19/06/2018 Enrico Saponaro

Dal verde al blu, dal secessionismo al nazionalismo. La metamorfosi della Lega e la scalata di Matteo Salvini

– tempo di lettura stimato: 17 minuti –

La svolta

Un cambiamento leggero, graduale. Subliminale. Ma dirompente come il risultato elettorale che ha contribuito a portare, sicuramente una novità sostanziale, carica di significati rispetto al passato e al futuro.

Siamo nel settembre del 2017, a Pontida, il comune bergamasco di 3mila anime che ogni anno, dal 1990, è teatro del particolare e folcloristico raduno di leader e simpatizzanti del partito fondato da Umberto Bossi.

L’edizione del 2017 è storica per diversi motivi, tra cui la conferma dell’investitura di Matteo Salvini al ruolo di guida del partito (dopo la condanna di Bossi per appropriazione di fondi pubblici) e l’apertura definitiva a un movimento che accantoni le istanze indipendentiste e separatiste e che abbracci una vocazione fortemente sovranista, populista e razzista. Un processo iniziato nel 2014 con la nascita del soggetto politico Noi con Salvini, creato proprio per “fare struttura” nel centro e nel sud del Paese.

A Pontida, nel 2017, Umberto Bossi non c’è. E Salvini fa cappotto.

Messo da parte tutto l’armamentario leghista delle origini, con l’acqua del Po, i celti, l’autonomia e la secessione, il nuovo leader lancia la lunga marcia “dalle Alpi alla Sicilia”, con l’auspicio che lo conduca fino a Palazzo Chigi.

Come ti comunico il cambiamento

Niente può essere lasciato al caso. E un cambiamento di questa portata ha bisogno di un supporto comunicativo ben congegnato.

La manifestazione leghista, infatti, porta con sé un’altra novità importante. Tutti sanno che, fin dalle origini, la Lega ha adottato per la sua immagine il verde come colore principale. Li ricordiamo bene gli esponenti della Lega nord nelle trasmissioni tv a sfoggiare cravatte e fazzoletti verdissimi. Ecco, a Pontida il verde è presente a sprazzi, addosso soltanto ai militanti più romantici e a Roberto Maroni, alle prese con il referendum consultivo in Lombardia.

A farla da padrone è il blu. Bandiere, striscioni, felpe. Ovunque, tutto è blu. Un blu molto simile all’azzurro della nazionale di calcio. Una scelta non casuale, ovviamente.

Blu blu blu mi piaci tu

Il colore blu è associato ai concetti di responsabilità, lealtà e sicurezza (ad esempio le divise delle forze dell’ordine) o, nel marketing, all’affidabilità. Infatti, varie tonalità del blu sono usate nella comunicazione aziendale.

Tuttavia, in barba alle teorie psicologiche che associano il blu all’armonia, all’equilibrio, alla pace e alla capacità di rilassare, la campagna di comunicazione di Matteo Salvini assume dei toni sempre più forti, sempre più violenti, stuzzicando le ire più (o meno) nascoste del popolo italiano.

Inoltre, nel gergo giornalistico, “gli azzurri” sono sempre stati gli esponenti di Forza Italia. Una scelta, quindi, che non cela la volontà di sostituirsi al Cavaliere, sempre più inesistente. La volontà – paradossale, se si considera il pulpito da cui proviene – di ri-unire Paese, o almeno la sua parte più reazionaria e conservatrice.

Con il senno di poi possiamo dire che, complici molti altri fattori, la strategia adottata ha portato i suoi bei risultati, con la coalizione di centro-destra fortemente spostata a destra e quasi egemonizzata dalla Lega (nord) che raggiunge il massimo consenso elettorale dalla sua nascita e il suo leader che svetta nella classifica europea dei politici più seguiti su Facebook.

Fino alla ratifica ufficiale, affidata ovviamente ai social network, con la nascita del governo giallo-blu, in cui il giallo richiama il Movimento 5 stelle e il blu la Lega (nord).

 

La strategia comunicativa

Andiamo più nel dettaglio della metamorfosi visiva. L’immagine della Lega è stata stravolta: un nuovo logo, la scomparsa della parola Nord da qualunque messaggio e una narrazione inclusiva di tutta la nazione, anzi, di tutti gli italiani.

