11/07/2018 Tiziana Barillà

Destra ladrona e piagnucolona. Dopo la Lega, nei guai anche il partito di Marine Le Pen

«Da domani, il Rassemblement national (ex Front national) non potrà più praticare alcuna attività politica» e «sarà morto alla fine di agosto», dice Marine Le Pen. Ma magari, cara Marine! 

Se a Matteo Salvini non è bastato cambiare colore alla sua Lega, a Marine Le Pen non è bastato cambiargli il nome per distrarre i giudici dalle “furberie”. Per quest’anno Rn – abituiamoci a questa nuova sigla, al posto di Fn quando parleremo della destra sovranista di Francia – non potrà contare sui 2 milioni di euro di anticipo del contributo pubblico ai partiti. Il 10 luglio, mentre tutti gli altri partiti di Francia riscuotevano i loro anticipi, Marine Le Pen ha dovuto fare i conti con i giudici. La giustizia francese ha infatti bloccato quei 2 milioni a titolo di anticipo dei 7 milioni di euro indebitamente sottratti al Parlamento europeo con impieghi fittizi. Perché l’ex Fn è accusato di aver impiegato a spese di Strasburgo assistenti utilizzati per il partito in Francia. Messaggini, mail e tabelle – sostengono i giudici – ne provano l’evidenza: l’ex Front national avrebbe organizzato un sistema per sviare i fondi europei destinati agli assistenti parlamentari, assumendo invece funzionari di partito.

In Francia, il finanziamento pubblico ai partiti è ancora una parte consistente della loro economia. E dei 68 milioni di euro che, nel 2018, verranno incassati dai partiti francesi, la parte di Rn dovrebbe essere di 4,5 milioni di euro, perciò insufficiente anche nel suo totale a coprire il danno al Parlamento europeo. L’Europarlamento, ad ogni modo, ha già chiesto ad alcuni parlamentari eletti nel Rassemblement National di rimborsare le somme indebitamente percepite: 320.026 euro sono stati chiesti a Jean-Marie Le Pen, 275.984 euro a Bruno Gollnisch e quasi 300.000 euro a Marine Le Pen. Ma sotto inchiesta sono finite ben 10 persone. 

Lei, la guida dei sovranisti di destra d’Europa, un po’ si piange addosso e un po’ contrattacca. Nel commentare la decisione dei giudici su twitter arriva a parlare di «pena di morte ‘a titolo conservativo’». Poi, con una lettera aperta, invita i militanti a «rivoltarsi» contro «una dittatura che vuole uccidere il primo partito di opposizione». Stesso, identico, copione usato in Italia dalla lega di Matteo Salvini, anche Le Pen rigira la frittata parlando del «carattere politico dell’iniziativa «poiché uno dei due giudici è membro del Sindacato della Magistratura». I giudici comunisti, insomma. Non c’è che dire, Berlusconi ha fatto scuola anche Oltralpe.

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