31/08/2019 Daniele Coltrinari

Diario di una Volta

Domenica 4 agosto 2019, una giornata calda in Portogallo. I ciclisti partecipanti all’ottantunesima edizione della Volta a Portugal, la maggior competizione a tappe portoghese, transitano per Covilhã intorno alle cinque di pomeriggio.

Si raggiungono i 32 gradi ma la temperatura percepita è maggiore, è la quarta tappa di dieci previste, manca l’ultima salita, quella decisiva, che fa male a gambe e polmoni. Covilhã si trova sul versante sud-est della Serra da Estrela, il maggior gruppo montuoso lusitano e ora i corridori, dopo essere partiti da Pampilhosa da Serra (paese che fa parte del distretto di Coimbra) intorno alle 13.20 ed aver pedalato già per circa 125 km, devono affrontare la parte finale del percorso.

È una strada che sale per tanti chilometri, quasi 20, con una pendenza media del 6,6%, supera i 1500 metri di dislivello, si snoda in un paesaggio maestoso e desolante, come un pianeta senza vita e più si sale e più la salita di pietra sembra leggerissima, poi, si percepisce improvvisamente la rarefazione dell’aria. Salendo, la vegetazione lascia spazio a parti di erba marroncina e a pietre piccole e grandi, alcune sbriciolate e aguzze, altri enormi e tonde, levigate dal vento, isolate o ammucchiate in cumoli che richiamano strane forme. L’ossigeno fugge a contatto con questi sassi su cui batte il sole, l’estensione del massiccio montuoso deve aumentare ancor di più la sua assenza.

E poi si arriva in cima alla Serra da Estrela, al monte Malhão de Estrela precisamente ad Alto da Torre, il punto più alto del Portogallo continentale, 1993 metri di altitudine ma per una “decisione storica”, si toccano i 2000 metri, all’inizio del XIX secolo, infatti, il Re João VI fece costruire una torre alta 7 metri, da essa prende il nome la località.

La tappa la vincerà João Rodrigues, un ragazzo che compirà venticinque anni il prossimo novembre e che quest’anno ha già vinto la Volta ao Alentejo a marzo.

Il Corridore della W52-FC Porto alla fine sarà anche il vincitore della classifica generale della Volta a Portugal di quest’edizione, per un lui è stato un 2019 che l’ha consacrato il miglior ciclista portoghese in questo momento.

Seguo il giro portoghese dal 2013, ed è sempre così: si corre sotto il sole ad agosto con temperature elevate, il periodo è più o meno sempre lo stesso, tra la fine di luglio e i primi 7/10 giorni d’agosto (quest’anno la competizione si è svolta dal 31 luglio all’11 agosto). la Volta è sinonimo di estate e di vacanze in un paese che ritrova in questa stagione molte delle sue tradizioni e dei suoi connazionali emigrati in altri paesi europei ed extraeuropei e che vengono qualche settimana in vacanza in Portogallo.

Dopo la riduzione da 21 a 10 tappe, l’ultima volta che durò tre settimane fu nel 1989, la Volta a Portugal si svolge principalmente nel nord del Paese, passando nelle regioni più a sud al massimo per una o due prove.

C’è un film, Aquele querido mês de agosto (Miguel Gomes, 2008), che narra, in luoghi diversi e non lineari, una storia inventata di amore e di altre relazioni tra un padre e una figlia, tra parenti e amici. Una storia ambientata nel profondo Portogallo del nord, dove gli emigranti portoghesi vengono, come già detto, in vacanza, per visitare la loro terra e i paesi che hanno lasciato da giovani. Una stagione, questa, di feste tradizionali e popolari e un periodo nel quale si svolge, appunto e non a caso, la Volta a Portugal.

Quest’anno la Volta è partita da Viseu lo scorso 31 luglio con una mini cronometro di circa 6 chilometri che si è disputata nel centro storico della città; famosa per essere la città di Viriato, si crede infatti che sia nato proprio qui nel 180 a.C., il famoso condottiero dei lusitani che si oppose alla conquista romana, Viseu è un punto di riferimento indiscusso della Volta a Portugal, perchè, per quasi 70 volte nella storia della Volta a Portugal, una partenza, un arrivo, una tappa insomma, è passata di qui, mentre la grande novità dell’edizione di quest’anno è stato il ritorno a Porto.

Dopo 30 anni, infatti, la città “Invicta” (Porto viene chiamata così perchè riuscì a respingere sia l’attacco dei Mori sia l’esercito imperiale di Napoleone, e non fu mai sconfitta militarmente dalla sua creazione durante l’Impero romano) ha visto nuovamente passare il giro ciclistico portoghese sulle proprie strade.

Domenica 11 agosto, decima e ultima prova del giro ciclistico portoghese: un’altra cronometro individuale, come a Viseu, stavolta però più lunga, circa 20 chilometri; si partiva da Vila Nova de Gaia, comune adiacente a Porto per concludersi proprio nel centro storico di Porto, in Avenida dos Aliados.

La tappa è stata vinta ancora una volta da João Rodrigues che fino al giorno prima era secondo in classifica a meno di un secondo di distacco dal momentaneo leader della classifica generale,  Joni Brandão, corridore portoghese ventinovenne della Efapel e che per la terza volta in carriera si è dovuto accontentare del secondo posto in classifica generale. A fine gara Brandão è scoppiato in lacrime, insegue ormai da anni una vittoria alla Volta a Portugal senza riuscirci, consolato dalla sua squadra, dalla sua fidanzata e dai suoi tifosi, ci riproverà l’anno prossimo. Chi invece ha festeggiato in mezzo ai propri tifosi è stato invece João Rodrigues, la sua squadra, la W52-FC Porto per la quarta volta consecutiva si è aggiudicata con un proprio atleta la massima competizione ciclistica lusitana e a Porto, si è fatto festa fino a tardi.

Joaquim Gomes (attuale direttore tecnico della Volta a Portugal ed ex ciclista) l’aveva detto prima dell’inizio della competizione: «probabilmente il giro quest’anno si deciderà all’ultima tappa». Aveva ragione, oltre alla soddisfazione per aver organizzato una delle Volta a Portugal più avvincenti degli ultimi anni, Gomes è anche emozionato quando ripensa a trenta anni fa: era il 1989, come quest’anno l’ultima tappa della Volta era una cronometro e si sarebbe conclusa a Porto. Vinse la tappa e il suo primo giro portoghese (nel corso della sua carriera si aggiudicò ancora un’edizione della competizione ciclistica portoghese qualche anno dopo) e fu il più giovane vincitore della Volta a Portugal (detiene ancora questo record) a soli 23 anni.

A Porto ha festeggiato anche lui.

Daniele Coltrinari, insieme a Luca Onesti, ha pubblicato C’era una Volta in Portogallo (Tuga Edizioni, 2016) un libro che non è solo solo il racconto del giro ciclistico a tappe più importante del Portogallo e dei ciclisti nazionali che hanno fatto la storia di ieri così come quella più recente, C’era una Volta in Portogallo è anche il diario di chi ha seguito personalmente negli ultimi anni la competizione, attraversando le città e luoghi dove è passato il giro, raccontando le tradizioni, le feste popolari, la gastronomia e i costumi di un Portogallo meno conosciuto e bellissimo.

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