A ciò si aggiunga l’epiteto per il leader, chiamato Capitano, ricalcando la strategia comunicativa di matrice calcistica alla base della nascita proprio di Forza Italia e, appunto, la virata cromatica dal verde al blu.

Conversione avvenuta. Palazzo preso.

 

Gli attrezzi del lavoro: il guru di Salvini

Un’operazione del genere non è da tutti. Per mettere in atto una rivoluzione di tale portata servono, tra le altre cose, alcuni ingredienti: tempo, soldi, le persone giuste e una base elettorale poco politicizzata, possibilmente incapace di cogliere gli elementi di stravolgimento (anche perché distratta dalla stessa campagna di comunicazione).

In quattro anni la Lega (nord) ha cambiato nome e volto con l’aiuto di uno staff di comunicatori, guidati da Luca Morisi e dal suo socio Andrea Paganella, titolari di Sistemaintranet, una società che si occupa di informatica, sviluppo software e comunicazione. Le pagine Facebook e Twitter di Matteo Salvini e della Lega sono cresciute con un ritmo incessante. È quantomeno singolare notare che la pagina aziendale di Sistemaintranet non esiste su Facebook.

La società ha attirato l’attenzione di Report, che nel 2017 ha realizzato una breve inchiesta, facendo emergere come i leghisti della prima ora Morisi e Paganella (negli anni 90 furono eletti al Consiglio Provinciale di Mantova e Morisi è stato anche segretario provinciale della Lega) abbiano beneficiato in modo del tutto legale della loro vicinanza ai leader lombardi del Carroccio, ottenendo un introito lordo di quasi un milione di Euro dal 2009 al 2016 in seguito ad alcune commesse per le Asl lombarde (molte delle quali con dirigenti vicini alla Lega).

Testimonianza Luca Morisi e Andrea Paganella

Luca Morisi e Andrea Paganella svelano i segreti del successo della campagna #SalviniPremier!www.scuoladiformazionepolitica.it

Posted by Scuola di Formazione Politica on Wednesday, March 14, 2018

 

Luca Morisi, l’uomo giusto al posto giusto

Il digital-philosopher, ribattezzato il guru di Salvini – o, dai leghisti più scettici, il Casaleggio della Lega – si è trovato al posto giusto nel momento giusto.

Viso pulito, faccia da ragazzino. Un giovane-imprenditore-del-nord che, a suo dire, è costretto a rinunciare alla carriera accademica perché troppo vicino alla Lega e per dedicarsi alla sua attività imprenditoriale. Anche a causa del suo essere molto schivo, è diventato forse lo spin doctor più ricercato e misterioso d’Italia, sicuramente in grado di risollevare le sorti della Lega (Nord) dallo stato comatoso in cui versava dopo gli scandali legati alla famiglia Bossi.

Morisi ha scelto Facebook per parlare agli elettori, è lì che la maggior parte degli italiani si trova. Molto più che su Twitter (60% contro 23%). E per farlo, fa usare a Salvini un linguaggio estremamente diretto, quello che gli italiani vogliono sentirsi dire, arrivando alla pancia, al cuore e alla matita della gente. «Gli altri hanno tv, radio, giornali, tg, banche, coop e quattrini. Noi abbiamo voi! Noi abbiamo la rete» tuona Salvini in quello che diventa un ritornello dal sapore di chiagn’ e futt’.

Alternando argomenti politici a momenti privati, è in grado di sintonizzarsi con gli italiani su più livelli, diversificando i target, in quella che potremmo chiamare una “morandizzazione” della figura dell’uomo politico. Matteo Salvini è ormai un’icona pop, un brand. E come brand viene trattato. A conferma di ciò, un altro strumento utilizzato sulle piattaforme social del leader leghista è la Call To Action, cioè l’invito a compiere un’azione. Quasi tutti i post terminano con una domanda. Questa innesca un meccanismo virtuoso, il cosiddetto engagement, che da un lato consente ai fan di sentirsi partecipi della vita del loro Capitano e dall’altro genera traffico sulla pagina, tanto traffico, contribuendo a farla crescere esponenzialmente.

