’altro. C’era una volta un sogno, un sogno per cosa l’Europa potesse essere: più di una realtà strategica, più di una realtà economica. Quello è un sogno che l’Europa ha perso, e la mancanza di quel sogno sta producendo la frammentazione attuale e l’incapacità dell’Unione di gestire questa situazione.”

Poi la Anderson, attivista sin dai tempi dell’adolescenza ed ex-compagna di Assange, spiega come vi sia in atto una vera e propria propaganda contro di lui. Assange si rifugiò nell’ambasciata ecuadoriana di Londra nel 2012 per sfuggire a un mandato d’arresto in Svezia. È accusato di stupro nei confronti di due donne, ma le accuse sono tutt’altro che confermate. La Svezia, nel 2017, ha detto che ha rinunciato a perseguirlo ma è opinione di molti che si tratti solo di un complotto politico: Assange teme che se uscirà dell’edificio verrà arrestato ed estradato negli Stati Uniti per essere interrogato su WikiLeaks.

(Assange in videoconferenza al Bremen Teater di Copenhagen)

Com’è possibile che la stessa figura sia allo stesso tempo un fuorilegge e un candidato al premio pacifista più importante del mondo?

Esistono casi specifici che rappresentano perfettamente questa ambiguità storica; in Italia ne abbiamo uno davvero paradigmatico in questo senso, ovvero Domenico Lucano. Arrestato lo scorso 2 ottobre con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo stesso Domenico Lucano è stato poi candidato, assieme al comune di Riace, al premio Nobel per la Pace.

Non diverso è il caso di Julian Assange, accusato di spionaggio negli Stati Uniti (accusa che può costargli l’ergastolo) e allo stesso tempo candidato al Nobel per la Pace nel 2011.

È davvero tutto così relativo e interpretabile? Non esiste un “centro di gravità permanente” attraverso cui sia possibile giudicare e interpretare costantemente gli eventi e la realtà?

Le centinaia di migliaia di informazioni rivelate da WikiLeaks sono state come una bomba che rischiava di far saltare per aria il sistema. Notizie di una gravità allucinante che mostrano la verità nuda e cruda così come essa si presenta alla storia. Notizie che hanno cambiato il mondo dell’informazione e il modo di fare informazione. Notizie che hanno dimostrato quanto può essere pericolosa la verità. E se per conoscerla dobbiamo rinunciare al sistema così come lo conosciamo, ben venga la sua esautorazione. Ciò a cui davvero non possiamo rinunciare è l’intrinseca autorevolezza della verità.

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