Laura e Fabrizio, amici miei, augurissimi!!!

Posted by Matteo Salvini on Monday, June 4, 2018

Fino al colpo di grazia, durante la campagna elettorale del 2018. Il concorso Vinci Salvini. Ogni utente guadagna dei punti mettendo like ai post di Salvini, chi ottiene il punteggio più alto vince la pubblicazione della propria foto sulla pagina ufficiale del leader della Lega. Per i migliori c’è in palio anche una telefonata o addirittura un incontro con Salvini, tutto documentato sui canali social. Questa trovata a tratti kitsch, un po’ geniale e un po’ inquietante, cela un intento importante per chi mastica di comunicazione web, la segmentazione degli iscritti e dell’elettorato. Cioè l’acquisizione del più alto numero possibile di contatti tra la base di fan presenti nel network salviniano sui social e la loro precisa profilazione.

È una macchina da guerra, Morisi. Dopo il risultato elettorale strepitoso e la nomina di Matteo Salvini al Ministero dell’Interno, è sempre più attivo, anche dal suo profilo personale, quasi a voler rivendicare una sua parte all’interno della grande avanzata della Lega. E ovviamente è così.

A guardare il suo profilo sembra quasi quello di un semplice attivista molto fomentato.

Oggi il Capitano ha presieduto il Consiglio dei ministri in qualità di vicepremier. Non siete un po'…

Posted by Luca Morisi on Thursday, June 7, 2018

Il suo profilo è tutto un meme su Salvini e la Lega. Giustamente. Ogni tanto si lascia sfuggire un post da “privilegiato”, da persona un po’ più influente degli altri, perché un po’ più vicino al Capitano.

Vi dico solo questo: abbiate fiducia nel Capitano, ha ben chiaro cosa fare.

Posted by Luca Morisi on Sunday, June 10, 2018

Fino al punto di rottura. In occasione della decisione di Salvini di impedire alla nave Aquarius di attraccare in Italia dopo il salvataggio di più di 600 migranti e la conseguente decisione di chiudere i porti italiani, sui social si scatena l’hashtag #chiudiamoiporti.

E il nostro social-guru leghista si lascia andare a un impeto di esultanza per il risultato social raggiunto.

‪#aquarius #chiudiamoiporti‬

Posted by Luca Morisi on Sunday, June 10, 2018

La storia ha dei tratti terribili, andando forse oltre gli scenari inquietanti à la Black Mirror.

Senza entrare nel dettaglio del giudizio morale assolutamente deprecabile, è possibile notare come, davanti a una situazione disastrosa come quella che riguarda il sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia, tutto sia stato ridotto, semplificato, a pochi fenomeni, chiari e netti, ben identificabili. Tutto è stato “twittizzato”, sintetizzato nei 140 caratteri.

E i risultati sono evidenti.

La rete sta esplodendo, gli italiani sono con Salvini! #chiudiamoiporti

Posted by Luca Morisi on Sunday, June 10, 2018

 

Tutto bene. Tutto bello. Ma di certo non gratis

C’è chi parla di contratti da 300.000 €. Lo stesso Morisi, in replica alla suddetta inchiesta di Report, ha precisato che il suo contratto con la Lega (Nord) è di 170.000 € lordi.

La domanda sorge spontanea. Dopo il dissesto finanziario e dopo il sequestro dei conti del partito, dove si recuperano i capitali per sostenere una campagna comunicativa di tale portata, che comprende tutto un territorio nazionale, inserita nel contesto di una campagna elettorale per l’elezione del Parlamento?

Il Sole 24 Ore riporta che nel 2013 la Corte dei Conti ha attestato una spesa totale di 45,4 milioni di Euro spesi per la propaganda. Nel 2008 erano stati 110,1. Sicuramente c’è una tendenza in forte calo, soprattutto grazie alla diffusione dei social network. In ogni caso, stiamo parlando di cifre enormi per delle istituzioni in forte crisi come i partiti politici, ci sono conti che i tesorieri devono far tornare. E i conti ovviamente non tornano.

Il 3 gennaio 2018, a soli due mesi dalle votazioni, Matteo Salvini, dopo un consiglio federale, riferiva che “sul conto della Lega abbiamo 15.000 €”.

In un’inchiesta del 30 marzo L’Espresso riferisce che solo 2 dei 48 milioni di Euro che il tribunale di Genova vorrebbe sequestrare sono stati trovati. Gli altri 46 milioni sono scomparsi. O meglio, sono stati investiti illegalmente in obbligazioni di banche e multinazionali brutte e cattive (una legge del 2012 vieta ai partiti di investire denaro in strumenti finanziari che non siano Titoli di Stato dei Paesi dell’Unione Europea).

Quindi, ricapitolando, abbiamo un partito in forte ascesa con un leader sempre più apprezzato e una base elettorale in espansione, uno staff di esperti e comunicatori che lo guida, le elezioni alle porte, ma non c’è budget per questo progetto. O forse sì.

I partiti anti-sistema e i generatori di fake news

È sicuramente d’aiuto capire il contesto generale. In particolare, ci viene in soccorso un’inchiesta del blogger David Puente che implementa un articolo del New York Times pubblicato nel novembre del 2017. Nell’articolo del giornale americano si fa riferimento al pericolo legato alla diffusione di fake news nell’informazione politica italiana e alle infiltrazioni di Mosca, in vista dell’appuntamento elettorale, soprattutto in merito a siti e blog cosiddetti anti-sistema, in qualche modo collegati al Movimento 5 Stelle, alla Lega Nord o ai suoi attivisti. O meglio, attivista, al singolare.

Puente, infatti, attraverso il controllo dei codici sorgente dei vari siti in questione risale all’account di chi li ha messi online. Si tratta di una sola persona, tale Marco Mignogna, webdesigner di Afragola e, stando alla sua biografia su uno di questi siti, attivista del Movimento 5 stelle. È lui ad aver messo su una galassia di siti, spesso con una base fan su Facebook piuttosto numerosa, per la maggior parte riconducibili, appunto, al Movimento 5 Stelle.

Tuttavia, qualcosa non torna. Infatti, tra i siti “incriminati” di aver generato fake news ci sono anche siti collegati alla Lega nord (noiconsalvini.org, ilsudconsalvini.info), contro l’Europa (stopeuro.org, eurocrazia.com), siti complottisti e siti con riferimenti alle figure di Trump e Putin (italyfortrump.info, iostoconputin.info).

La situazione diventa sempre più ingarbugliata quando, oggi, se si digita “noiconsalvini.org” (creato, come detto da Marco Mignogna, attivista 5 stelle), si viene automaticamente indirizzati su salvinipremier.it, il sito ufficiale del neoministro.

Cioè, è come se l’attuale scenario politico, con l’alleanza tra il Movimento 5 stelle e la Lega (nord), che in passato se le sono date di santa ragione, fosse stato predetto da un semplice ma confuso, ancorché appassionato, attivista del MoVimento.

E qui ritorna il nostro misterioso social-guru Luca Morisi. Sempre nell’inchiesta di David Puente, infatti, troviamo un messaggio scritto da Morisi a Mignogna nel 2015, in occasione della nascita del secondogenito di Mignogna. Un messaggio d’auguri ironico e sincero, che mostra un rapporto di confidenza piuttosto stretto, in cui il webdesigner campano viene già identificato come “padre” dei siti noiconsalvini.org e ilsudconsalvini.org.

Nei momenti di crisi occorre fare di necessità virtù. E probabilmente ricorrere allo strumento delle fake news, sincronizzato con un’attività social molto sviluppata, non è sembrato poi così male agli occhi dello staff della comunicazione di Matteo Salvini.

Si, ma i soldi? L’ombra lunga del Cremlino e gli amici italiani

Viene facile fare del complottismo sui complottisti.

Lo scenario profilato non è quello di una semplice campagna di comunicazione, ma quello di più campagne, abilmente integrate tra loro, trasversali nei due partiti, ma comunque con degli elementi in comune molto importanti. Primo fra tutti quello di essere anti-sistema, contro la casta, contro i “vecchi” politici, contro l’Europa, contro gli immigrati, contro gli omosessuali.

Una serie di elementi che hanno suscitato l’attenzione di Mosca, che non poteva farsi sfuggire l’occasione di conoscere meglio due soggetti dal potenziale importante, soprattutto nella messa in discussione del blocco europeo.

Sappiamo che, negli ultimi quattro anni, frequenti sono stati gli incontri tra Matteo Salvini e Sergey Zheleznyak, delegato del Cremlino ai rapporti con i partiti europei.

Sappiamo anche che Robert Shlegel, capo della Commissione parlamentare per le politiche sull’informazione e le comunicazioni della Duma, ha incontrato Di Battista e Di Stefano nel 2016. E probabilmente gli avrà riferito del suo progetto del 2006 di produzioni video virali pro Putin, oppure dell’idea di un attacco troll coordinato ai siti web di importanti organizzazioni giornalistiche americane e inglesi. Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, a suggellare le simpatie politiche reciproche, nella sezione esteri del programma di governo pubblicato durante la campagna elettorale 2018, scrive che «Il M5S lavorerà per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia e per il rilancio della cooperazione con quello che considera un partner strategico fondamentale».

La Lega invece è stato il primo partito italiano a siglare un accordo politico con Russia Unita di Putin che prevede che i due partiti «si consulteranno e si scambieranno informazioni sui temi di attualità, sulle relazioni internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico».

Matteo Salvini tradisce le sue origini comuniste, legandosi a doppio filo alla Grande Madre Russia. Già nel 2013, infatti, durante il Congresso che lo ha incoronato Segretario della Lega, in sala c’erano sia Zheleznyak che Aleksey Komonov, rappresentante russo dell’associazione ultracattolica World Congress of Families, responsabile internazionale della Commissione per la famiglia del Patriarcato ortodosso di Mosca e grande amico di Kostantin Malofeev, un oligarca ultraconservatore noto come uomo di collegamento tra Putin e i fascisti francesi del Front National. Dei talent scout, praticamente.

Il Front National ha ricevuto dai russi oltre 10 milioni di Euro. Non c’è motivo di dubitare che la proposta sia stata fatta anche a Salvini e al M5S. Entrambi naturalmente negano qualsiasi forma di finanziamento, al netto delle comunioni di intenti politici.

Da allora comunque è stato un incessante carteggio amoroso, testimoniato, tra le altre cose, dalla nascita in varie regioni d’Italia di associazioni culturali che mirano a promuovere l’interscambio tra i due Paesi. Dalla Lombardia al Piemonte, dal Lazio al Veneto alla Liguria. Tutte con uomini chiave vicini alla Lega e con dei tesserati particolari.

Il presidente onorario dell’associazione LombardiaRussia è proprio Komonov e il vicepresidente è Gianluca Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini. Il presidente del Piemonte è Alexander Dugin, l’eminenza grigia del Cremlino, soprannominato il Rasputin di Putin.

L’associazione LazioRussia ha, invece, tra i suoi soci una presenza ancora più singolare, Mauro Antonini, responsabile politico di CasaPound per il Lazio e candidato alla presidenza della Regione Lazio durante le ultime elezioni.

Posted by LazioRussia on Monday, November 24, 2014

Stessa sorte per l’associazione culturale Umbria-Russia, il cui presidente è Piergiorgio Bonomi, responsabile di CasaPound Italia per la provincia di Terni e candidato sindaco per CPI nelle amministrative del 10 giugno 2018.

Che CasaPound e Matteo Salvini avessero un canale di comunicazione privilegiato è cosa nota. Già dal 2015, anno di nascita di Sovranità, associazione politico-culturale formata quasi esclusivamente da militanti di CasaPound, i fascisti del terzo millennio hanno sempre ammiccato al leader leghista. Fino alle dichiarazioni di Simone Di Stefano del febbraio 2018 in cui si dice favorevole a un «governo sovranista [guidato da Salvini n.d.a.] che ci porta fuori dall’euro e fuori dall’Unione Europea e che blocca l’immigrazione».

Forse per farsi notare, gli hanno anche regalato un giubbetto Pivert, marchio legato a Casa Pound.

Si conferma quindi quantomeno un legame politico tra tutti questi ambienti, dal Movimento 5 Stelle alla Lega (Nord), dalla Russia a Casa Pound. Stessi pensieri e stesse modalità d’azione.

“Da ognuno secondo le proprie possibilità ad ognuno secondo i propri bisogni”.

Non siamo di certo qui a fare allusioni, supposizioni o complottismi, ci limitiamo soltanto a collegare i fili. E un altro filo da collegare è il discorso del neo-premier Giuseppe Conte sulle alleanze internazionali, in cui apre alla Russia pur rimanendo nel Patto Atlantico.

Poi la ciliegina sulla torta. Le dichiarazioni del Presidente americano Donald Trump, subito prima del G7 in Canada: «Alla Russia dovrebbe essere permesso di tornare nel G8», commentate da Conte: Sono d’accordo con il presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti».

Ancora una volta il webdesigner Marco Mignogna, da Afragola, aveva previsto tutto!

Un altro che ci aveva visto lungo è stato sicuramente Luca Parnasi, il costruttore romano che fino a qualche giorno era già con la cazzuola in mano, pronto per realizzare lo Stadio della Roma. Stando alle ricostruzioni e alle intercettazioni, l’imprenditore avrebbe oliato i meccanismi per ottenere le necessarie autorizzazioni con laute donazioni, è il caso di dirlo, a destra e a sinistra. Dal PD al Movimento 5 Stelle, alla Lega. Grazie a una fitta rete di relazioni trasversali, Parnasi avrebbe donato alla Lega ben 250.000 € e, tramite la conoscenza di Luca Lanzalone, presidente di Acea e uno dei più importanti consiglieri del M5S, avrebbe fatto pressione sul Movimento, auspicando, peraltro, proprio la nascita di un governo “giallo-blu”. Facendo saltare, semmai ce ne fosse bisogno, anche il tanto sbandierato principio dell’onestà in politica tanto caro ai grillini.

A chi giova?

Non è questa sicuramente la sede per parlare di relazioni internazionali, geopolitca o corruzione. Si è voluto piuttosto provare a dipanare l’intricata matassa di relazioni politiche e commerciali, virtuali e reali, che hanno portato questi gruppi pericolosamente di destra al governo. Non siamo qui neanche a denunciare eventuali infiltrazioni estere perché sarebbe come scoprire l’uovo di Colombo, dal momento che l’Italia è sempre stata molto permeabile.

Siamo qui, però, per esprimere dubbi e preoccupazioni. Dubbi su come siano effettivamente andate le cose, sulla regia (ammesso che ci sia) di una manovra di questo tipo, e preoccupazioni su come questo potrà influire negativamente sulle sorti del Paese. L’ipotesi che la Russia non abbia avuto scrupoli nel supportare questi partiti politici di destra più o meno estrema, usandoli come teste d’ariete contro l’Europa, è sicuramente plausibile. E anche l’ipotesi che questi abbiano potuto mettersi al servizio di qualcosa di più grande di loro è altrettanto possibile. La contropartita alla Russia è legata solo a una sincera comunione di intenti politici?

D’altro canto, nel versante italiano, il nostro capitalismo straccione non si è di certo fatto trovare impreparato di fronte al cambio di scenario, anzi, lo ha cercato, domato e cavalcato. Tutto secondo tradizione.

Di fatto da un lato c’è una virata nella politica estera, forse impercettibile, lenta proprio come la metamorfosi leghista degli ultimi anni. Ma soprattutto, dall’altro lato, nel Paese c’è una maggioranza politica reazionaria e retrograda. E purtroppo non (solo) in Parlamento.

Una maggioranza guidata da dispositivi elettronici e informatici che ne orientano la vita sociale, politica, privata. Tutto è in quelle bombe a mano che sono i nostri smartphone.

Perciò, volendo applicare le modalità Salviniane, si conclude con la domanda delle domande: tutto questo a chi giova?

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/dal-verde-al-blu-la-metamorfosi-della-lega-e-la-scalata-di-salvini/
Twitter